domenica 16 dicembre 2018
In foto: Associazioni ed amministratori pubblici commentano il risultato dei referendum. Commenti che al momento arrivano essenzialmente dal fronte che auspicava il raggiungimento dei quorum e la vittoria dei si.
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lun 13 giu 2011 17:38 ~ ultimo agg. 00:00
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Il commento della deputata riminese Elisa Marchioni:

“Il governo prenda atto di non rappresentare più il Paese. Sono dei ‘Sì’ fortissimi, quelli votati dai referendum, perché mostrano c’è una nuova maggioranza nel Paese. Con questo voto, i cittadini gridano che non è in loro nome che il governo ha voluto la giustizia su misura del legittimo impedimento, le cifre astronomiche del ritorno al nucleare senza sicurezze, la mancanza di chiarezza sulla gestione dell’acqua come bene pubblico. E che battaglie dell’opposizione in Parlamento, le nostre battaglie, anche se non vittoriose nei numeri, interpretavano ciò che le persone chiedevano. Quella di oggi è una grande vittoria degli italiani, dei cittadini che si sono ripresi la fiducia che il governo ha maltrattato, sarebbe davvero il caso che il governo ne sapesse trarre le conseguenze”.
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La dichiarazione del Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali:

“Credo sia doveroso ringraziare i cittadini della provincia di Rimini per aver fatto abbondantemente la loro parte nel raggiungimento del quorum per i quattro quesiti referendari del 15 e 16 giugno. Una grande prova di democrazia che, finalmente, spazza via i fallimenti numerici in serie degli ultimi 20 anni, ridando forza e credibilità al tema della partecipazione diretta. La partecipazione è una risorsa, un valore che va oltre lo stesso- peraltro importantissimo- voto sui singoli referendum.
La cosa straordinaria è che questo risultato è sostanzialmente dovuto al successo di un sistema d’informazione costruito dal basso, dai social network all’informazione locale, e persino all’antico metodo del passaparola. Una batosta sonora per i Golia dei network mediatici nazionali e internazionali che, sino all’ultimo, hanno oscurato e minimizzato l’impatto della sfida sulla vita quotidiana degli italiani.
L’auspicio, anzi la richiesta pressante, a questo punto è che chi ha deleghe e responsabilità non tradisca l’esito referendario sia nel merito dei quesiti che su un metodo di governo che non può prescindere dalla partecipazione”.
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La dichiarazione del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi

“Davanti ai risultati che provengono dai seggi, mi sento d’esprimere un grazie profondo agli oltre 65.000 riminesi che, recandosi al voto tra ieri e oggi, sono stati protagonisti di questa splendida prova di democrazia rappresentata dal raggiungimento del quorum nei quattro quesiti referendari.
Un risultato per niente scontato – e per questo ancor più prezioso – che ha visto l’impegno di tanti cittadini che in questi mesi, tenacemente e anche testardamente, hanno continuato nella loro opera d’informazione e convincimento su quattro temi per niente secondari, che riguardano la vita di tutti per l’oggi ma soprattutto per il domani. Ed è in quell’entusiasmo, in quella passione civile, in quella partecipazione che in tanti momenti d’incontro ho ritrovato che, credo, vada ricercata la chiave di volta dello straordinario risultato ottenuto.
Anche stavolta Rimini ha saputo cogliere il vento del cambiamento, che – ne sono certo – soffierà per molto tempo ancora.”
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Il commento a caldo del Laboratorio Paz

