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Lunedì ricomincia la scuola. 40mila alunni e 3.318 insegnanti

ProvinciaScuola

11 settembre 2012, 10:56

Lunedì ricomincia la scuola. 40mila alunni e 3.318 insegnanti

Il personale ATA (segreteria, amministrazione e collaboratori) toccherà invece quota 950. Visti i nuovi accorpamenti previsti dal Governo (i primi istituti comprensivi si avranno a Riccione e Novafeltria), saranno 44 le istituzioni scolastiche in provincia. 10 di queste, prive del dirigente scolastico, saranno affidate ad un reggente. Otto invece i nuovi dirigenti che prenderanno servizio.

Il resoconto della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico

Nella prestigiosa “Sala del giudizio” dei Musei comunali di Rimini si è svolta anche quest’anno, in data di ieri, la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico. E’ stata finalizzata a capire ancor meglio –in un momento storico percorso da contraddizioni, tensioni e tentazioni d’intensione- in quali direzioni volgere il proprio corso e, per reciprocità, attuare la funzione magistrale nei confronti dell’esterno.
La mattinata ha avuto inizio con la comunicazione del saluto del Vicedirettore dell’ Ufficio scolastico regionale, Stefano Versari e con la lettura del messaggio del Direttore generale del MIUR, dipartimento per l’Istruzione, Lucrezia Stellacci, già provveditore agli studi di Rimini e direttore generale dell’Ufficio scolastico di dell’Emilia Romagna.
La scuola di Romagna – ha rilevato il Dirigente Stellacci- ha in forte misura la possibilità di continuare anche in questo nuovo anno scolastico a tenere in mano il proprio destino. Agli studenti, ai docenti, ai dirigenti, ai genitori e a tutti i membri delle comunità scolastiche, protagonisti del ruolo centrale e insurrogabile che la scuola riveste, è assegnata la possibilità di costruire una società, un’economia e uno Stato migliori.
La scuola di Romagna ha un forte sentimento di ciò che accomuna e questo la aiuta a superare l’ipersingolarità e pervenire ad essere soggetto integrale.
Il Prefetto di Rimini, Claudio Palomba, mettendo in luce la difficoltà dell’educare nella società odierna e il dovere di corrispondervi con una organizzazione stabile nella struttura e nel corpo docente.
Il Sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, affermando che è tutta la città che educa, anche attraverso il complesso di una qualità urbana materiale e immateriale.
Lo fa anche oggi pur in un quadro di crisi. Crisi da non vivere solo in negativo poiché e una crisi da profondità del cambiamento e derivante dalle tensioni innescate dalle frizioni tra passato e futuro. Certo esiste uno scarto fra le affermazioni e la realtà, uno “spead” fra impegno e concrete possibilità, ma la città di Rimini immetterà nuovo impegno verso le strutture dell’istruzione, da quelle dell’edilizia a quelle economiche e morali. Un impegno non solo per l’immediato (un buon sindaco non pensa alle elezioni ma alle generazioni venture) ma per la città ventura.
Il Presidente provincia, Stefano Vitali, dicendo che i tagli non sono un alibi per non regredire per non migliorare; anzi, unite a un forte impegno etico, possono comunque portare a un miglioramento della qualità complessiva.
Giorgio Cantelli Forti, presidente del polo universitario di Rimini, ha rilevato come quello di Rimini sia un sistema universitario giovane ma già di grande dinamicità scientifica ed efficacia didattica. Con giusta severità, aiuta i giovani a formarsi una solidità delle basi.
In rappresentanza del Vescovo Lambiasi, Mirko Vandi, capo dell’Ufficio scuola e istruzione religiosa della diocesi di Rimini. Ha esordito ricordando Carlo Maria Martini e il suo concetto di scuola come “bene necessario” in cui, attraverso libri tra cui il libro dei libri, la Bibbia, e la relazione con degli insegnanti/Maestri (S. Weil) la persona prende forma e perviene a un pensiero pensante e autenticamente capace di dialogo.

Teneva poi la sua relazione il Dirigente dell’ Ufficio Scolastico Territoriale di Rimini e regente di Forlì/Cesena, Agostina Melucci, auspicando una scuola di alto profilo culturale pedagigco, capace di offrire fondazioni ai valori, di educare al sentimento di impegno, di dare spazio e forza culturale al desiderio di futuro dei giovani.
Occorre capire ancor meglio –in un momento storico percorso da profonde contraddizioni, tensioni e tentazioni d’intensione- in quali direzioni volgere il proprio corso e, per reciprocità, attuare la propria funzione magistrale nei confronti dell’esterno. Gli insegnanti e chiunque abbia un ruolo nella società devono aver modo di riflettere insieme per cogliere il tempo ed esprimere autonomia intellettuale, etica ed estetica, dire qualcosa di autentico nella relazione con la società, essere se stessi consentendo agli alunni di attuare il loro essere.
Cambia il mondo della cultura e dell’economia (globalizzazione); la struttura politica e amministrativa dello Stato si riarticola; la società –a partire dalla famiglia, assume nuove forme. Nella scuola nuove linee programmatiche e condizioni operative prima impensabili si affacciano.
Il Novum non ci spaventa, poiché da sempre la scuola è nel contempo spazio di tradizione come di futuro. Anziché temere tutto questo, vogliamo incontrarlo e pure festeggiarlo: questa inaugurazione deve essere una festa al Novum: a quello dei ragazzi, di noi insegnanti, della società.

Numerosi a seguire gli interventi di insegnanti, dirigenti scolastici e rappresentanti di categorie interessate alla vicenda scolastica: Mario Calandrini (nel tempo della precarietà, offrire elementi di stabilità dinamica”), Enrica Morolli (valore del confronto tra colleghi per una scuola che lavori in profondità nella levità), Paola Vannini (primato dell’etica), Primula Lucarelli (la crisi vissuta nella prospettiva di un nuovo inizio), Emilio Minghetti (originalità come coscienza delle origini e di un sempre nuovo originarsi)

Le conclusioni dell’incontro venivano poi tratte dall’ispettore scolastico Gabriele Boselli, il quale indicava ai numerosi convenuti il primario compito per la scuola e l’università: additare ai giovani non saperi frammentati ma l’Intero: l’intero dei saperi, delle scienze come l’intero dell’esistenza.
La scuola riminese è, e rimane, destinataria di un’ampia richiesta di produzione di educazione e di conoscenze. I bambini, i ragazzi, gli insegnanti e chiunque abbia un ruolo educativo hanno bisogno di racconti di un soggetto intero sull’Intero,
L’azione dell’insegnare a conoscere si caratterizza quale attività dinamica, non producibile a partire da schemi precostituiti ma che si costruisce inventandola, come un’opera d’arte. Per questo la libertà è la condizione necessaria e indispensabile; insegnare assume valore come atto di libertà, atto di individuazione e costruzione di autonomia.
—–Nella scuola la cultura è attività di ricerca; pertanto ogni insegnante è ricercatore, non distributore automatico di competenze.
L’insegnante/Maestro pone domande, interroga se stesso, gli altri, gli eventi. Aiuta i giovani a vincere le alienazioni dell’età, del lavoro, del “tempo libero”, del pensiero. Individua possibili risposte in forma problematica, aperta, articolata, dialogante.
Occorre ripensare alle strutture dell’istruzione come a luoghi di investimento sociale per la formazione integrale di tutto l’uomo. La scuola va pensata in vista di tempi lunghi, in profondità e in altezza, sì da poter corrispondere, più che con l’immediato, con il “sentire venturo” della società.

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