domenica 16 dicembre 2018
In foto: 7 miliardi di giro d'affari, 130mila lavoratori in nero. Questi i numeri della contraffazione in Italia. Ieri la parlamentare riminese Elisa Marchioni è intervenuta alla Camera dei deputati per presentare la mozione del Pd.
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mar 12 lug 2011 18:09 ~ ultimo agg. 00:00
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Per la Marchioni, quello della contraffazione è un fenomeno che rischia di essere sottovalutato.
La seduta a Montecitorio era presieduta da Rocco Buttiglione.

L’intervento dell’on. Marchioni alla Camera

Signor Presidente, intervengo a nome del mio gruppo e colgo l’occasione per annunciare che anche il mio gruppo sta per depositare – credo proprio in questi minuti – una mozione su questo tema.
Quindi, come i colleghi hanno ricordato, intervengo, innanzitutto, per tracciare un quadro di quello che rappresenta il mercato della contraffazione nel mondo. In base alle stime dell’OCSE, una quota tra il 7 e il 10 per cento del commercio mondiale è costituita da merci contraffatte; un volume d’affari che potrebbe arrivare a 500 miliardi di euro e che – sempre secondo i dati OCSE – coinvolge 149 Paesi da cui originano prodotti contraffatti; 24 Paesi sono della stessa area OCSE e, quindi, sono altamente industrializzati, mentre 5 Paesi sono fonti principali da cui deriva l’80 per cento delle merci contraffatte, tra cui Cina, Hong Kong e Thailandia.
In Italia, il mercato delle merci contraffatte è stimato tra i 5 e i 7 miliardi di prodotti. I dati del Censis indicano che questo mercato genera un mancato gettito di 5 miliardi di euro, pari al 2,5 per cento del totale delle entrate tributarie. E oltre alle mancate entrate tributarie, sempre solo in Italia, sono stimati 130 mila posti di lavoro irregolari: si tratta di 130 mila famiglie, di persone che non hanno tutele.
Nel mondo, si stima che, in dieci anni, siano stati 270 mila i posti di lavoro persi, metà nella zona Ue, perché, in qualche modo, il mercato legale è stato eroso dalla criminalità del mercato parallelo della Pag. 39contraffazione. Ed è un fenomeno in crescita: se nel 2007, le dogane comunitarie hanno sequestrato 79 milioni di articoli contraffatti nel corso di oltre 43 mila operazioni, riportando un più 17 per cento rispetto all’anno precedente, sono state ancora di più quelle negli anni successivi. È corretto tener presente che una parte molto grande della contraffazione segue rotte internazionali, sbarcando preferibilmente nei porti di Amburgo, Rotterdam e altrove.
In varie economie emergenti, la produzione dei beni contraffatti ha raggiunto dimensioni allarmanti, tanto che sono divenute necessarie speciali misure per potenziare il coordinamento fra le dogane e gli organi giudiziari e di polizia dei Paesi interessati e favorire l’armonizzazione delle normative con quelle dell’Unione europea.
Anche in Italia l’industria del falso ha registrato, negli ultimi anni, una crescita molto consistente: dai 34 milioni di beni sequestrati nel 2003 dalla Guardia di finanza agli oltre 110 milioni nel 2010. Quando parliamo di contraffazione affrontiamo un tema molto complesso che va dalla copiatura dei prodotti commercializzati di marchi noti, realizzando quindi la violazione del diritto di proprietà intellettuale, al porre sul mercato prodotti con marchi falsificati del tutto simili agli originari, alla cosiddetta usurpazione o evocazione dei marchi, cioè quando ci sono dei prodotti a latere che sfruttano la nomea di un prodotto famoso per vendere un prodotto che non è altrettanto noto. Questo danneggia in gran modo l’Italia che infatti è forte di un’economia caratterizzata da eccellenze anche locali e molto particolari; nel solo campo dell’agro-alimentare, secondo i dati di Coldiretti e Eurispes, il giro d’affari complessivo dell’italian sounding, cioè di questo mercato di prodotti che si rifanno a prodotti noti italiani, tanto per fare un esempio come il Parmesan per il Parmigiano, è di oltre 60 miliardi di euro all’anno, cifra superiore di due volte e mezzo all’attuale valore dell’export del settore.
