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ven 7 set 2012 17:01 ~ ultimo agg. 00:00
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Tanti giovani questo pomeriggio ai funerali di Leonardo Bernabini. E fa male pensare che molti hanno la stessa età, o poco più, del presunto assassino. Sono gli amici dei figli, Martina e Gabriele. Per il loro papà, ai piedi della bara, c’era una corona di fiori bianchi con i loro nomi. Leonardo Bernabini era uno che lavorava sodo per i figli.

Lo dice chiaro don Aldo Fonti, parroco di Viserba mare, originario di Montegridolfo dove il padre di Leonardo Bernabini aveva lavorato come cantoniere. Don Aldo, amico della famiglia, ha così cocelebrato la messa con il parroco di Sant’Andrea, don Davide Pruccoli. Nella sua omelia, una sferzata alla stampa locale, che in questi giorni ha scritto tanto delle indagini, della cattura del presunto assassino e poi delle ipotesi sul movente. Molto poco, e non sempre corretto, di Leonardo.

La versione giusta della sua vita l’aveva data in un’intervista, a un quotidiano locale, un tassista. Aveva detto rivolto ai giornalisti: smettete di chiamarlo abusivo, Leo – conosciuto così dagli amici – era uno che lavorava per le agenzie turistiche e non è giusto dargli questa etichetta. Soprattutto era uno che si dava da fare per la famiglia. E che per la famiglia ha rischiato in questa, ma anche in altre occasioni in passato ha aggiunto don Aldo.

Per la prima lettura, nella celebrazione, scelta la prima pagina della Genesi: il passo della storia di Caino e Abele, quando il Signore chiede a Caino. Dov’è tuo fratello? E lui risponde “non so”. Abele oggi si chiama Leonardo ha detto il sacerdote.

(NewsRimini.it)

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