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Accessi impropri al Pronto Soccorso. Galletti: serve un patto coi cittadini

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sab 21 giu 2014 12:47 ~ ultimo agg. 00:00
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Il Pronto Soccorso di Rimini ha visto nel 2013 49.901 pazienti (che diventano 74.308 se si considerano quelli poi avviati con accesso rapido in Otorinolaringoiatria, Ortopedia, Oculistica, Pediatria) con un incremento del 1,84% sul 2012 per i pazienti del Pronto Soccorso Generale e del 2,1 per quelli complessivi.
A fronte di questi numeri i codici rossi (quelli più gravi) sono stati 2.020 e quelli gialli 15.595. Ne consegue, spiega l’azienda sanitaria, che solo 17.600 pazienti su oltre 74mila era davvero nelle condizioni di rivolgersi al Pronto Soccorso. Gli altri vengono definiti “accessi impropri” per i quali i tempi di attesa aumentano sensibilmente: la media globale nel 2013 è stata di due ore e 55 minuti e i pazienti che hanno atteso più di sei ore sono stati poco più di mille. Codici rossi e gialli invece hanno attese pari rispettivamente a zero e qualche decina di minuti. Altro dato interessante: solo il 20% dei pazienti che passano in Pronto Soccorso generale viene poi ricoverato.

Spostandosi a Santarcangelo, nel 2013 i pazienti del Pronto Soccorso sono stati 18.642 (+ 9,1%): i codici rossi sono stati 88 (lo 0,5 per cento del totale), i gialli 1.903 (il 10,2 per cento) e la percentuale di ricoveri del 7%.

Infine a Novafeltria gli accessi sono stati 7.010 (+ 7%) con 71 codici rossi e 1650 gialli. Il 17,16% viene poi ricoverato.

Sul totale complessivo dei pazienti visti nel 2013 nelle tre strutture, solo per il 20 per cento, vale a dire uno su cinque, l’accesso in pronto soccorso era appropriato. Il restante 80 per cento avrebbe dovuto rivolgersi al Medico di famiglia o ai servizi di continuità assistenziale (cosiddetta guardia medica).

“Sarebbe importante fare un patto coi cittadini – commenta il dottor Marco Galletti, direttore dell’Unità Operativa di Pronto Soccorso– Medicina d’Urgenza del presidio ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria al fine di un più corretto utilizzo dei servizi d’emergenza, che consentirebbe un ancora migliore qualità delle cure, e per il cittadino stesso attese minori, sebbene, come visto sopra, quelle superiori alle 6 ore restino una minoranza”.

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di Redazione   
di Simona Mulazzani   
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