C’è una contraffazione contro l’invenzione e cioè contro i brevetti: c’è chi utilizza i brevetti riproducendo ciò che questi dovrebbero rendere proprietà esclusiva di chi li ha depositati; c’è anche una vera e propria pirateria con la riproduzione di musiche e film su CD e DVD. Vi è una contraffazione di marchi in base alla quale vengono utilizzati marchi di proprietà di altri e l’abuso dell’indicazione di origine dei prodotti, cioè si certificano provenienze di prodotti in modo falso. Tutta la filiera è esattamente da colpire e così fanno le forze dell’ordine che, così come le audizioni in Commissione hanno evidenziato, lavorano incessantemente proprio per rompere questi legami criminali. Si tratta infatti di un fenomeno che ha una propria rete di produzione, una propria rete di distribuzione che va fino ai venditori al dettaglio, come ad esempio nei casi di prodotti venduti nei mercatini, oppure che confluisce in punti vendita tradizionali a volte anche all’insaputa di venditori e compratori.
Chi falsifica immette sul mercato prodotti al più basso prezzo possibile e copiati; sono prodotti privi di quei costi che caratterizzano tutti i prodotti innovativi, sono realizzati senza garanzie, sia in termini di qualità, sia in termini di sicurezza. È questo un fenomeno che colpisce i Governi che sono impegnati spesso ad incentivare l’economia e che si trovano in difficoltà proprio perché viene a mancare quel contributo in termini di fiscalità; è un fenomeno contro l’economia perché colpisce tutti coloro che sul mercato, invece, lavorano legalmente. Infatti, diventa più difficile concorrere con chi non ha spese, non ha spese perché non paga le tasse, non ha spese perché non fa innovazione, non ha spese perché non fa ricerca. Il mercato dei falsi però è un fenomeno pericoloso soprattutto per i consumatori, e spetta a noi il compito di tutelarli, ai quali si vende un prodotto che il più delle volte è non solo falso ma anche nocivo per la salute.
Se infatti sono prevalentemente i prodotti della moda a essere presi di mira, ci sono molti settori merceologici ora colpiti Pag. 40dalla contraffazione; non sono più soltanto i beni di lusso o comunque di costo elevato ma sono interessate le più svariate merci di uso comune. In vendita spesso su Internet vi sono molti farmaci, rubati o rietichettati e spesso privi di principio attivo; secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, la contraffazione riguarda anche gli antibiotici, gli ormoni, gli antiallergici e gli antimalarici, e se nei Paesi occidentali le confezioni contraffatte non superano l’1 per cento dei prodotti, in Africa, in Asia e in America latina si attestano fra il 30 e il 50 per cento. Il Parlamento europeo ha dovuto varare una legge per impedire l’ingresso di medicinali contraffatti nella filiera farmaceutica legale.
Sul mercato delle merci contraffatte troviamo poi i cosmetici, la bigiotteria, i ricambi per auto, gli accessori, la meccanica di precisione e l’utensileria domestica; i beni sono cresciuti enormemente in questa filiera, tanto che si è passati dai 9 milioni di pezzi ritirati nel 2008 agli oltre 40 milioni del 2010: sono più economici ma spesso sono pericolosi. Scarpe e borsette contengono spesso cromo esavalente, le sigarette contraffatte contengono spesso percentuali elevatissime di catrame e di arsenico; i termocaloriferi sono assemblati con fibre di amianto e i rubinetti rilasciano sostanze metalliche pesanti come il piombo e il nichel. Più volte la cronaca ha riportato episodi in cui è esploso il problema della sicurezza dei giocattoli e dei prodotti per l’infanzia non controllati. Sono questi dati che danno l’idea dell’entità preoccupante di questo mercato che sta erodendo spazi di legalità; sicuramente ha trovato uno spazio maggiore perché i prodotti a basso costo hanno esercitato un fascino particolare in questo momento, a causa delle difficoltà legate alla recessione che molte famiglie trovano.
Quindi, il mercato del falso finisce per diventare più appetibile, proponendo ai consumatori prodotti dalle caratteristiche simili a quelli ufficiali, ma a prezzi più bassi. Non sempre si ha la consapevolezza che acquistando un prodotto di questo tipo si alimenta, invece, un mercato criminale.
