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Dopo la piazza, i social. Gnassi e Vitali con Bersani, Zerbini: vinca migliore

PoliticaProvincia

21 settembre 2012, 18:08

Dopo la piazza, i social. Gnassi e Vitali con Bersani, Zerbini: vinca migliore

Renzi non è mai citato, ma è più volte chiaro termine di paragone. Non si può confondere il rinnovamento con il giovanilismo ‘alla moda’, scrivono tra l’altro i due esponenti del PD riminese.
A stretto giro risponde, sempre tramite social network, Samuele Zerbini: credo che Renzi sia la persona giusta ma vinca il migliore per il bene del PD, afferma il consigliere comunale del PD sostenitore della prima ora del sindaco di Firenze.
E il comitato pro Renzi, dopo la piazza gremita di ieri, si sente ancor più motivato a continuare l’attività sul territorio riminese: “Vedere tanta gente in piazza – commentano in una nota i promotori – in un giorno lavorativo,
in un orario non proprio comodo è stato davvero spettacolare. Un pubblico eterogeneo, formato da giovani, famiglie e anziani: un pubblico che, molto probabilmente, solitamente non segue con tanto calore le iniziative politiche. Crediamo che una delle capacità di Matteo Renzi sia proprio questa ovvero quella di essere riuscito a trasmettere il suo entusiasmo ai cittadini che
ultimamente avevano perso fiducia nella politica”.

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La lettera di Gnassi e Vitali:

In questo momento hai bisogno di tutto tranne che di ciechi esecutori, stolidi ‘yes man’ o, peggio, endorsement maliziosi e/o interessati.

Per questo, sentiamo come più di un dovere motivare la nostra adesione al tuo programma, in vista delle primarie per la scelta del leader di coalizione, attraverso qualcosa di più di un semplice ‘sì’ o un’alzata di mano. Non è facile per chi è iscritto al Partito Democratico, a ogni livello, assistere quotidianamente alla conflittualità dovuta all’istinto di auto conservazione della classe dirigente in prossimità di un appuntamento che, sulla carta, dovrebbe essere non altro che uno stimolante e entusiastico confronto tra idee e visioni di futuro, fondate sulla medesima radice. E in questa confusione di parole e di idee in troppi dimenticano come solo il PD, tra le forze politiche, investa oggi più che mai la sua credibilità nell’impegno assunto 4 anni fa con gli italiani attraverso quello strumento delle primarie che proprio tu stai tutelando e garantendo anche al di là delle regole che ci si era dati.

Tra polemiche, boutade, accuse, l’unico che spicca per pacatezza di toni e sobrietà di atti e parole sei tu, nei panni mediaticamente scomodi di chi ha una grande responsabilità e dunque non può permettersi ‘fuori giri’. In questo vediamo il miglior Bersani, la persona cioè che ha costruito un’idea di leadership sulla base di una forte e radicata esperienza amministrativa, sul territorio, tra la gente, mettendo assieme politica e amministrazione quotidiana. Lo stesso Bersani che, poi, da Ministro è stato l’ultimo (il solo) a attuare un vero programma di liberalizzazioni con incidenza diretta sulla vita di famiglie e imprese non fermandosi al racconto del cambiamento e dell’innovazione ma rimuovendo concretamente rendite di posizione a favore del merito, dell’innovazione e della capacità d’impresa.

Si può (si deve) fare politica bene, senza consegnarsi mani e piedi a potentati e lobby. Potentati e lobby che- dando corpo a un mai sopito desiderio che li ha portati lungo il corso della storia ad alimentare il vento del rinnovamento per mettersi al riparo di chi e da ciò che sentono e vedono come la più solida insidiosa autentica forza riformatrice- vogliono sostituire la stessa politica in nome di una neutralità che però sinora non è stata capace di condurre in porto una liberalizzazione che è una e ha messo in ginocchio gli Enti locali, di fatto additati come responsabili del disastro Italia e dunque costretti a farsi carico in toto del riequilibrio dei conti pubblici. Non comprendiamo e non condividiamo le ipotesi di una proroga della ‘sospensione della politica’ chieste a gran voce, non a caso, da quei ‘poteri forti’ che mirano evidentemente a diventare ‘fortissimi’ e al di sopra di ogni giudizio.

Per questo le tue parole e la tua storia personale di uomo libero e slegato dai quei poteri, che non esitano a utilizzare ogni mezzo e persona per fare valere le proprie intollerabili prerogative, valgono molto di più di una strategia di marketing. Solo recuperando il senso vero di parole come ‘federalismo’ e cooperazione tra i diversi livelli istituzionali e della società civile ugualmente coinvolti e responsabili nelle sorti del Paese, riusciremo a ridare dignità a ciò che la demagogia non riconosce più. La tua radice nell’amministrazione locale è garanzia che la tentazione del ‘dare la colpa a chi c’era prima’ o a ‘chi ti sta accanto’ non sarà più l’attività principale praticata da partiti e istituzioni di un Paese che ha bisogno con urgenza di ridare un senso alla propria storia.

Che, per quanto riguarda il Partito democratico, non è e non deve essere una storia di conservazione, di rendite di posizione, di individualismi insopportabili.

Caro Pierluigi, se è strumentale a un disegno cucirti addosso i panni del surfista tra antiche correnti e stagionati marpioni, non sfugge che il tema del rinnovamento non possa essere lasciato ad altri. Troppi i tentennamenti, troppe le ambiguità, troppe le parole dette da chi- a te vicino- avrebbe fatto meglio a tacere, per non lasciarsi alle spalle uno sgradevole odore di ammuffiti minuetti atti a perpetuare carriere personali. Ormai in pochi, in Italia, a Roma come a Rimini, si pongono nell’ottica di offrire disinteressatamente il proprio contributo di esperienza al partito e ai giovani. Tu hai detto “avevamo una generazione nel partito che ci ha accompagnato con generosità”. Oggi al ruolo formativo che proprio la generosità dovrebbe veicolare naturalmente in troppi preferiscono gli egoismi, ancor più laceranti nel tempo in cui ormai non si scorge più la riva che separa politica e cittadini. Il tema del rinnovamento è il tema del merito; ed è sul merito che si misura l’intelligenza e il tasso di responsabilità di ognuno; è nel merito di una visione che diventa proposta concreta e realizzabile nel tempo, e non si esaurisce in uno slogan ‘pronto uso’, che si modernizza una città, una regione, un Paese.

Ma rinnovamento è soprattutto avere, accettare, confrontarsi su punti di vista diversi. Diversi da quelli che si respirano da 30 anni in una segreteria di partito o in un Parlamento o in un circolo locale. Il PD è nato sulla molteplicità dei punti di vista, sulla capacità di cogliere e di sintonizzarsi con il meglio della società moderna. Non possiamo ora derubricare tutto ciò a fatto secondario rispetto al mantenimento di equilibri stucchevoli e irritanti. Non possiamo confondere il rinnovamento con il giovanilismo ‘alla moda’, magari ricco di gadget ma vecchio nella protezione dei potentati, rendite e incrostazioni e che intende il cambiamento solo come salto di carriera e non come necessario cambio di passo di un Paese esausto.

Caro Pierluigi,
per tutto questo aderiamo al tuo programma.

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