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Contestatori preghiera antiaborto. Ramonda Apg23: dramma dell’indifferenza

Rimini

7 luglio 2014, 13:27

«Tutti riconoscono che l’aborto è un dramma. Noi non facciamo pressione sulle donne, preghiamo per loro e per i bambini che vengono privati della vita. Non solo preghiamo ma anche offriamo il nostro aiuto alle mamme e coppie in difficoltà a portare avanti una gravidanza».
La precisazione viene da Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, che questa mattina ha partecipato alla preghiera settimanale che la Comunità svolge da 15 anni davanti al Sant’Orsola di Bologna, così come davanti ad altre cliniche dove si praticano gli aborti.
«Da qualche settimana un gruppetto di contestatori viene a fare azioni di disturbo alla nostra preghiera, lanciando anche accuse pesanti nei nostri confronti – prosegue Ramonda –. Chi ci conosce sa che noi siamo dalla parte dei più deboli, degli indifesi, di chi non ha voce. Per questo accogliamo nelle nostre famiglie e case famiglia bambini handicappati gravissimi che altrimenti sarebbero abbandonati in ospedale, incontriamo e accogliamo le donne vittime del racket della prostituzione, incontriamo e accogliamo i senza dimora, gli immigrati che non hanno alcuna forma di tutela, i giovani tossicodipendenti, le vittime dei conflitti, non solo in Italia ma anche nei 32 Paesi del mondo in cui siamo presenti. Oltre a condividere la vita degli ultimi, cerchiamo anche di essere loro voce, agendo sempre con la nonviolenza per rimuovere le cause dell’emarginazione e dell’oppressione. Tra questi ultimi c’è anche il più piccolo e indifeso degli esseri umani, il bambino nel grembo materno. È per questo bambino o bambina e per la sua mamma che noi preghiamo davanti alle cliniche dove si consuma il dramma dell’aborto nell’indifferenza generale».
Dalla nostra esperienza di aiuto alle mamme e coppie in difficoltà risulta che oltre i due terzi di quelle che erano orientate all’aborto, quando viene loro offerto un aiuto concreto, scelgono di far nascere il figlio: questo significa che l’aborto non era una scelta di libertà ma di solitudine e disperazione. Ancora più grave è un altro dato: circa un quinto delle 573 donne aiutate nel 2013 dal “Servizio maternità difficile e vita” della nostra associazione ha dichiarato di aver ricevuto pressioni ad abortire da parte del partner, dei genitori, del datore di lavoro o anche da parte di operatori sociosanitari. Crediamo sia importante unire le forze perché ogni vita umana, anche la più piccola e indifesa, maschio o femmina, di qualsiasi etnia e condizione sociale, possa esercitare il primo dei diritti umani, quello di nascere, e perché “la difesa della vita nascente – come afferma Papa Francesco nella Evangelii Gaudium al n. 213 – è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano”.
Anticipata questa settimana al lunedì per ragioni organizzative, la preghiera per la vita riprenderà a svolgersi a Bologna ogni martedì alle ore 7.

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