23 June 2018

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Si è spento a 94 anni Luigi “Titta” Benzi

in foto: Immagine Newsrimini.it

Si è spento nel primo pomeriggio all’Ospedale Infermi di Rimini l’avvocato Luigi “Titta Benzi”. Aveva 94 anni. Compagno di scuola e amico di Fellini, è stato uno dei personaggi che hanno fatto la storia di Rimini. In ‘Amarcord’ Fellini creò il personaggio di Titta Biondi ispirandosi a lui. Nel 2002 aveva ricevuto il Sigismondo d’Oro.” Titta è Rimini, quella vera”, lo ricorda il sindaco Gnassi.

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La Biografia letta in occasione della consegna del Sigismondo d’Oro nel 2002:
Luigi Benzi è nato a Rimini 1’8 marzo 1920. “Di sette mesi”, precisa lui stesso in alcune brevi note autobiografiche.
Studente a Rimini presso le scuole elementari, il Ginnasio e il Liceo Classico, per otto anni è compagno di banco di Federico Fellini e “amico suo anche tuttora”, si premura spesso di ribadire.
Anche se l’approccio tra i due non è di quelli entusiasmanti: all’età di due anni, in spiaggia, il piccolo Federico gli rompe un badile in testa. “Voglio credere che prese male le misure”, ha raccontato Luigi a Sergio Zavoli in “Diario di un cronista”. E mentre al giovane Federico, per eccesso di magrezza, gli affibbiano il soprannome “Gandhi”, al robusto Benzi gli va a pennello il soprannome di “Grosso” o “Titta”.
Si laurea in Giurisprudenza a Bologna il 2 luglio 1942, è avvocato dal 1946 “per meriti di guerra”. Da allora, e sono passati 56 anni, è stato impegnato come penalista in importanti processi in Romagna, nelle Marche e a Bologna, “vincendo o perdendo le cause a seconda dell’illuminazione delle stelle”. E’ stato Consigliere Comunale per il Partito Repubblicano e Segretario riminese dell’Edera nel 1946. Nel fatidico 1968 è eletto Presidente del Casino Civico di Rimini, carica di cui si fregia con orgoglio anche oggi.
Per diversi mandati è stato membro e Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rimini.
In ordine sparso le altre cariche appuntate sul petto nel corso del tempo: Presidente dell’Aeroclub, del Cineforo e del Comitato “Più cuore per Rimini”. La sua firma è da annoverare anche tra gli autori letterari. Si deve a lui il gustoso amarcord di un avvocato di provincia intitolato “Patachedi”. Il segreto della sua inesauribile energia? “La sveglia puntata alle cinque del mattino”, risponde con prontezza. Nelle sue chiose autobiografiche conclude: “Tuttora operante come avvocato per vincere la noia della Vecchiezza. Difetti a parte, volutamente ignorati” .

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La dichiarazione del sindaco Gnassi.

“Titta Benzi, nel caos spesso banale e volgare che circonda Fellini e il fellinismo, si distingueva per l’eleganza, la gioia, lo spirito, la dignità, la “verità” con cui portava e quindi raccontava l’incredibile avventura di una straordinaria amicizia che ha attraversato quasi tutto il Novecento. Un’anima riminese profondamente autentica, nell’acume e nel dialetto.

Nel conferirgli nel 2002 il Sigismondo d’Oro, l’Amministrazione comunale di Rimini indicò, nelle motivazioni, la discrezione nel custodire la memoria di Fellini e, appunto, l’umiltà e l’ironia che gli avevano permesso di attraversare oltre 90 anni di storia personale e riminese senza mai ‘andare fuori tempo’. Titta è Rimini, quella vera, simpaticamente puntuta, che sa coltivare le tradizioni nella maniera migliore: senza nostalgia ma irrorando con esse il presente e il futuro.

