mercoledì 19 dicembre 2018
In foto: I Giovanissimi 2002 durante l’allenamento
di Roberto Bonfantini   
lettura: 2 minuti
ven 27 feb 2015 00:03
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Buonasera mister, inauguriamo quest’intervista parlando del gruppo che allena.
“Il gruppo è composto da 28 ragazzi, di cui 4 nati nel 2003 e 24 nel 2002. Dal punto di vista delle attitudini, la rosa è formata a grandi linee da ragazzi tecnicamente ed agonisticamente preparati. Quindi si può parlare di una squadra abbastanza omogenea”.

Che tipo di campionato è quello a cui prendete parte, vale a dire il Professionisti regionali, fascia B?
“Il campionato viene chiamato “Fair play” e il punteggio viene calcolato sulla base di 3 tempi da 20 minuti. Il discorso del punteggio invece corrisponde a quello standard, cioè 3 punti per la vittoria, uno per il pareggio e zero per la sconfitta”.

Questo torneo può essere considerato l’ultimo stadio in cui prevale l’aspetto ludico, oppure si va già verso un calcio degli adulti, in cui prevale la ricerca del risultato numerico? 
“Per come la vedo io, fino all’ultimo anno dei Giovanissimi, il calcio dev’essere sempre inteso attività di base. Con gli Allievi invece avviene invece il passaggio ad un calcio “più serio”, quello rivolto ai più grandi per intenderci. Poi c’è anche chi considera i Giovanissimi un torneo per adulti, ma per me non è così”.

Qual è l’obiettivo stagionale? 
“Quello della crescita individuale dal punto di vista tecnico e tattico individuale. Perché a quest’età la tattica di squadra non viene neanche menzionata. Per quanto riguarda l’intero anno, si tratta di una fase di maturazione, in cui i ragazzi hanno questa fortuna di confrontarsi con realtà un po’ più grandi, dove c’è un selezionato ben definito. E quindi si possono rendere conto di quale sia il calcio dei settori giovanili, se vogliamo, importanti”.

Quali sono le conoscenze che un ragazzo deve aver acquisito per poi passare all’annata successiva preparato? 
“In questi 4 anni dell’attività di base tra Pulcini ed Esordienti, perché comunque sia questi sono Esordienti, la cosa fondamentale è il rispetto delle regole comportamentali. Perché prima devono essere degli uomini e poi, se hanno la fortuna di essere forti calcisticamente parlando, anche dei calciatori. In più arrivare con una conoscenza quasi completa delle abilità tecniche, per poi sviluppare un discorso tattico, nel momento in cui le annate intraprese lo richiederanno”.

Gian Marco Porcellini, Ufficio Stampa e Comunicazione Santarcangelo Calcio

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