sabato 15 dicembre 2018
In foto: Per il settore della pesca serve sostegno e attenzione dalla politica, ma anche rigidi controlli perchè non si ripetano gli scriteriati comportamenti che alla lunga hanno compromesso il patrimonio ittico dell'Adriatico.
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lun 11 lug 2011 10:06 ~ ultimo agg. 00:00
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Lo afferma un ordine del giorno presentato in Consiglio Provinciale da Maurizio Nanni dell’UDC. L’UDC chiede alla Giunta e al Consiglio provinciale di impegnarsi con la Regione e il Ministero “per una politica alternativa di salvaguardia e rilancio del settore della pesca”.
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Il testo dell’Ordine del giorno:

Al Presidente del Consiglio Provinciale

Ordine del giorno : ambiente marino e pesca.

Il consiglio Provinciale

Premesso che,

Il Decreto Sviluppo, che all’art. 35 sancisce il fermo pesca per un periodo massimo di 45 giorni, piace alla stragrande maggioranza dei marinai in quanto risponde, almeno in parte, all’esigenza di salvare la produzione ittica italiana come annunciato dalle rappresentanze dei pescatori al Tavolo Blu della Ente Provincia e comunicato alla stampa.

Considerato che,

I 22 milioni di euro messi a disposizione per il fermo pesca per 45 giorni sono una insufficiente iniezione di fiducia in quanto, allo stato di fatto, non sono affatto seguiti da una politica chiara e concreta che metta in atto la salvaguardia di tutto l’ecosistema dell’alto adriatico.

Auspicato che,

La soluzione più plausibile in aggiunta a quella messa in atto da questo Governo (13 milioni di euro dal regolamento CE nr.1198/2006 e 9 milioni dall’art. 5 della Legge 183 del 1987), è quella di attivare una dichiarazione dello stato di crisi che faccia attingere ad agevolazioni sul piano previdenziale. In virtù della crisi congiunturale che il settore sta affrontando (vedi caro petrolio e materie prime) si potrebbe avviare una cassa integrazione straordinaria in deroga per il personale dipendente (gli imbarcati) e per i soli armatori che lavorano in proprio sulle imbarcazioni.

Presupposto che,

lo sforzo di pesca messo in atto negli ultimi 20/25 anni da molti incoscienti pescherecci di traino, che fanno capo a grandi armatori non lavoratori dediti al solo lucro, ha superato la capacità di tenuta di tutto l’ecosistema del centro e nord Adriatico;

L’incoscienza di una parte degli armatori non lavoratori, ha fatto sì che alcuni comportamenti al limite della legalità diventassero una prassi specialmente nel medio alto Adriatico. Esempi lampanti ma mai circostanziati in quanto consuetudini comuni in alcune realtà territoriali, sono gli aumenti esponenziali dei cavalli dei motori delle grandi imbarcazioni che, in alcuni casi sfiorano i 2000 cavalli nonostante le loro omologazioni originale sul libretto risultano essere poco più di 400 cavalli.

2)

Si propone che,

le soluzioni alternative oltre al semplice fermo pesca, a salvaguardia della tenuta dell’ecosistema :

a) una ripartenza graduale (massimo 60 ore settimanali per i primi due mesi dopo la ripartenza del fermo pesca) per evitare un immiserimento veloce delle risorse ittiche che vanifichi l’effetto positivo del fermo e che faccia, nel giro di pochi giorni, crollare i prezzi del pescato;
b) di inserire divieti tassativi, per imbarcazioni superiori a 25 metri, che effettuano pesca al traino, che evitino di superare le 72 ore di pesca inclusa “la vela” (il periodo di navigazione di non pescaggio): si prenda esempio dal cronotachigrafo dei camionisti che attesta tutta l’attività lavorativa dell’autista.
c) si effettuino maggiori controlli da parte degli organi preposti sui sistemi di localizzazione satellitare (blue box) attestando pero’ maggiori investimenti affinchè queste apparecchiature possano essere sfruttate nella maniera più adeguata: più personale qualificato nelle sali operative preposto alla localizzazione delle barche che violano le zone di tutela biologica;
d) di dichiarare illegali e combattere con tutti i mezzi necessari, una volta per tutte, pesche effettuate con ramponi e reti munite di catene.
e) un accurato monitoraggio di tutte le vene idriche che sfociano nel mare. Esse spesso sono causa di morie improvvise di pesci e molluschi che hanno avuto la sfortuna di nascere davanti ad esse.

Il consiglio provinciale impegna ,

Il Presidente e la Giunta Provinciale di Rimini di inviare il presente O.D.G alla commissione ministeriale per la pesca istituita presso il Ministero delle Politiche Agricole ed alla Giunta della Regione Emilia-Romagna affinche’ si sostenga e trovi risoluzione in tutte le sedi istituzionali la presente istanza, per una politica alternativa di salvaguardia e rilancio del settore della pesca, che da troppo tempo viene trascurato e che al suo interno ha migliaia di famiglie che vivono grazie ad esso.

A dare comunicazione mediatica della presente risoluzione.

f.to Consigliere UDC Nanni Maurizio

Rimini li’ 11.07.2011

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