La Camera dei deputati ha istituito proprio un anno fa, nella seduta del 13 luglio, una Commissione di inchiesta contro la contraffazione e la pirateria. La deliberazione di inchiesta parlamentare del 20 luglio scorso ha dato origine ad un ampio lavoro. Voglio rivendicare come sia stato il mio gruppo, il Partito Democratico, ad aver depositato per primo una proposta di legge – a prima firma di Andrea Lulli – proprio per chiedere una Commissione – la richiesta era per una bicamerale e non una monocamerale, come poi è stato approvata – per conoscere meglio questo fenomeno, che anche solo per le prime e sintetiche indicazioni che ho delineato presenta questi contorni inquietanti e diffusi e spesso sottovalutati.
Risulta più che mai che per contrastare la contraffazione alla pirateria occorra, prima di tutto, conoscerla a fondo, e poi raccogliere dati fondamentali per combattere questo fenomeno e anche studiare le buone prassi sperimentate in Europa e la legislazione applicata nei Paesi membri dell’Unione europea. La Commissione lavoro, dall’ottobre scorso, ha raccolto testimonianze e audizioni, facendo emergere dai rappresentanti delle forze dell’ordine e dalle categorie economiche che sono state audite veramente elementi di grande preoccupazione, tra questi il legame del mercato parallelo della contraffazione con la criminalità organizzata della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta in Italia.
Nel corso delle audizioni, infatti, i rappresentanti delle forze dell’ordine, ai quali va il nostro plauso per l’impegno e i risultati ottenuti nel contrasto alla criminalità, è emerso che sono stati scoperti molti casi di collusione, alcuni casi anche in cui il pizzo che veniva richiesto era l’imposizione della vendita di prodotti contraffatti. Il mercato parallelo della contraffazione non è solo italiano – lo dicevamo anche prima -; secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea, il 64 per cento delle produzioni di merci contraffatte riguarda articoli che provengono Pag. 41dalla Cina. Alla luce di ciò, questo fenomeno non può essere ricondotto e contrastato soltanto attraverso le legislazioni nazionali, anche se provvedimenti come quelli assunti da questo Parlamento come la legge sulle etichettature, che consente di risalire alla filiera di produzione, e la legge di tutela del made in Italy – legge cui il Partito Democratico ha dato un appoggio importante per la definizione e l’approvazione – sono passi che vanno sicuramente nella direzione giusta, e costituiscono tappe a tutela del mercato legale e dei consumatori.
Ma a fronte della diffusione del mercato parallelo di prodotti falsificati, già la legislazione europea è forse ormai insufficiente a contrastare fenomeni che sono globali, tenendo presente, soprattutto, l’utilizzo, anche questo in grande crescita, di Internet, come nuova frontiera della contraffazione e della pirateria. È una strada pericolosa, perché enorme è la velocità di accesso e veloci sono le transazioni e la garanzia di un sostanziale anonimato. Internet è un canale privilegiato, spesso per alcune tipologie di acquisti, specialmente dei medicinali. Le caratteristiche di Internet rendono il controllo non sempre agevole, la Guardia di finanza, però, negli ultimi anni ha sequestrato 42 siti web, e oscurato, per la prima volta in Europa, un sito allocato sulla piattaforma estera in Svezia.
A fronte di questo mercato globale l’impegno dell’Unione europea è comunque un imprescindibile punto di partenza, e per questo l’Unione europea ha già preso una serie di provvedimenti: il 20 gennaio 2009 il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione una politica più ambiziosa di lotta alla contraffazione e alla pirateria. Anche a seguito di tale richiesta, la Commissione europea ha inaugurato il 2 aprile 2010, in occasione della XII Conferenza di alto livello sulla contraffazione e la pirateria, un osservatorio europeo che nasce per garantire un maggiore rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. L’osservatorio è in prima linea nella lotta contro il commercio di beni contraffatti e contro il fenomeno della pirateria e contro ogni altra violazione dei diritti di proprietà intellettuale, diritti d’autore, marchi, di disegni, di modelli e di brevetti.
Con la comunicazione dello scorso 22 novembre 2010 inviata dalla Commissione europea al Parlamento ed al Consiglio europeo si sottolinea poi l’importanza nell’economia del fenomeno di penetrazione mafiosa attraverso la contraffazione e la pirateria. Anche questa è una segnalazione molto importante, che ci dà l’idea di quanto l’Unione europea sia impegnata sotto questo versante.
