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Rimini Gomorra. Camorra negli alberghi. Sequestro d’urgenza di beni per 2,5 mln

CronacaProvincia

8 maggio 2014, 12:48

Possedeva un piccolo impero imprenditoriale la famiglia di camorristi scoperta in un’operazione congiunta di Guardia di Finanzia e Polizia. Per la prima volta, il Procuratore ha disposto un sequestro anticipato d’urgenza‎ come prevede la normativa antimafia. Sequestrato un albergo a Miramare, una gastronomia a Riccione. E’ il risultato del progetto ‘EmmePi’ .

Si tratta della famiglia Lanna affiliata al clan Abate, che nel riminese gestiva un hotel ma anche altre attività economiche. Le forze dell’ordine hanno sequestrato un hotel a Miramare, un appartamento a Montecolombo, una gastronomia in pieno centro a Riccione e sei imprese che gestiscono sei hotel, tutti nel riminese. Le indagini congiunte di fiamme gialle e questura hanno permesso di rilevare caratteristiche finanziarie (sproporzione tra reddito dichiarato e soldi investiti) e profilo criminale. Riconosciuta la pericolosità sociale di tre fratelli della famiglia Lanna. Ogni nucleo familiare, circa 10 famiglie sorvegliate, dichiarava ogni anno circa 15 mila euro ma sosteneva spese per almeno 800 mila euro per l’esercizio delle loro imprese alberghiere. L’impresa di famiglia, ‘Lanna hotels’ si pubblicizzava anche su internet.

Erano in riviera da 20 anni. Le indagini si sono svolte su 40 persone appartenenti alla famiglia che, negli anni, si è trasferita a Rimini ed ha sempre operato nella gestione di alberghi e ristoranti.

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Il comunicato dell’operazione della Guardia di Finanaza in collaborazione con la Questura:

I finanzieri della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Tributaria di Rimini e i poliziotti della Divisione Polizia Anticrimine – Ufficio Criminalità della Questura di Rimini, attraverso una congiunta attività di intelligence risalente nel tempo e di analisi operativa nel settore delle iniziative turistico-commerciali sulla costa romagnola, hanno individuato una serie di soggetti a rischio di infiltrazione criminale nel tessuto economico riminese.
L’attività investigativa permetteva di accertare che i tre soggetti erano in costante contatto con gli zii materni, tutti indiziati di appartenere ad un’associazione a delinquere di stampo camorrista, il “Clan Abate” di San Giorgio a Cremano.

Oltre ai collegamenti stretti con la criminalità campana, i capillari accertamenti finanziari e patrimoniali consentivano di accertare che i pregiudicati erano titolari di beni mobili ed immobili in valore sproporzionato al reddito proprio e dei loro familiari conviventi quale dichiarato ai fini delle imposte sul reddito; infatti, unitamente ai componenti della numerosa famiglia avevano percepito redditi esigui, all’evidenza insufficienti a far fronte ai bisogni primari quotidiani. Percepivano e dichiaravano redditi sufficienti a giustificare gli incrementi patrimoniali, pertanto i denari utilizzati per l’acquisto non potevano provenire da fonti lecite.
Tali circostanze, unitamente ad altri gravi indizi raccolti dalle unità investigative, hanno consentito di sostenere, così come previsto dal Codice antimafia, che le condizioni economiche dei proposti e quelle dei loro familiari erano del tutto inadeguate per giustificare l’acquisto di un hotel ubicato in Rimini, di 5 aziende operanti nel settore turistico alberghiero costituite per gestire altrettanti hotel ubicati in Rimini e Riccione, di un’azienda operante nel settore alimentare e di un immobile a Monte Colombo.

Il Procuratore della Repubblica di Rimini, Paolo Giovagnoli ed il Sostituto Procuratore Luca Bertuzzi, condividendo in pieno le conclusioni della G. di F. e della Questura di Rimini, richiedeva l’emissione del sequestro anticipato finalizzato alla confisca, successivamente disposto dal Tribunale di Rimini, Sezione Penale, che ha emesso la misura ablativa in via d’urgenza disponendo il sequestro di un hotel ubicato in Rimini, di una dipendenza del predetto hotel sempre ubicata in Rimini, di un immobile ubicato in Monte Colombo (RN), di un’azienda operante nel settore alimentare ubicata in Riccione e di nr. 5 aziende operanti nel settore turistico alberghiero costituite per gestire altrettanti hotels ubicati in Rimini e Riccione.

I beni sono attualmente gestiti da un custode ed amministratore giudiziario nominato dal Tribunale.

Il particolare risultato di servizio conferma l’efficacia della metodologia operativa posta a base del Progetto “EmmePi” che da tempo è stato anche portato all’attenzione e validato dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, nell’ambito delle iniziative istituzionali intraprese collegialmente (dall’Autorità giudiziaria, dalle Forze di Polizia e dagli Enti locali), per contrastare e prevenire l’infiltrazione dei capitali sporchi della criminalità organizzata nel circuito dell’economia legale riminese.

nella foto, l’hotel sequestrato

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