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Beni confiscati alla mafia per l’emergenza abitativa a Rimini e Bellaria

Provincia

17 giugno 2014, 15:51

E’ attesa per il 18 giugno la decisione del Tribunale di Rimini su una parte dei sequestri disposti d’urgenza e riguardanti il consistente patrimonio riconducibile alla famiglia Lanna (società di gestione di alberghi tra Rimini e Riccione, un albergo di proprietà, un immobile a Montecolombo). allo scopo di individuare eventuali tracce di riciclaggio di capitali illeciti nell’economia legale della riviera romagnola.
A Rimini che vi sono altri beni definitivamente confiscati che attendono di divenire parte integrante del patrimonio comune.
A Rimini e Bellaria sono a buon punto due progetti rispettivamente legati all’emergenza abitativa (attraverso il progetto Housing First) e alla creazione di una Casa della Salute.
‘Nel primo caso sono passati due anni dalla confisca definitiva, avvenuta nel maggio 2012: se si prende in considerazione che il tempo medio che intercorre dalla confisca alla rassegnazione è mediamente di dieci anni, possiamo considerare Rimini una buona pratica da seguire in particolare per la collaborazione inter-istituzionale e con la società civile al fine di accelerare le pratiche burocratiche per la riassegnazione.
Nel caso bellariese constatiamo come la potenzialità di tale progetto nel rendere l’ex ristorante confiscato alla ‘ndrangheta, “Taverna degli artisti”, presidio di legalità per tutto il territorio della zona di Rimini Nord ed un esempio positivo per dimostrare come la volontà politica possa dare concretamente risposta ad esigenze della collettività, soprattutto in relazione al recupero di un bene precedentemente in mano alla criminalità organizzata. Più problematica, invece, è la situazione riguarda a Cattolica. Se un anno fa paventavamo l’occupazione dei beni confiscati all’albanese Ardian Kazazi (già coinvolto in traffico di droga e nell’indagine Criminal Minds) di un inquilino, ora la situazione sotto questo punto di vista sembra essersi sbloccata, come ci ha confermato anche il vice-sindaco. Rimane, tuttavia, l’incognita legata al riutilizzo di tale bene, ancora formalmente assegnato alla Guardia di Finanza. La GdF è pronta a rinunciare al bene, mentre il Comune è pronto a farsene carico destinandolo alle emergenze abitative: rimane quindi da sbrogliare la matassa burocratica per la riassegnazione dell’appartamento e del box garage’.

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