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lun 9 lug 2012 18:36 ~ ultimo agg. 00:00
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Vadim non sapeva nuotare. Ma forse, non sarebbe servito a salvarlo. Il suo corpo senza vita, è stato visto da un passante, all’alba, galleggiare nel canale del Marano a Riccione.
Lo studente di 22 anni, bielorusso, che viveva a Ravenna con la famiglia adottiva, aveva deciso di vivere la sua notte rosa, con sei amici, con i quali era partito in treno venerdì sera.
Forse senza risparmiarsi qualche eccesso.
Forse alcol o droga, forse tutti e due, forse per un malore o una caduta, nel punto in cui mancava la barriera di protezione. I risultati dell’autopsia risponderanno a tutte queste domande. Esclusa fin da subito l’ipotesi di morte violenta: Vadim, ripescato dal nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, aveva infatti addosso il portafogli con soldi e documenti. L’inchiesta è stata affidata ai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Celli, che attendono gli esiti dell’autopsia. Gli amici, interrogati dai carabinieri, hanno raccontato di averlo perso alle 2.30 e di non averlo trovato all’appuntamento alla stazione di Riccione, da dove sarebbero ripartiti per tornare a casa il sabato mattina.
Il padre, Giuseppe Piccione, ha denunciato subito la scomparsa.
Giuseppe e Concettina, siracusani trapiantati a Ravenna, avevano adottato Vadim nel 2000, quando aveva 10 anni, dopo tre anni di accoglienza temporanea nell’ambito dei progetti post Chernobyl.
‘Era un ragazzo sveglio – ha detto il padre – intelligente ed educato, e sognava di fare il medico’.

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