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Sanatoria spiaggia. Biagini bacchetta Riccione sulle regole paesaggistiche

Rimini

30 giugno 2012, 13:24

Sanatoria spiaggia. Biagini bacchetta Riccione sulle regole paesaggistiche

A Riccione situazione diversa da Rimini, dove non c’è nè il piano edilizio nè quello ambientale, aveva detto in sintesi l’amministrazione riccionese, dopo che nei giorni scorsi si sono affacciati sull’arenile della Perla Verde controlli e alcune multe a giochi negli stabilimenti balneari. Situazione che ha creato un po’ di allarme tra i bagnini riccionesi sul tema dell’autorizzazione paesaggistica, come già avvenuto a inizio stagione per quelli riminesi.
Ai comuni limitrofi – dice genericamente Biagini – che già in aprile, quando l’amministrazione riminese era alle prese con la levata di scudi dei bagnini, avevano sottolineato di essere in una situazione diversa da quella del capoluogo, l’assessore ribadisce che i piani dell’arenile di competenza comunale non sanano nulla, ma disciplinano esclusivamente cosa può esserci sull’arenile, svolgendo una funzione diversa rispetto al Codice che invece sanziona penalmente chi è sprovvisto di autorizzazione paesaggistica.

L’intervento integrale dell’assessore Biagini :

“La correttezza istituzionale, il bon ton politico-amministrativo, l’educazione nei rapporti personali con i colleghi di altri enti locali ci hanno sempre portato ad avere rispetto del lavoro altrui e allo stesso tempo ci hanno sempre indirizzato nell’occuparci delle nostre faccende senza interferire in quelle degli altri soprattutto quando si evince nell’ interlocutore scarsa, scarsissima conoscenza della materia o, ancor peggio, quando si fa finta di non conoscerla per tutelare (speranza vana) meri interessi corporativi e personali o per cercare di buttare fango sulla porta del vicino sperando (anche questa speranza vana, come si è visto in questi giorni) che chi deve poi sanzionare inizi e finisca da quest’ultimo.

L’ occasione sarebbe ghiotta per polemizzare con il vicino di casa , ma abbiamo altro di più serio di cui occuparci perché, purtroppo, il demanio marittimo è una materia già di per sè farraginosa e complicata, dove politica e interessi corporativi sono stati “in sonno” per troppi anni e, oggi, sono stati bruscamenti risvegliati dall’ incubo Bolkestein e di conseguenza le istituzioni hanno l’obbligo di governare tale fenomeno per meglio arrivare preparati alla scadenza del 1° Gennaio 2016.

Noi lo stiamo facendo, con l’innovazione, con il lavoro sinergico tra istituzioni, imprenditori lungimiranti e decisi a mettersi in gioco, con le associazioni e con l’obiettivo del massimo rispetto delle regole.

Già lo scorso aprile, in piena “bagarre” sulla sanatoria paesaggistica, abbiamo avuto occasione di chiarire, replicando indirettamente ai colleghi dei comuni limitrofi che peroravano e garantivano la regolarità delle situazioni nei loro territori (“noi non siamo come Rimini”), che i piani dell’arenile di competenza comunale non sanano nulla, ma disciplinano esclusivamente cosa può esserci sull’arenile e svolgono funzioni diverse rispetto al Codice Urbani (D.lgs l 42/2004 ergo Legge dello Stato) che invece sanziona penalmente, e non da ieri mattina come qualcuno si vuole autoconvincere, chi è sprovvisto di autorizzazione paesaggistica per installare legittimamente proprio quelle strutture che i piani consentono.

Abbiamo sottolineato che non esistono isole felici in quanto a “Rimini” si gioca con le stesse regole con cui si gioca a Riccione, Misano, Cattolica e Bellaria perché poi l’ arbitro è sempre lo stesso: l’ autorità giudiziaria. Infatti notiamo e osserviamo che proprio in questi giorni il Codice di procedura penale viene applicato uniformemente e che i sequestri vengono effettuati a Rimini come a Riccione, e non potrebbe essere diversamente.

La direzione di marcia di Rimini è volta all’innovazione nel rispetto delle regole. Le piccole polemiche di campanile, o peggio, il tentativo di cercare di scaricare i problemi su altri che, tra l’altro fanno parte di un sistema turistico locale sul quale come Rimini continueremo a investire, non sono altro che il sintomo di una debolezza di pensiero.”

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