Titta e Federico, il ‘grosso’ (e gras) e ‘Gandhi’ (così soprannominato per la sua magrezza); l’uno avvocato a Rimini, l’altro mostro sacro della cultura e della cinematografia mondiali. Bambini e giovani assieme nella Rimini anteguerra, poi separati fisicamente ma uniti da un affetto profondissimo nei decenni successivi. Gli aneddoti si sprecano. Tra i più commoventi, confidati da Benzi anni fa a un quotidiano locale, ce ne è uno riferito agli ultimi mesi di vita di Federico Fellini. “Sono stati i cinque giorni più belli della mia vita- raccontava l’amico-. Federico era tornato a Rimini dopo l’intervento subito. Io gli dissi: Ma cosa vieni a fare a Rimini, in agosto… E lui: Ma Grosso, Rimini è la mia città. Sono stati cinque giorni stupendi, a girare per la città, per le colline”. Oppure la ‘intrusione’ della fama internazionale nella loro schietta amicizia, raccontata a un altro quotidiano. “Dopo per Federico venne la gloria nel cinema. ‘Da riderci sopra’, gli brontolavo in faccia. E Fellini, serio come un colonnello: “Titta, smetti di ghignare. Stai parlando con uno dei più grandi registi del mondo”. Poi si sentiva una pernacchia, e tutti e due cominciavamo a ridere.”.

Titta Benzi è stato tra i penalisti più noti di Rimini e ha rivestito numerosi incarichi pubblici e istituzionali. Al compiere i 90 anni diceva: “Io penso che vivrò ancora a lungo. Anche perché la gente mi vuole bene, nessuno può dire male di me. Compresi i miei clienti: ho difeso certe canaglie!”. E’ vero, nessuno poteva dire male di Titta Benzi, e nessuno ne potrà mai dire male. Rimini perde un pezzo del suo cuore ma resta intatto il patrimonio di umanità, ironia e gusto per la vita che ne costituisce la più felice delle eredità.

In questo momento di dolore, in cui la città e l’amministrazione comunale, esprimendo il loro cordoglio, si stringono intorno alla famiglia e agli amici, viene da chiedersi come commenterebbe tutto questo Titta dall’alto. Una battuta a rendere meno oppressivo il clima e poi accanto l’amico Federico a ribattergli ‘Osta te!’.”

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Il ricordo di Emma Petitti.

Se non ci fosse stato Titta Benzi forse oggi non avremmo neppure quel capolavoro che è Amarcord. Se ne è andata con Titta una parte di Rimini, ma è proprio l’opera di Fellini che ci permetterà di continuare a ricordare questo grande concittadino e con lui il suo spirito, il suo carattere, la sua creatività, il suo saper scherzare, il suo legame strettissimo con i valori e la storia della nostra terra.
Titta amava Rimini e lo si sentiva in ogni sua parola. Mi piace pensare che con l’amico fraterno Federico ora ci guardino insieme da lassù, ritrovatisi dopo tanto tempo, e magari stiano sorridendo dandosi di gomito.

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Il ricordo di Tiziano Arlotti.

Ciao Titta.
Con Titta Benzi se ne va un pezzo di storia felliniana da lui incarnata. Fellini, come ricordava Titta in una lunga intervista che gli avevo dedicato conducendo In zir par la Rumagna, con Amarcord aveva voluto onorare e suggellare anche la grande amicizia con lui, con cui aveva condiviso infanzia e parte gioventù a Rimini.
Titta per Fellini era la rappresentazione di Rimini e ogni volta che il maestro tornava era sempre una grande festa, come mi aveva raccontato in quell’intervista.
Titta è stato anche un grande avvocato. Era solito “Sono stato nel piano nobile del’avvocatura riminese”, e lo diceva con orgoglio, così come era orgoglioso dell’amicizia con Fellini, che l’avrebbe voluto a Roma. Ma Titta non aveva mai voluto lasciare Rimini.
Quando lo intervistati ricordò l’emozione che provò alla prima di Amarcord, alla presenza dell’allora presidente della Repubblica. E ricordava sempre i momenti gioiosi in casa Benzi, e i momenti con Fellini e i vecchi amici in giro per l’entroterra.
Con Titta perdiamo un grande riminese, che ha saputo interpretare al meglio la riminesità anche con le sue battute sagaci, con la voglia di vivere e, perché no, di far baracca.

 

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Il ricordo della Fondazione Cassa di Risparmio

Tutta la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini si stringe intorno ai famigliari di Luigi ‘Titta’ Benzi, protagonista di una vita segnata dal valore dell’amicizia.

Socio della Fondazione dal 1970, Titta Benzi aveva ben chiaro il comportamento di chi protende la propria quotidianità alla ricerca del bene comune e per questo è naturale definirlo ‘un grande riminese’.

Tutti vorrebbero al fianco uno come Titta Benzi, che l’amicizia l’ha raccontata, vissuta e testimoniata. A noi, ora, il compito di non disperdere un esempio così straordinario.

Redazione Newsrimini

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