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Rimini

Gnassi su reazioni a messaggio vescovo: 'attenzione ai falsi profeti'

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ven 19 ott 2012 12:42 ~ ultimo agg. 00:00
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Il sindaco Gnassi, riprendendo il messaggio del vescovo, va all’attacco in particolare l’intervento di Sergio Pizzolante (vedi notizia), ma anche quelli di altri personaggi che si sono espressi in questi giorni, a partire dal presidente della Confcommercio Richard Di Angelo.
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L’intervento del sindaco Gnassi:

Mi pare siano due i ‘semi’ più radicali piantati nel terreno riminese da S.E., Monsignor Lambiasi, durante la celebrazione del Patrono della città. Innanzitutto il pressante richiamo, ‘prima che sia troppo tardi’, a che la classe dirigente locali- davanti a una drammatica incertezza- ritrovi le ragioni di una coesione etica piuttosto che avvilupparsi nella cultura ‘della contrapposizione e del conflitto’. Quindi la forte sollecitazione a un impegno comune a quella che è una vera e propria emergenza nazionale, vale a dire il ritorno a una diffusione virale della cultura dell’eccesso, specie tra i giovani. Quello di Monsignor Lambiasi è un intervento di straordinario valore e contenuto educativi.
Uso non a caso quest’ultimo aggettivo.  L’educazione, pare banale dirlo, ha bisogno di educatori per essere incidente e concreta, e cioè di persone (donne e uomini) che mantengano sintonia tra quello che fanno e quello che dicono, rappresentando prima di ogni cosa dei ‘buoni esempi’. E non è certo tale chi, per motivi eterogenei e strumentali, tira la giacchetta del Pastore; lupi (di carta) vestiti da pii e devoti agnelli.
A cominciare dall’Onorevole Sergio Pizzolante, quasi una riproposizione in chiave 2.0 di Maria Goretti a leggere il suo ultimo, ispirato comunicato stampa, in cui, illuminato dalle parole del nostro Vescovo, si fa volenteroso crociato della preoccupazione per un risveglio delle coscienze e delle continenze giovanili italiche per attaccare me. Dunque in piena coerenza con il contrasto alla ‘cultura del conflitto’, perno del discorso pastorale, e in altrettanta perfetta linearità con l’appartenenza entusiasta e dichiarata dell’Onorevole a un partito che ha come leader un fulgido e quotidiano esempio di sobri valori cristiani. In testa tra tutti il dare ristoro (retribuito) alle povere giovani (anche minorenni) in difficoltà.
Altro illuminato sulla via di Damasco, il presidente della Confcommercio, pure esso iscritto al campionato ‘strattona l’abito talare e mena sul sindaco’. Se vogliamo, per motivi un po’ più prosaici dell’Onorevole Goretti.pardon Pizzolante: ripristinare un ‘tavolo degli eventi’ (sic!) sul quale il pubblico mette le fiches e i privati giocano e puntano. In altre occasioni ho avuto modo di rispondere a Richard Di Angelo, semplicemente invitandolo a dimenticare i tempi in cui le associazioni- a costo zero- facevano il bello e il cattivo tempo negli uffici comunali del turismo. Adesso la collaborazione passa dalla capacità di rischiare direttamente anche da parte del mondo associazionistico, magari con qualche cosa in più di proposte/boutade mediatiche che poi ovviamente il pubblico deve pagare.
Aggiungo che parecchi iscritti alla Confcommercio, qui e là anche qualche vertice societario, è stato immortalato durante la 9 Bar a riempiere gaudente plotoni di shortini, non credo proprio colmi di acqua santa. Perché la Confcommercio non sfoglia qualche pagina di Facebook e prova a redimere le pecorelle smarrite della sua associazione?
Svilire un problema drammatico come la diffusione dell’alcool in precise fasce generazionali a polemica amministrativa è pratica abusata, ancorché deprimente. La preoccupazione di questa Amministrazione Comunale per fenomeni deteriori che intaccano il tessuto sociale ha portato a concrete e più rigide disposizioni in materia di consumo di bevande oppure alla sistematica campagna di controlli e sanzioni con etilometro; ma pure al controllo di una manifestazione, la cui autorizzazione non sta in capo al comune e che riteniamo culturalmente sbagliata come La 9 Bar, dove si è cercato, attraverso presenza e controlli, di mantenere la situazione dell’ordine pubblico entro i limiti imposti dalla decenza (e infatti gli accessi ospedalieri per etilismo sono risultati quella notte di gran lunga inferiori al dato medio dei week end estivi). Una iniziativa, nata e cresciuta selvaggiamente negli anni precedenti. Gli stessi anni che vedevano il consigliere Zerbini seduto sulla poltrona di assessore alle politiche educative: e non mi risulta che all’epoca, al di là di qualche dichiarazione sul giornale, in Giunta o con qualche atto, l’assessore alle politiche educative Zerbini abbia fatto le barricate verso una iniziativa che la fermezza di quest’anno ha trasformato da “fenomeno fuori controllo” per tutta la città a iniziativa regimentata e controllata.
Il Comune di Rimini organizza, patrocina o affianca ogni anno circa 500 eventi solo nella stagione estiva, molti dei quali di alto spessore culturale, popolari, divertenti, tradizionali; un patchwork che prima di ogni considerazione economica circa il suo impatto, è nella sostanza veicolo di un modo sano di stare assieme, di irrobustire le relazioni dentro la comunità e allo stesso tempo proporre la comunità riminesi al mondo come posto unico e irripetibile (e per questo scelto da milioni di turisti) dome l’emisfero così detto alto di proposte è quello supposto basso si incrociano e si contaminano. Eppure il Comune viene attaccati per una iniziativa di sole 3 ore dalle vestali dell’ipocrisia per un’iniziativa, alimentatasi in precedenza per distrazione pubblica e compiacenza privata, che non organizza e neppure patrocina.
Per quanto mi riguarda considero inestimabile il valore della lezione di Monsignor Lambiasi, i cui inviti alla responsabilità, alla serietà, a una nuova intelligenza dell’educazione delle parole e dei comportamenti ‘prima che sia troppo tardi’ devono essere parte fondamentale dell’impianto programmatico e strategico di una comunità intera, oltre che morale e etico. Considero meno inestimabili le interpretazioni ‘ad usum delphini’ del discorso del San Gaudenzo. Cito Matteo ‘Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci’. Di carta, ma sempre lupi sono.

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