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Riforma del lavoro. Dibattito epistolare tra CGIL e ministro Fornero

LavoroProvincia

4 settembre 2012, 16:30

Riforma del lavoro. Dibattito epistolare tra CGIL e ministro Fornero

Alla prima lettera della CGIL consegnata il 23 agosto al Meeting (vedi notizia), il Ministro al Lavoro ha risposto ieri con una lettera in cui chiarisce alcuni aspetti della riforma e ne ribadisce le motivazioni, come la tutela dei lavoratori disoccupati e il contrasto al lavoro nero.
La CGIl di Rimini, pur condividendo le intenzioni, sottolinea invece alcune criticità, come l’innalzamento del periodo utile per il diritto
ai contributi. E se la Fornero rimanda i giudizi al termine del monitoraggio sugli effetti della riforma, la Cgil chiede di sospenderla subito.
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La lettera del Ministro Fornero:

La vostra lettera aperta del 22 agosto 2012, in occasione della mia partecipazione al meeting di
Rimini, lamentava gli “effetti nefasti” che la recente riforma del mercato del lavoro arrecherebbe ai lavoratori stagionali e, in particolare, la modifica in senso restrittivo dei criteri per l’ottenimento della mini-ASpI rispetto a quanto si verificava con la precedente indennità di disoccupazione con requisiti ridotti.
Ritengo che questa rappresentazione non sia corretta e possa contribuire ad alimentare, in un clima di per sé già difficile, ingiustificate preoccupazioni. Ne discende l’esigenza, in proposito, di ribadire alcuni aspetti della riforma del mercato del lavoro, dal punto di vista sia degli obiettivi strutturali, sia degli effetti
immediati.
In linea generale, non credo si possa affermare che la riforma del mercato del lavoro penalizzi il
lavoro stagionale: al contrario, le peculiarità di tale assetto contrattuale e le esigenze delle imprese che ne fanno uso sono state considerate sia dal punto di vista del costo del lavoro, scegliendo di esentare le lavorazioni stagionali dall’aliquota aggiuntiva dell’1,4% prevista per il lavoro non stabile, sia sul fronte degli
ammortizzatori sociali, dove l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti è stata sostituita dalla cosiddetta mini-ASpI.
Diversamente da come paventato nella vostra lettera, la mini-ASpI non è affatto penalizzante rispetto all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti e, anzi, nelle intenzioni del Governo, essa dovrebbe meglio rispondere alle esigenze dei lavoratori, limitando al contempo gli utilizzi più opportunistici.
Per l’accesso alla mini-ASpI non sono affatto richiesti requisiti più stringenti rispetto all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti: al contrario, le 13 settimane di contribuzione richieste, in luogo delle 78
giornate, sono un requisito più agevole da raggiungere.
Per la mini-ASpI, inoltre, non è più previsto il
requisito dei due anni di anzianità contributiva che invece condizionava la vecchia prestazione. È questo un elemento particolarmente qualificante della nuova riforma, che permette anche ai più giovani che perdano l’occupazione dopo una prima, anche breve, esperienza di lavoro, di avere un sostegno pubblico nel periodo di ricerca di una nuova occupazione.
La mini-ASpI, inoltre, interviene tempestivamente, nel momento della perdita dell’occupazione, e
non l’anno successivo come avveniva per la disoccupazione con requisiti ridotti. Si avrà quindi una tutela più efficace, che interviene nel momento del bisogno, senza inutili attese.
A fronte degli interventi sopra citati, tutti nel senso di una estensione della platea dei lavoratori coperti, e di un miglioramento della tempestività della prestazione, viene introdotto il nuovo requisito della permanenza dello stato di disoccupazione; se cioè il lavoratore dovesse trovare una nuova occupazione cesserà di percepire l’indennità. Si tratta, con tutta evidenza, di una condizione minima per la fruizione di una prestazione che abbia l’obiettivo di sostenere i lavoratori che involontariamente incorrano in un periodo di disoccupazione. Resta fermo, ovviamente, che qualora si perda nuovamente il lavoro si potrà chiedere nuovamente la mini-ASpI, facendo valere i contributi non ancora sfruttati.
Ciò che cambia è dunque l’impostazione: si trasforma uno strumento assistenziale in un vero e
proprio strumento di contrasto alla disoccupazione involontaria, tutelando meglio le situazioni di perdita dell’occupazione ed eliminando gli usi distorsivi (ad esempio da parte di chi aveva una occupazione, magari a tempo indeterminato, iniziata a metà anno).
Qualche parola, infine, sull’importo della prestazione: il modo in cui essa è calcolata rende il sistema analogo per generosità alla indennità di disoccupazione con requisiti ridotti per tutti i lavoratori che lavorino meno di 6 mesi ogni anno, e più vantaggioso al crescere del periodo occupato, incentivando quindi i lavoratori ad aumentare la propria offerta di lavoro.
Mi pare pertanto che l’introduzione della mini-ASpI possa raggiungere alcuni importanti obiettivi: tutelare meglio i lavoratori disoccupati (stagionali e non), ridurre al minimo gli abusi; favorire la convenienza del lavoro rispetto al non lavoro e per questa via agevolare anche l’emersione di fette di lavoro
sommerso.
Questo, almeno, nel disegno. Quanto alla pratica, un elemento importante della riforma è quello di
prevedere strumenti per un monitoraggio e una valutazione imparziale della riforma, anche da parte di centri di ricerca indipendenti, che potranno accedere liberamente ai dati (anonimi) necessari allo svolgimento delle proprie indagini. Il convincimento mio e dei miei collaboratori è che la riforma produrrà effetti positivi; il
tempo (e la ricerca indipendente) ci dirà se avevamo ragione.
Cordialmente
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La risposta della CGIL di Rimini:

