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gio 17 lug 2014 13:57 ~ ultimo agg. 00:00
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La riduzione contenuta nel Dl sulla riforma della Pubblica amministrazione, sarebbe insostenibile se venisse riconfermata nella legge di conversione, penalizzando enti virtuosi come quello di Rimini”.

Nel nostro territorio – afferma Petittila riorganizzazione deve permetterci di sostenere il progetto di area vasta su cui da anni stiamo lavorando a livello politico e istituzionale con le Province di Ravenna e Forlì-Cesena“.
Nell’incontro avuto ieri come gruppo PD della Camera con il ministro della PA Marianna Madia ho quindi richiesto con forza la revisione della riduzione del 50% e la sua diluizione in un arco di tempo che vada dal 2015 al 2017” spiega Arlotti.

Il ministro Madia si è detto disponibile ad apportare le opportune modifiche nella fase di conversione del DL che sarà approvato dalla Camera prima della pausa ferragostana.

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Le dichiarazioni dei parlamentari Petitti e Arlotti:

“E’ necessario introdurre una modifica al Dl PA affinché la riduzione del 50% degli oneri dovuti dalle imprese verso le Camere di Commercio non scatti dal 1° gennaio 2015, ma sia realizzata in tre anni, in un percorso più graduale che mantenga fermo l’obiettivo importante per le imprese di riduzione del 50% del diritto, ma che lo rimoduli su un lasso temporale più lungo, al fine di rendere più razionale e mirata la riforma del Sistema camerale. Ridurre del 30% a partire dal 2015, del 40% ne 2016 e poi del 50% nel 2017 consentirà di modulare l’azione di riforma necessaria al sistema camerale, e le imprese potranno beneficiare di una riduzione dei loro costi senza subire i disagi di una drastica riduzione delle attività messe in campo in loro supporto dalle Camere di Commercio.

“La Camera di Commercio svolge una funzione importante per il sostegno e lo sviluppo dell’economia locale, vista la sua capacità di valorizzare le specifiche caratteristiche territoriali – osserva Petitti -. D’altronde gli obiettivi che il governo si pone con il decreto sono condivisibili, perché è ormai riconosciuta la necessità di una profonda riforma del sistema camerale, che va razionalizzato, reso più efficiente e adeguato alle esigenze di territori e imprese, che si trovano a lavorare in un contesto sempre più complesso e competitivo. Una riforma che dovrà trovare spazio in un’apposita legge delega, che è necessario introdurre presto all’attenzione del Parlamento. Nel nostro territorio la riorganizzazione deve permetterci di sostenere il progetto di area vasta su cui da anni stiamo lavorando a livello politico e istituzionale con le Province di Ravenna e Forlì-Cesena”.

“Nell’incontro avuto ieri come gruppo PD della Camera con il ministro della PA Marianna Madia ho quindi richiesto con forza la revisione della riduzione del 50% e la sua diluizione in un arco di tempo che vada dal 2015 al 2017 – spiega Arlotti -. Ho altresì rimarcato la necessita di incentivare le CCIA che avvieranno percorsi di incorporazione, evidenziando l’iniziativa, che condivido e sostengo, messa in atto dalla CCIA di Rimini insieme alle Camere romagnole coerentemente al processo di costituzione della Provincia di Romagna e con le scelte di area vasta nel campo della sanità, del trasporto pubblico locale e di altri settori”.

Il ministro Madia<7b> si è detto disponibile ad apportare le opportune modifiche nella fase di conversione del DL che sarà approvato dalla Camera prima della pausa ferragostana. Sin dalla sua istituzione, evidenziano i deputati, la Camera di Commercio della provincia di Rimini ha avuto un ruolo importante per il supporto e la crescita del sistema delle imprese locali e per lo sviluppo del territorio, anche attraverso la compartecipazione con le istituzioni locali alla realizzazione delle più importanti opere infrastrutturali. “Centro agroalimentare, nuova fiera, palacongressi di Riccione e Rimini si sono potute realizzare anche grazie alle risorse della CCIA che tuttora detiene il 27% delle azioni di Fiera e anche delle altre infrastrutture – ricorda Arlotti -. Ciò e avvenuto grazie ad una attenta politica di gestione delle risorse derivanti, in particolare, dal diritto camerale annuale dovuto alla stessa da parte delle imprese. Oggi CCIA è proprietaria di un considerevole capitale, ma è anche impegnata finanziariamente per circa un terzo delle entrate correnti, circa tre milioni”.

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di Redazione
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