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Una sorta di TRC per collegare Rimini e San Marino. Ipotesi allo studio

Provincia

28 giugno 2012, 11:08

Una sorta di TRC per collegare Rimini e San Marino. Ipotesi allo studio

A sostenerlo è il presidente della provincia Vitali intervenuto ieri a Borgo Maggiore al convegno “Il treno come moltiplicatore di relazioni e opportunità”. Viste le difficoltà nel ripristino del vecchio tracciato ferroviario (distrutto dai bombardamenti), l’ipotesi avanzata da Vitali è quella di un sistema simile a quello pensato per il TRC lungo la costa. A beneficiarne, oltre al turismo, sarebbero i 6mila pendolari che quotidianamente si muovono tra Rimini e San Marino e la sicurezza: la consolare che conduce al Titano è infatti tra le cinque più pericolose d’Italia ed è percorsa in estate da 13mila auto al giorno che scendono a 10mila in inverno ma con una maggiore incidenza di traffico pesante. L’ipotesi è allo studio di un gruppo di lavoro composto da tecnici sammarinesi e riminesi: il costo stimato sarebbe tra i 25 e i 40 milioni di euro.
Il presidente della provincia nel suo intervento ha evidenziato anche la necessità di migliorare i collegamenti sull’asse adriatico: ad esempio una E45 più sicura e che arrivi fino a Venezia e una maggiore efficienza sull’asse ferroviario.

L’intervento del presidente della provincia Stefano Vitali

“Tra Rimini e la Repubblica di San Marino è assolutamente prioritario progettare il ripristino della funzione assicurata in passato dalla ferrovia. E’ possibile istituire un collegamento diretto con un percorso separato ed autonomo rispetto all’attuale sede stradale della SS72, una strada statale internazionale, molto trafficata, dove transitano nel periodo estivo 13.000 autoveicoli, di cui più del 10% è costituito da mezzi pesanti.
D’inverno il traffico scende a circa 10.000 auto, ma i mezzi pesanti salgono al 15% del totale. I livelli di incidentalità sono alti, tanto chela SS72 è stabilmente inserita, secondo le statistiche dell’ACI, tra le prime cinque strade più pericolose d’Italia. L’idea di un intervento del genere è di grande suggestione, ed avrebbe ricadute importantissime per il turismo, favorendo le relazioni tra la Provincia di Rimini e uno Stato dall’antica storia, famoso nel mondo.
Verrebbe potenziata l’offerta turistica della riviera romagnola e la Repubblica ne avrebbe un sicuro beneficio. E non è da sottovalutare il vantaggio che ne ricaverebbero i circa 6.000 pendolari che quotidianamente si muovono in entrambe le direzioni. La sicurezza ne guadagnerebbe, diminuirebbero gli incidenti e la qualità della vita di molte persone aumenterebbe. Lo stesso Aeroporto Internazionale Federico Fellini ne trarrebbe effetti positivi.
Questo aspetto dovrà essere verificato e approfondito in uno specifico studio di fattibilità che dovrà analizzare sia gli aspetti economici che quelli trasportistici. La tecnologia da usare potrebbe essere simile al sistema adottato per il TRC lungo la costa. E’ evidente che non è più possibile pensare a un semplice ripristino della linea inaugurata dal Conte Costanzo Ciano Ministro delle Comunicazioni nel 1932, dopo poco più di quattro anni di lavori, e chiusa appena dodici anni dopo a seguito dei danni subiti dai bombardamenti durante la guerra.
Allora Rimini era collegata con San Marino in maniera ottimale: si partiva dalla stazione, da sempre localizzata dov’è ora, e si arrivava nella parte più alta della Repubblica, dove ancora oggi c’è la piazza dedicata alla stazione, in cui però i treni non si vedono da oltre cinquant’anni.
La linea ferroviaria di allora era “panoramica, audace, moderna poiché alimentata a corrente continua ad alta tensione come le Ferrovie dello Stato, la ferrovia internazionale Rimini – San Marino era in grado di soddisfare le antiche ambizioni e di aprire la strada a nuove speranze, legate all’ormai sensibile decollo di Rimini verso il suo avvenire di capitale europea delle vacanze”. Il treno bianco e azzurro della ferrovia a scartamento ridotto funzionava, molti erano i viaggiatori abituali, sui quali si era puntato fin dall’inizio, così come era previsto il movimento dei turisti, ma “superò le più rosee previsioni, riducendo al minimo il disavanzo di gestione della linea, anch’esso previsto, permettendo anzi, in alcuni anni particolarmente felici, un leggero attivo di bilancio”. Così scrive Guido Turchi nel suo libro dedicato alla ferrovia Rimini San Marino. descrivendo le potenzialità della nuova opera.
Il problema è che la città di Rimini che vanta primati europei per arrivi e presenze non è stata in grado di mantenere e realizzare una mobilità adeguata agli standard europei.
Non è un caso, del resto. Basti pensare al destino che ha avuto l’avveniristica proposta della monorotaia inserita da Giancarlo De Carlo nel Piano Regolatore Generale degli anni ’60, che avrebbe potuto risolvere i problemi di collegamento tra la città storica e il lungomare. Sappiamo tutti come è andata a finire, e ancora oggi ci dividiamo sul TRC. Permettiamo, però, alle auto di circolare più o meno indisturbate ovunque. Insomma, treno e mezzi simili non hanno mai avuto molto successo. Così la ferrovia distrutta dai bombardamenti si prestò ad una singolare considerazione: invece di ristrutturare le parti danneggiate si preferì, come per la linea gemella della Marecchiese, rimuovere i binari e le infrastrutture per far posto alla nuova strada. Neppure si volle ipotizzare la coesistenza delle due modalità di trasporto. La scelta fu chiara e molta parte del sedime della Rimini – Novafeltria è stata occupata, e oggi ne rimane ben poca cosa.
A mio avviso, dopo tanti anni, sono sempre di più le persone convinte dell’opportunità di ripristinare la linea ferroviaria dismessa. Un’opera che certamente farebbe fare al nostro territorio un salto di qualità di notevole valore, proiettandoci davvero in Europa per il livello di servizio e per la tipologia di un’opera che soddisfa le esigenze locali e non risponde a quel gigantismo delle infrastrutture che invece andrebbe attentamente ripensato.
Dei piccoli passi avanti si stanno compiendo.
Il gruppo di lavoro che si è insediato su mandato del Governo sammarinese, della Provincia e del Comune di Rimi e di Coriano, sta lavorando per presentare a breve precise proposte di messa in sicurezza della strada statale 72 e per verificare il tipo di collegamento stabile da ripristinare tra Rimini e San Marino.
Sappiamo che il recupero della ferrovia è difficile, sia perché nel corso del tempo molto del sedime è stato occupato, sia per i costi, sicuramente alti. Però ciò non vuol dire che non sia possibile sviluppare altre forme di collegamento diretto, magari attraverso l’utilizzo di corsie preferenziali protette pensando ad un sistema analogo a quello del TRC. Questo evidentemente consentirebbe un risparmio in termini di gestione dei mezzi, di utilizzo della stessa tecnologia e un diretto collegamento tra l’asse della costa e la direttrice da Rimini verso Coriano e San Marino.
E’ evidente che questa proposta si deve inserire in un più ampio processo di ridefinizione dell’assetto del trasporto pubblico locale e della mobilità di tutta la Provincia ma forse di tutta l’area della Romagna.
Dopo i lavori della terza corsia ci aspettiamo l’avvio dei lavori per la SS16 almeno con due primi significativi stralci tra Misano e Riccione e a Rimini nella zona di Covignano tra la Marecchiese e proprio la SS72.
Ma abbiamo anche bisogno di una E45 ripensata che sia più sicura ed efficiente e di avere una viabilità seria con Ravenna , non come quella di oggi,  che arrivi fino a Venezia. Un’asse adriatico che è uno scandalo tenere in queste condizioni. Anche in relazione ai collegamenti ferroviari che debbono essere ripensati e migliorati se davvero vogliamo essere il primo distretto turistico d’Europa.
Spero che qualche novità sull’asse ferroviario Milano Ancona possa arrivare già quest’estate, che qualche treno in più l’ha già conquistato e ora anche Montezemolo dice che sta studiano qualcosa per la linea adriatica.”

