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Abolire la guerra per costruire ponti. Utopia o realtà possibile?

Mario Galasso

2 novembre 2015, 10:23

Papa Francesco allONU

in foto: Papa Francesco allONU

Fa rumore e commuove un barcone che si ribalta lasciando affogare tanta umanità in cerca di speranza. Ne abbiamo visti affondare tanti, migliaia di vite spezzate in quello che è diventato un Mare Monstrum. Stragi orribili che potevano essere evitate solo se ci fosse stato il coraggio di diverse politiche dell’immigrazione e più lungimiranti politiche di pace e giustizia sociale tra i popoli.

Genti in fuga dalle nostre guerre bussano alle nostre porte. E noi…

Un’unica voce instancabile, quotidiana, si leva inascoltata. “… come cristiani, restiamo profondamente convinti che lo scopo ultimo, il più degno della persona e della comunità umana, è abolire la guerra. Perciò dobbiamo sempre impegnarci a costruire ponti che uniscono e non muri che separano; dobbiamo sempre aiutare a cercare uno spiraglio per la mediazione e la riconciliazione; non dobbiamo mai cedere alla tentazione di considerare l’altro solamente come un nemico da distruggere, ma piuttosto come una persona, dotata di intrinseca dignità, creata da Dio a sua immagine”.

Questa è l’esortazione levata da Papa Francesco nell’udienza ai Cappellani Militari, riuniti a Roma per un Corso di Diritto Internazionale Umanitario. La guerra “sfigura i legami tra fratelli, tra nazioni” e “sfigura anche coloro che sono testimoni di tali atrocità”. Stiamo vivendo una “terza guerra mondiale a pezzi”, ne siamo consapevoli, ciò nonostante preferiamo girare la testa dall’altra parte, far finta di nulla.

La guerra è una cosa troppo grande? Cosa posso fare io?

Forti di questa opinioni ci limitiamo a parlare, a commuoverci, … ma continuiamo a vivere come se niente fosse. Che sia giunto il momento di prendere seriamente le parole che Papa Francesco instancabilmente ci propone? E se avesse ragione? Se veramente ci stesse offrendo la possibilità di stare bene e vivere appieno le nostre vite? Forse vale la pena di rischiare, scommettere una piccola moneta e vedere.

Siamo un popolo “fatto di famiglie” – è l’immagine che Papa Francesco ci ha proposto all’Angelus -, che porta avanti la vita e non esclude nessuno, né i poveri, né gli svantaggiati, né i profughi “realtà drammatica dei nostri giorni in marcia sulle strade dell’Europa”. “Anche queste famiglie più sofferenti, sradicate dalle loro terre. Queste persone in cerca di dignità, queste famiglie in cerca di pace rimangono ancora con noi, la Chiesa non le abbandona”. A noi la responsabilità “di guidarle verso la terra della libertà e della pace”.

Sembrano parole difficili in realtà la loro traduzione quotidiana può essere molto semplice. Basta volerlo. Abita vicino a casa mia una persona anziana sola? Una famiglia in difficoltà? Perché non andarla a trovare e scambiare qualche parola? Ho mai pensato di invitare a pranzo un richiedente asilo o di andare a giocare a pallone con loro? È arrivato nella classe di mio figlio un bimbo immigrato che fatica a parlare l’italiano, perché non invitarlo a casa ed aiutarlo ad inserirsi? Non ce la faccio ancora a compiere una di queste azioni? Non è un problema, basta che ci impegniamo tutti, nessuno escluso, a creare un clima di accoglienza positiva rinunciando ai facili luoghi comuni, e ai troppi ma che riempiono le nostre giornate.

Sembra impossibile ma la guerra si abolisce così, con tanti piccoli gesti quotidiani che, come gocce di un oceano, scavano le rocce, le incidono, le scalfiscono, le sbriciolano. Sono questi piccoli gesti, a volte insignificanti, che possono costringere le lobby del potere a cambiare rotta per dare un senso al loro esistere. Perché, come ci ha ricordato il Papa: “Siamo una famiglia di famiglie, in cui chi fa fatica non si trova emarginato, lasciato indietro, ma riesce a stare al passo con gli altri, perché questo popolo cammina sul passo degli ultimi; come si fa nelle famiglie, e come ci insegna il Signore, che si è fatto povero con i poveri, piccolo con i piccoli, ultimo con gli ultimi. Non lo ha fatto per escludere i ricchi, i grandi e i primi, ma perché questo è l’unico modo per salvare anche loro, per salvare tutti: andare con i piccoli, con gli esclusi, con gli ultimi”.

Forse vale veramente la pena scommettere per stare tutti meglio.

Mario Galasso

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