Al Ministro Elsa Maria Fornero

Non è solamente cortesia se le diciamo che abbiamo molto apprezzato l’invio della sua nota, peraltro già annunciata nel corso del Meeting di Comunione e Liberazione, con la quale ha risposto alla nostra lettera aperta sui problemi relativi alla mini-ASpI.
Non torneremo ora a riproporre tutti i motivi che allora ci hanno indotto a scriverle, ma ci limiteremo a sottolineare alcune incongruenze presenti nella sua nota per ribadire gli effetti penalizzanti della riforma rispetto alla precedente indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, più nota nel nostro territorio come stagionale.

La mini-ASpI è un ammortizzatore sociale di primaria importanza per i giovani e i precari di tutto il Paese, ma ha una particolare pregnanza per i territori che concentrano prevalentemente la propria attività economica in una parte dell’anno. Purtroppo, per come è delineata nella legge approvata, risente delle stesse connotazioni negative che ricorrono in tutta la riforma del mercato del lavoro. Siamo infatti di fronte a degli interventi che in larga parte contraddicono le stesse intenzioni manifestate dal Governo, cosa che sosteniamo anche per la riforma delle pensioni, per le manovre economiche risultate ampiamente recessive, per le politiche che dovrebbero aiutare i giovani e invece stanno escludendo un’intera generazione dal mondo produttivo: annunci cui non fanno seguito provvedimenti coerenti, bensì di tutt’altro segno.

Per tornare alla mini ASpI, di cui pure condividiamo alcuni aspetti come la possibilità per i giovani di accedervi anche dopo una prima esperienza di lavoro, va detto che gli strumenti scelti, di fatto, penalizzano la condizione dei lavoratori. Si tratta per esempio del dimezzamento dei contributi pensionistici, dell’innalzamento del periodo utile per il diritto (13 settimane sono un periodo più lungo di 78 giorni) e di modalità che, in base a calcoli da noi fatti, non in teoria ma sulle reali retribuzioni, abbassano l’indennità.
Vi sono poi aspetti critici, come ad esempio la decorrenza del nuovo sistema dal 1 gennaio 2013, senza un percorso di transizione da un sistema all’altro, che rischia addirittura di negare il riconoscimento dell’indennità per la stagione 2012.

Uno degli obiettivi – si legge nella nota inviataci – è quello di favorire la convenienza del lavoro rispetto al non lavoro; bella frase, condivisibile, ma sarà un’indennità di disoccupazione più bassa a creare posti di lavoro e a sconfiggere il lavoro nero? E’ come credere che si realizzerà anche un altro miracolo: far lavorare le persone fino a 70 anni e nel contempo inserire i giovani nel mondo del lavoro.
Siccome la CGIL non crede a questo genere di miracoli perché in questo momento è più facile che un lavoratore venga licenziato piuttosto che assunto, chiediamo che non si aspetti la valutazione a posteriori di non meglio definiti centri di ricerca indipendenti, ma che si sospenda subito l’applicazione della riforma, tutta la riforma del mercato del lavoro. Ciò per consentire le modifiche e gli approfondimenti necessari ad evitare le conseguenze negative che, è già chiaro, ancora una volta si ripercuoteranno sui lavoratori. Tanto più se l’intenzione vera del Governo è quella dichiarata nella stessa nota: di non voler penalizzare, ma anzi, sostenere, chi “involontariamente” incorra in un periodo di disoccupazione.

Grazie per l’attenzione, Distinti saluti
La Segreteria provinciale CGIL Rimini

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