venerdì 23 agosto 2019
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In foto: Giovanni Arcangeli in uno dei suoi viaggi a Mutoko
di Redazione   
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gio 6 ago 2015 12:30
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1.700 kilometri in bicicletta, dalle Alpi alla Sicilia, per sostenere l’opera di Marilena Pesaresi in Zimbabwe. Partirà il 23 agosto da Santo Stefano in Cadore Giovanni Arcangeli. Architetto 52enne, Arcangeli ha deciso di tentare l’impresa per sensibilizzare sul tema delle migrazioni e raccogliere fondi. 12 tappe, 150 km al giorno, arrivo previsto il 6 settembre ai piedi dell’Etna.

Giovanni, sposato e papà di 4 figli, da due anni svolge periodi di volontariato nell’ospedale Luisa Guidotti, diretto dalla dottoressa Pesaresi. Il nosocomio, supportato dalla fondazione Marilena Pesaresi, serve un bacino di 60mila persone e ha 170 posti letto.

Il 24 agosto Arcangeli, il ciclista solidale, farà tappa a Rimini, dove sono state organizzate due cene di sensibilizzazione, per poi ripartire verso la Sicilia. Il ricavato andrà a sostenere l’ospedale.

L’idea di questa pedalata in solitaria – racconta Arcangeli – mi è venuta lo scorso aprile, anche alla luce degli ultimi avvenimenti legati alle migrazioni: c’è molta superficialità, in tv come sui giornali, e l’opinione pubblica viene influenzata, e disinformata. Molti di questi migranti, se potessero, resterebbero a casa loro in Africa e a malincuore lasciano il loro Paese. E’ necessario quindi aiutarli nel loro paese, come da anni fa Marilena, garantendogli servizi, opportunità e speranze. Per questo dopo 1700 Km concluderò il mio percorso in Sicilia: è la terra degli ‘sbarchi’, dove la maggior parte dei migranti arriva dopo esperienze disumane. La partenza invece è un luogo dell’anima, Santo Stefano di Cadore, sulle Dolomiti Orientali, paese natio di mia madre, quindi per metà, anche mio. Inizierò la discesa verso sud dal Rifugio Berti. E arriverò in salita sull’Etna presso il Rifugio Sapienza”.

Durante questa traversata,  Arcangeli toccherà tante città dove lo attenderanno diverse associazioni umanitarie che hanno accolto il suo invito ed organizzeranno per l’occasione dei momenti di incontro per affrontare i temi delle migrazioni, degli aiuti umanitari, del ruolo delle organizzazioni che operano nei paesi cosiddetti in via di sviluppo e promuovere la Fondazione Pesaresi.

La comunicazione di questa esperienza avverrà attraverso un diario pubblicato su un quotidiano. Sarà attiva inoltre una pagina Facebook “I ride for Africa”.

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