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Reati. Gnassi e Vitali: Rimini deve mantenere presidi forze dell’ordine

Rimini

20 agosto 2012, 15:34

Il presidente della provincia Vitali e il sindaco Gnassi intervengono a commento dei dati sui reati (vedi notizia) e dopo aver riconosciuto che per la prima volta il Sole 24 Ore evidenzia il tema della correzione statistica, tornano ad evidenziare come Rimini non vada valutata solo per i suoi 330mila abitanti ma anche per i 16milioni di presenze turistiche annue. Al di là del tema del riordino delle province, Gnassi e Vitali auspicano che già nella fase di riorganizzazione dei servizi dello Stato, Rimini “venga vista per quello che è e di conseguenza per quello che le serve in termini di presidi fondamentali quali: Prefettura e Comandi provinciali delle forze deputate alla sicurezza pubblica.”

La nota congiunta del sindaco Gnassi e del presidente Vitali

Per la prima volta i dati statistici presentati da Il Sole 24 Ore, che oggi pubblica quelli relativi al peso dei reati nelle 103 province italiane, evidenziano con chiarezza il tema della correzione turistica per territori come il nostro.

“Rimini – scrive il Sole – provincia di non grandi dimensioni ma che si trova penalizzata dal calcolo matematico, visto che i pochi residenti, circa 330.000, devono “ripartirsi” 23mila delitti, in gran parte focalizzati nei mesi estivi, quando le accresciute presenze determinano anche un aumento delle occasioni per la criminalità.”

Una presa d’atto apprezzabile che fa emergere, almeno a livello verbale se non ancora a livello statistico, la peculiarità di un’area che accanto ai residenti stabili conta un numero decisamente rilevante di “cittadini temporanei” (ma comunque cittadini): più di 16 milioni le presenze nell’arco dell’anno.

Quella che ancora una volta scatta Il Sole 24 Ore è la fotografia di un’area metropolitana complessa, che deve governare problemi complessi e fare i conti con una “comunità di fatto” che va ben oltre a quella ricavabile dagli Uffici Anagrafe.

Il problema è che quando questa area metropolitana viene ricavata dai parametri burocratici e pseudo-oggettivi delle “Spending review” di turno, come nello specchio di Alice, all’improvviso si rimpicciolisce e torna a coincidere con il mondo degli Uffici Anagrafe.

Se volessimo proseguire nel paradosso, delle due l’una: o i 331.000 residenti nella nostra provincia sono tutti delinquenti incalliti o i crudi dati statistici del Ministero degli Interni devono essere rapportati ai numeri reali di cittadini presenti sul nostro territorio ovvero a quella “comunità di fatto” che non è ricavabile con il numero statico dei residenti.

Un dato, questo, che fa della provincia di Rimini, anche in termini di rappresentanza, il Capoluogo di “fatto” nella prospettiva del riordino delle Province avviato dal Governo.

Un riordino delle Province che per aver senso, deve accompagnarsi a un intervento legislativo di seria e profonda riforma in senso federalista dello Stato.

Già comunque nel breve termine, nell’attuazione della Spending review per la parte della riorganizzazione dei servizi dello Stato, occorre che Rimini venga vista per quello che è e di conseguenza per quello che le serve in termini di presidi fondamentali quali: Prefettura e Comandi provinciali delle forze deputate alla sicurezza pubblica.

Un settore che né lo Stato né gli amministratori locali potrebbero mai permettersi di lasciare sguarnito.

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