24 June 2018

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Blog ‘La bicicletta verde’. Quattro amici al bar (dell’aeroporto).

aereo all'alba

Dunque i russi atterreranno al “Raffaello Sanzio” di Ancona anziché al “Federico Fellini”, almeno per un po’, una rivincita del Rinascimento sul moderno. Ma l’arte e il cinema non c’entrano, c’entrano le persone e le (in)capacità gestionali come quelle politiche. La chiusura dell’aeroporto di Rimini sabato 1° novembre (giorno che altrimenti sarebbe stato pieno di turisti dell’est europeo) è un altro bel successo per quello che la politica locale continua a chiamare «sistema Rimini», a sua volta parte del «sistema Emilia-Romagna». Complimenti. Anche se Rimini avesse voluto, in ossequio ai desideri bolognesi, limitare le proprie ambizioni al solo mercato dei charter russi, ora non potrà più farlo per un po’ di tempo (non sappiamo quanto). Dopo esserci suicidati con una gestione da terzo mondo di Aeradria, arrivata al fallimento nonostante avesse un mercato, adesso ci siamo fatti seppellire. Il funerale, pero’ andrebbe raccontato meglio da chi sa.
Noi proviamo solo a fare qualche riflessione.
Succede solo in Italia (e forse solo a Rimini) che chiuda un aeroporto che ha come bacino di utenza una delle località turistiche più frequentate in Italia con milioni di presenze ogni anno, non privo di voli, ma che invece quei voli li ha per almeno due giorni la settimana, nonostante la dissennata gestione della società. Succede anche che qualcuno vinca un bando di gestione aeroportuale con una società di cui non è dato conoscere ai più chi sia dietro le varie scatole cinesi da cui è composta. Ma chi può essere così miope da lasciare indebolire l’azienda che si è appena impegnato a rilevare senza fare tutto il possibile per impedirlo? Ha forse una strategia innovativa ?
Sempre solo a Rimini accade che i proprietari, pubblici, della società di gestione aeroportuale fino al fallimento, con oltre 50 milioni di euro di “buco” (su un fatturato annuo di 10-12 milioni), siano gli unici a non domandarsi chi sia veramente il vincitore del bando.
E succede solo a Roma, capitale d’Italia, che si faccia una gara per gestire un aeroporto, nella quale ai partecipanti non sia richiesta una specifica esperienza di gestione nel settore? In altre parole, bastava essere quattro amici al bar, casualmente il bar dell’aeroporto “Fellini”, per rischiare di vincere la gara di concessione totale dello scalo?
Mentre succede solo in Emilia-Romagna che la Regione spenda soldi ed energie per mettere in piedi il «sistema regionale aeroportuale», commissionare studi di mercato, pagare advisor, litigare e fare litigare tutti tra loro (Bologna, Parma, Forlì, Rimini) per due legislature senza arrivare a nulla. Anzi, arrivando alla chiusura di due aeroporti su quattro nel giro di pochi mesi e “casualmente” i due romagnoli. Se la politica di Riminum, le imprese e le associazioni che le rappresentano fanno “sistema” in questo modo, sarebbe meglio affidarsi al gioco del lotto.

Bonfiglio Mariotti

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