La scheda tecnica sulla Rimini-San MArino

Il vecchio tracciato della ferrovia Rimini – San Marino risulta oggi compromesso a causa sia dall’espansione urbanistica sia dal riutilizzoin parte della stessa a seguito della costruzione dell’omonima superstrada e di alcuni percorsi ciclopedonali (territorio di San Marino).
La proposta di riattivazione di tale collegamento si indirizza verso un prevalente utilizzo della rete stradale attuale con un recupero del vecchio tracciato inferiore al 30% sul totale della lunghezza prevista.
_ Ad una prima ipotesi che si sviluppa prevalentemente lungo l’attuale sede stradale (con arrivo a Borgo Maggiore ed interscambio con la funivia), si affianca anche una seconda soluzione in grado recuperare l’ultimo tratto del vecchio tracciato (circa 3,4 km) sino a giungere presso l’ex stazione di San Marino.
La domanda di mobilità, nella sua componente sistematica e turistica, assume grandezze tali da giustificare l’impiego di soluzioni che vanno dai bus tradizionali ai tram su ferro.
Considerato il contesto territoriale (extraurbano), i parametri tecnici, i costi di investimento e di esercizio e anche gli aspetti ambientali, la soluzione tecnica ottimale risulta essere quella del tram su gomma.
Con una frequenza di 30 min nelle ore di punta e di un’ora nel resto della giornata, il nuovo servizio andrebbe a sviluppare dalle 310.000 (hp 1) alle 340.000 (hp 1) vett*km anno.
In base ad una prima stima di massima dei costi di infrastrutturali e per l’acquisto dei veicoli, risulta una forbice compresa tra i 25 e 40 milioni di Euro.

(nella foto, tratta dal sito andreapetrucci.altervista.org, la vecchia ferrovia tra Rimini e San Marino)

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