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ven 20 lug 2012 19:39 ~ ultimo agg. 00:00
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La nota di Emma Petitti, segretario provinciale del PD

I criteri varati oggi dal Consiglio dei ministri erano quelli annunciati e che ci aspettavamo. Ora continueremo il nostro lavoro insieme alle altre federazioni PD della Romagna, alla Regione e ai nostri enti locali per approfondire innanzitutto il tema delle funzioni che saranno assegnate al nuovo organismo: secondo quando comunicato dal Governo, infatti, le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”).
Sappiamo anche che abbiamo tempo fino al 2014 per completare il processo di accorpamento, che dovrà essere un percorso di riordino complessivo in linea con il disegno di area vasta da noi sempre sostenuto e in grado di assicurare la valorizzazione e il sostegno delle peculiarità dei territori che andranno a comporre la nuova provincia, e quindi della specificità riminese. Sarà inoltre un percorso aperto, in cui sarà fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali e dei rappresentanti economici e sociali del territorio.

La nota congiunta degli onorevoli Mazzuca e Pizzolante

Con la definizione dei nuovi criteri di dimensionamento delle Provincie si spalancano le porte alla Provincia unica romagnola .
È un punto di arrivo perché questo risultato consente ai Romagnoli di unire le forze, è però, soprattutto, una sfida per far contare di più la Romagna a Bologna, Roma e Bruxelles.
Adesso, affinché non sia una fusione a freddo, occorre convocare gli Stati generali, per costruire un profilo strategico unitario della Romagna. La Romagna deve diventare perno e collante di una più ampia Regione adriatica, che va da Venezia ad Ancona, per far uscire il Medio-Alto Adriatico da un imbuto logistico e per disegnarne un nuovo protagonismo verso i grandi mercati dell’Est e dell’Oriente, dalla Russia alla Cina.
Occorre inoltre una prova di maturità delle classi dirigenti romagnole affinché si possano definire in maniera unitaria assetti e collocazioni delle nuove funzioni di area vasta, dalla sanità, ai trasporti, ai comandi di Polizia, alla Camera di Commercio e agli insediamenti statali. Tenendo conto, in maniera responsabile, dei ruoli e delle vocazioni di ciascun territorio.

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