Giungo allora alle richieste che con questa mozione vogliamo presentare. Uno dei nodi è che l’illegalità si contrasta con una diffusa coscienza pubblica e sociale, con una diffusa cultura della legalità. Quindi, il primo impegno che noi chiediamo al Governo è di effettuare campagne pubbliche di informazione per invitare i consumatori a comportamenti etici nei confronti dell’economia legale, con una cultura che sappia fare a meno dell’immagine e dell’apparire a tutti i costi.
È importante che si discuta di questo nelle scuole, anche se sappiamo che già qualche progetto viene portato avanti. La Guardia di finanza, ad esempio, sta portando avanti progetti di sensibilizzazione, anche con testi a fumetti per gli alunni, anche i più giovani. Il ruolo della scuola è fondamentale perché è lì che i ragazzi acquisiscono gli strumenti per diventare adulti consapevoli ed esercitino la coscienza critica. Per questo critichiamo senza sosta i tagli a cui avete sottoposto la scuola italiana.
Il tema della legalità, però, è un tema che va anche oltre la scuola e coinvolge le famiglie. Dobbiamo porci tutti come adulti e come educatori, perché il messaggio che i giovani ricevono troppo spesso è tutto orientato a una cultura dell’apparire. Noi, invece, dobbiamo saper offrire anche altro ai ragazzi che crescono perché, se l’acquisto consapevole di un bene contraffatto o falso, di provenienza illecita, riusciamo a far capire che è una scorciatoia fuori dalla legalità, dobbiamo sostenerlo e far sì che sia chiaro. Infatti, si tratta di un gesto che collega l’acquirente alla filiera di illegalità Pag. 42che lo ha prodotto, lo rende complice, lo rende una piccola ruota di un ingranaggio che produrrà ancora danni, danni all’economia legale, danni ai lavoratori, danni a tutti coloro che operano in modo corretto e concorrenziale sul mercato.
Dobbiamo dire che, in alcuni casi, il consumatore è consapevole di acquistare prodotti che sono contraffatti, anzi può trovarli di particolare convenienza, poiché sono prodotti che assomigliano molto, ma che sono solo imitazioni quasi perfette degli originali. La lotta alla contraffazione è particolarmente difficile proprio a causa della sottovalutazione del fenomeno, perché da una larga fascia della popolazione questo non viene percepito come un problema criminale di grave rilevanza.
Per questo è importante che la Camera oggi si occupi di questo tema e per questo è importante votare le mozioni che impegnano il Governo ad impegnarsi su questo versante. È infatti fondamentale non abbassare la guardia sul versante delle regole, cercando una maggiore collaborazione e ponendo il tema in sede europea, al fianco delle forze dell’ordine, dalla guardia di finanza ai carabinieri, al Corpo forestale dello Stato, a tutte le associazioni di categoria e a tutela dei consumatori.
Per questo chiediamo al Governo che si impegni a sostenere con risorse adeguate, a partire da questa manovra finanziaria in discussione al Senato, le aziende e i distretti che operano nel made in Italy, perché è proprio la produzione italiana che dobbiamo difendere e proteggere, anche evitando di sopprimere l’ICE, dotando le dogane di strumenti tecnologici adeguati al controllo qualitativo delle merci e le forze di polizia di personale e strumenti adeguati al contrasto della vendita di prodotti contraffatti via Internet.
Chiediamo al Governo che si impegni ad adottare con urgenza ogni iniziativa presso le competenti sedi europee volte a conseguire azioni preventive comuni fondate sulla tracciabilità dei prodotti tali da contrastare forme di contiguità o sovrapposizione fra mercato legale e illegale.
Impegniamo il Governo ad una nuova dimensione della lotta alla contraffazione che coniughi il contrasto effettuato attraverso il controllo dei territori dei confini europei al problema dei traffici illeciti e dei luoghi ove in Europa si ricevono le merci e con quelle merci si fanno affari, l’armonizzazione della normativa comunitaria in tema di sequestri preventivi e di contraffazione in generale, fino a giungere ad attività di euro-confisca, ovvero al reciproco riconoscimento delle decisioni relative a confische e sequestri patrimoniali in tutti i Paesi membri dell’Unione e a rendere più stringenti gli obblighi degli istituti di credito, delle società finanziarie e dei professionisti riguardo all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette.

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di Maurizio Ceccarini
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