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Veglia Pentecoste. Piazza gremita per riscoprire il valore della testimonianza

RiminiVita della Chiesa

27 maggio 2012, 14:57

Veglia Pentecoste. Piazza gremita per riscoprire il valore della testimonianza

L’invito del Vescovo Lambiasi è che nasca un Cenacolo del Vangelo in ogni parrocchia.

Parrocchie, comunità, religiosi, associazioni, movimenti e aggregazioni laicali hanno riempito ieri sera la piazza, per rispondere alla domanda “C’è una vita più umana di quella cristiana?”.
C’era una veglia da vivere, ricorda la nota della Diocesi a sintesi della serata, per chiedere il dono dello Spirito Santo, quello che ha trasformato gli apostoli impauriti in intrepidi annunciatori. Oggi come allora, lo Spirito Santo che scende nella Pentecoste (il completamento della Pasqua) infonde la forza ai cristiani di diventare annunciatori. Per questo il Pastore della Chiesa riminese ha lanciato un accorato appello all’evangelizzazione, a non tenere nascosto il tesoro – Cristo – che si è incontrato, che si è ricevuto. “Nel cristianesimo si è ribaltato quanto avviene nelle altre religioni: non è l’uomo che va verso Dio ma è Dio che cerca l’uomo, che si piega verso di lui”.
I cortei provenienti dalle chiese di San Gaudenzo, San Giovanni battista, San Nicolò e San Giuliano sono arrivati in piazza, preceduti dalle croci astili, attorno alle 21, accolti dal canto dei tre cori: aggregazioni laicali, pastorale giovanile e Punto Giovane.
Alle 21.15 è iniziato il momento di preghiera, meditazione e testimonianza in piazza. La preghiera è diventata teatro grazie ai centri diurni della Fraternità della Papa Giovanni XXIII, una danza che traduce la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli nel cenacolo, al termine della quale ci si è scambiati il segno della pace.“Dopo aver incontrato i cristiani, chi non crede deve sentirsi ancora più libero” ha detto il Vescovo nel corso del suo primo intervento.
La lettura della Parola di Dio ha scandito i tre momenti in piazza. Durante il secondo modulo è intervenuto il giornalista e scrittore Luigi Accattoli, che è stato provocato dalla visione di alcuni video di testimoni cristiani riminesi. Elisabetta e Ulisse hanno un figlio ed uno in arrivo. La crisi li ha toccati ma loro si sono arricchiti con la preghiera e il sorriso sulle labbra. “I cristiani sono come gli altri, – ha detto Elisabetta – ma hanno una marcia in più: la speranza”. “La speranza in un Dio Padre che ci ama come figli” ha rilanciato Accattoli.
Enrico e Annalisa sono una coppia di Viserba. Lui è senza lavoro da mesi. “Il tempo non te lo regala nessuno oggi, è più prezioso dell’oro. Io ne ho approfittato per dedicare tempo a un amico che avevo trascurato, Gesù. Ed è stata la cosa più importante che ho fatto”. “fare del bene, anche attraverso il denaro è più facile – ha rilanciato Accattali – che destinare del tempo a chi sai che non potrà mai ridartelo indietro”.Nel terzo modulo della veglia, con il popolo in piazza silenzioso e partecipe, sono state proiettate le testimonianze di Lauretta e Marco, ricercatrice universitaria lei e cuoco lui. “Quando a 24 anni ho detto che mi sarei sposata mi prendevano per matta – racconta Lauretta – Perché non vai a convivere? Ma anche nella convivenza non c’è mai la certezza che lui non ti tradisca. E il «per sempre» è la cosa più straordinaria che puoi avere”. Sul “per sempre” si è soffermato con entusiasmo nuovamente Accattoli, che ha parlato di amore senza riserve, senza mettere frapporre barriere, paratie. Senza separazione dei beni tra gli sposi, senza conti e vacanze separati, senza segreti che l’altro non può vivere.
Le testimonianze si sono chiuse con la storia di Matteo, giovane vedovo di Rimini. La moglie è morta a 29 anni: “Chi andava a trovare Lidia in ospedale entrava nell’angoscia, e usciva nella pace”.
“Questi sono fatti di Vangelo – ha ribadito emozionato Accattoli – e sono contagiosi, il contagio del Vangelo”.
Indicando l’immagine della Vergine che muove gli occhi di S. Chiara, presente sul palco in piazza Cavour, il Vescovo ha introdotto un fuori programma, facendo cantare a tutta l’assemblea “Salve Regina” in latino.
Monsignor Lambiasi nell’’intervento finale – citando più volte don Oreste Benzi e papa Benedetto XVI – ha ribadito la necessità per i cristiani della testimonianza, dell’evangelizzazione. Ha assicurato che in questi mesi di visita pastorale si è imbattuto in tanti fatti di vangelo, tanti da comporre un prezioso e vitale dossier.
E ha lanciato una proposta: che in ogni parrocchia nasca e si sviluppi un “Cenacolo del Vangelo”, ragazzi e uomini in grado di vivere e testimoniare l’amore di Cristo per l’uomo di oggi.
Il mandato ai 200 catechisti battesimali, nuova forma di ministerialità presente nella Chiesa, e ai catechisti per l’Iniziazione Cristiana degli adulti, è stato l’ultimo gesto di una Veglia che ha visto la Chiesa riminese unita attorno al suo pastore, prima del canto finale, “Popoli tutti lodate il Signore”, intorno alle 23.

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