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Condhotel, vade retro. Le perplessità da Gnassi e Petitti

ProvinciaTurismo

20 ottobre 2014, 13:59

Condhotel, i paletti dell'Amministrazione Comunale di Rimini

in foto: Repertorio

La prospettiva dell’istituzione dei “condhotel”, che unisce strutture dell’albergo a quelle del residenziale, prevista dallo Sblocca italia, fa levare gli scudi in Riviera dove viene vista come un pericoloso incentivo a trasformare gli alberghi in condomini.  Dalla parlamentare riminese del PD Emma Petitti e dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi arrivano grosse perplessità sulla possibilità di modificare, anche parzialmente, la destinazione delle strutture ricettive.

La Petitti, che già ha presentato il testo dello Sblocca Italia per evitare confusioni sulle riqualificazioni delle strutture alberghiere, ricorda come i Condhotel siano già previsti dal Decreto Franceschini che ne prevede la concertazione con le Regioni. Gnassi invita a valutare con grande attenzione le norme sul turismo senza cedere agli interessi di singole lobby, controproducenti per chi invece investe sulla riqualificazione alberghiera.

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La dichiarazione di Emma Petitti:

“Il dibattito in corso sui provvedimenti inseriti nel decreto ‘Sblocca Italia’ e riguardanti il turismo, ed in particolare gli alberghi, rischia di prestarsi a confusione. Infatti nel decreto vi sono 2 articoli che riguardano le strutture ricettive: l’articolo 17 e l’articolo 31.
L’emendamento da me presentato allo ‘Sblocca Italia’ e recepito dal Governo riguarda l’articolo 17: con la sua approvazione si cancella un’ambiguità che avrebbe potuto creare aspettative di trasformazione di strutture ricettive in appartamenti.
Sul tema dei Condhotel, previsto invece nell’articolo 31 del decreto, avevamo presentato in Commissione un emendamento proprio per eliminare il rischio della speculazione immobiliare e della trasformazione in pura residenza senza poter usufruire dei servizi alberghieri. Il provvedimento non è passato, ma la battaglia continuerà alla Camera e se il Governo non recepirà l’emendamento ne dovrà rispondere.
Peraltro la previsione dei Condhotel nello ‘Sblocca Italia’ appare quanto meno inopportuna, in quanto questa nuova classificazione alberghiera è già prevista nella legge 106 (il Decreto Franceschini “Cultura e turismo” approvato dal Parlamento), che demanda al Governo il relativo decreto attuativo in accordo con la Conferenza delle Regioni.
Se si vuole diversificare l’offerta alberghiera e creare nuove opportunità di investimenti occorre procedere con i provvedimenti attuativi delle leggi già approvate, e non scrivere ulteriori norme che in questo caso, invece di sostenere la riqualificazione dell’offerta alberghiera italiana, di fatto portano ad aumentare la confusione normativa e il rischio di conflitti di competenze con i territori, insieme al rischio di vanificare le aspettative degli imprenditori turistici e di dare spazio ad una vera e propria speculazione immobiliare trasformando numerosi alberghi (soprattutto nelle aree piu’ pregiate turisticamente) in appartamenti”.

La dichiarazione di Andrea Gnassi:

“Per anni la Regione e i Comuni costieri, in un rapporto costruttivo e di merito con imprese ricettive e albergatori, hanno investito e lavorato su programmi di riqualificazione del settore ricettivo che avevano, in buona sostanza, un preciso obiettivo: potenziare la natura e la mission turistica di un sistema complessivo, evitando le trappole della speculazione immobiliare ammantate magari da misure ‘di contrasto al potenziale degrado’. Mai a livello nazionale ciò che veniva e viene territorio e imprese è stato recepito.

Fa un errore strategico enorme chi pensa che il futuro di un territorio come il nostro passi da quelle che, al di là delle formule e delle denominazioni, possono essere a tutti gli effetti riconversioni in ‘condomini’ o in strutture standardizzate degli alberghi tradizionali. Per il nostro contesto, per quelle che sono le nostre caratteristiche, una misura del genere porterebbe con sé un enorme rischio speculativo: spero di sbagliarmi, ma non ne sarei così sicuro.

Questo per rimarcare la delicatezza del dibattito parlamentare in corso sullo ‘Sblocca Italia’. Il testo licenziato dalle commissioni parlamentari prima del passaggio in aula contiene ancora articoli che introducono la possibilità di variare la destinazione d’uso delle strutture ricettive in residenziale, in particolare promuovendo la formula dei cosiddetti ‘condhotel’, strutture ricettive che uniscono il servizio degli alberghi alla tipologia degli alloggi residenziali.

E’ un passaggio spinoso perché tutti i nostri programmi in essere sulla riqualificazione della zona turistica si incardinano sulla necessità di mantenere impresa e non residenziale, un’impresa che però deve contare su norme e incentivi per la riqualificazione. La possibilità di legge di cambiare destinazione d’uso, anche parziale, agli alberghi, se non adeguatamente analizzata nel suo impatto, potrebbe avere effetti negativi a catena, fino a mettere in discussione questo caposaldo.

Certo, chi conosce i mercati, i trend, le evoluzioni sa che la formula dei condhotel è da valutare. Ad oggi si sono è affermata in alcuni contesti metropolitani per dare ospitalità a chi vi lavora dal lunedì al venerdì. Nel contesto riminese a cosa e a chi servirebbe una formula del genere?

Ma un provvedimento calato dall’alto, così come scaturito dalle commissioni parlamentari, potrebbe rivelarsi un colpo durissimo per il nostro turismo, con il risultato di determinare una perdita di imprese. Perché non valutare tali misure nell’ambito dei progetti più ampi di riqualificazione urbana? Che fine hanno fatto gli impegni, più volte espressi negli ultimi 10 anni, di agevolare il passaggio dall’affitto alla proprietà delle strutture ricettive, magari prevedendo defiscalizzazioni sulla vendita, precondizione per un nuovo impulso ai necessari investimenti? Che fine ha fatto la stessa proposta, avanzata dalla Riviera romagnola, di potere avere sostegno normativo per accorpare più alberghi, liberando anche spazi per servizi utilizzabili dalle strutture ricettive stesse? La politica industriale che serve a un settore strategico si riduce tutta a un favore alle lobby?

Lo ‘Sblocca Italia’ è fatto da tante cose buone, e non si lo si può rovinare con inserimenti che più che alla logica paiono rispondere ai desiderata di precise ‘lobby’, magari anche locali. Attenzione a queste pressioni che non hanno certo come priorità il rilancio del comparto ricettivo, ma il proprio interesse. Facciamo allora che si chiami ‘Sblocca Italia e non ‘Tana libera tutti”.

Redazione Newsrimini

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