E’ fatta. Con un risultato straordinario il quorum è raggiunto e superato.
Se ne erano già accorti a metà mattina i mercati finanziari: Piazza Affari, la borsa valori di Milano, aveva registrato un pesante calo dei titoli delle multiutility quotate, quelle che avevano scommesso sulla privatizzazione della gestione del servizio idrico, e un crollo azionario delle imprese legate al ciclo delle tecnologie atomiche.
Altro che “referendum inutile”!
Una prima valutazione non può prescindere dal merito dei quesiti: ad essere sconfitta è innanzitutto l’idea che si era affermata negli ultimi vent’anni, per cui non solo era giusto e legittimo considerare l’acqua, così come qualsiasi altro “bene comune”, come una risorsa economica, merce oggetto di un irreversibile processo di privata appropriazione, ma che anche la sua gestione in quanto servizio al cittadino, così come di qualsiasi altro “servizio pubblico”, sarebbe stata di gran lunga più “efficiente ed efficace” se affidata alle virtù naturaliter salvifiche del mercato capitalistico. Ideologia e politica economica del neoliberismo sono, così per come li abbiamo conosciuti, nella crisi che ne ha messo a nudo la reale portata, i primi sconfitti dall’esito referendario. Ad essere battutto è pure, nel merito, l’incubo di un ritorno della scelta nucleare in Italia, l’idea cioè che il concatenamento energetico della crisi potesse essere affrontato con il rilancio in grande stile del ciclo atomico, con tutti i rischi ad esso connessi e con il consolidarsi di un modello di produzione centralizzato e autoritario che esso inevitabilmente comporta.
Una seconda valutazione rinvia alle possibili prospettive aperte dal voto: da una parte l’opportunità di praticare, a partire dall’acqua e sulla scala di nuovi laboratori metropolitani e territoriali, la necessità di una radicale inversione di tendenza nella “gestione comune” dei servizi pubblici, inoculando fortissime dosi di partecipazione diretta nelle scelte politiche e amministrative che li riguardano e facendo di essi i pilastri di un’alternativa fondata sulla riappropriazione democratica del governo locale; dall’altra la possibilità di avviare sul serio, una volta rimosso l’ostacolo rappresentato dagli enormi interessi della lobby nuclearista, un ciclo di lotte e di progettualità alternativa per l’affermazione di un “comune energetico”, fondato su elementi praticabili e praticati di indipendenza e democrazia nel disegno del passaggio di civiltà alla produzione di energia da fonti rinnovabili e pulite, connettendo a questo cambio di modello una più ampia proposta di riconversione produttiva in senso ecologico.
Una terza valutazione considera come questi percorsi di grande innovazione siano resi pensabili proprio a partire da un più generale senso di cambiamento, che il carattere di “tempesta perfetta” dell’esito referendario dimostra: a partire infatti dalla crucialità di quesiti costruiti intorno a singoli, ma al tempo stesso paradigmatici “beni comuni” quali acqua ed energia, salute e ambiente, è la domanda di un complessivo orizzonte comune, alternativo allo stato di cose presenti e all’interno del quale ciascuna e ciascuno possa aspirare a migliori condizioni di vita, ad affermarsi come maggioranza sociale (e anche, banalmente, quantitativa nel corpo elettorale) in questo paese. E’ un dato eccezionale, ma è, al tempo stesso, segno di un mutamento profondo; che sarebbe sciocco considerare come acquisito una volta per tutte, ma dev’essere piuttosto interpretato come un positivo e produttivo punto di ripartenza.
Infine, le conseguenze sul quadro politico-istituzionale: è certo evidente come non solo il governo Berlusconi, ma tutto il lungo ciclo del berlusconismo, gli stessi presupposti materiali e ideologici su cui era impiantato, abbiano ricevuto oggi un sonoro “voto di sfiducia moltitudinario”, ben più significativo di qualsiasi maggioranza parlamentare. E che, non a caso, ciò sia avvenuto attraverso il ritorno a nuova vita, la resurrezione dello strumento del referendum, che mancava l’obiettivo del quorum (se si esclude quello confermativo del 2006) da ben diciotto anni. Ma attenzione a quanti sono saltati sul vincente carro referendario solo da due settimane. Una lettura tutta politicista, tutta schiacciata sulla sconfitta del Caimano, che eludesse il contenuto di positiva alternativa sociale dei quesiti, servirebbe solo ad aiutare i tentativi, che certo dobbiamo aspettarci, di intercettare e normalizzare la grande spinta al cambiamento che in queste ore giustamente festeggiamo.
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Il commento di Legambiente Emilia Romagna

Il risultato di oggi segna un passaggio importante per il nostro Paese e per il futuro delle politiche energetiche e dei “beni comuni”.
Al di la dell’esito “normativo” del referendum, quello che conta di più è il segnale civile e culturale che è emerso: quello di una nazione che dopo tanto tempo trova una vera maggioranza su temi concreti e su un’idea di futuro più verde e democratica. Un’idea che troppo spesso la politica non è in grado di proporre.
L’alto numero di votanti dell’Emilia Romagna conferma inoltre una grande coscienza civile e la tradizionale voglia di partecipare alla vita democratica della nostra Regione, che è un segnale anche per il cammino da compiere in futuro.
” Il no dei cittadini alla privatizzazione coatta dell’acqua e al ritorno del nucleare, porta con se la richiesta di un modello alternativo per il futuro”- dichiara Lorenzo Frattini, Presidente di Legambiente Emilia Romagna- ” Un modello in cui i beni comuni e le risorse ambientali non possono essere ricondotti a merce e un “new deal” sulle politiche energetiche che vedano al centro risparmio e diffusione delle fonti rinnovabili”.
Legambiente infine ringrazia tutti i volontari, attivisti o semplici cittadini, che in queste settimane hanno lavorato nelle piazze per raggiungere il quorum.
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