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Sull’università si abbassino i toni. L’intervento di Polselli (Rimini Più)

PoliticaRimini

13 aprile 2011, 14:18

in foto: Antonio Polselli, candiato a sindaco della lista "Rimini Più" invita ad abbassare i toni nel confronto che si è acceso in questi giorni sull'università.

Polselli, con una nota stampa, ricorda la non facile genesi del polo riminese e invita ad uno sforzo per evitare “con la Riforma Gelmini che riapre la concorrenza fra le città romagnole e con Bologna, di indebolirci e di dare il destro alla tentazione di scaricare sulla nostra città i costi dei tagli”.

Di seguito la nota stampa di “Rimini più”

La polemica molto aspra che si è accesa fra il Prof. Carlo Bulletti, vicepresidente della Provincia, a nome della Provincia, e il Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente del Polo di Rimini, con l’aggiunta delle preoccupazioni odierne del Presidente Stefano Vitali, ci dispiace molto, perché sono persone certamente sospinte dalla stessa passione, dall’amore e dall’impegno di ognuno per la nostra Università. Ed è positivo in fondo, leggere fra le righe, una convinzione comune e ampiamente condivisibile: che l’Università sia uno dei punti di eccellenza su cui tutti vogliono rilanciare il futuro della nostra comunità.

Non c’è invece una comune avvertenza sulla fase molto delicata che investe il Polo Romagnolo, fase innescata dalla Riforma Gelmini e dal ritorno in campo di rivalità fra le città romagnole e fra queste e Bologna. Alcuni pensano di rafforzarsi a spese di Rimini, o comunque di passarci il conto della ristrutturazione imposta dalla riforma.

Ecco quindi un altro motivo per abbassare i toni e non dare l’immagine di una città divisa; pregando tutti di abbassare i toni, ma mantenendo intatta la passione per la nostra Università, vorremmo fare alcune considerazioni.

L’Università a Rimini, su cui Provincia, Comune, Fondazione Carim, e tanti altri Enti, hanno investito importanti risorse, non è stato il frutto di una fortunata coincidenza; e non è stata una pacifica concessione. Basterebbe rileggere gli atti del Consiglio Regionale per ricordare che nella programmazione regionale, concordata con Bologna e con il Ministero, Rimini era stata esclusa e che c’è voluto molto impegno, molta ostinazione, molta capacità di relazioni con il mondo accademico, e la messa in campo di tante risorse per recuperare, come si dice, il cane per la coda.

È difficile dire se si poteva fare meglio o non fare nulla. Forse non tutti sanno che anche nella nostra città ci fu allora un dibattito serrato sull’Università; alcuni preferivano puntare “sul classico mattone”, ma vinsero coloro che pensavano ad un futuro più fondato sui cosiddetti “flussi immateriali”. Ma questo dibattito è sepolto nella storia di alcuni partiti: adesso l’Università è di tutti.

Oggi la Riforma Gelmini riapre la concorrenza fra le città romagnole e con Bologna; evitiamo di indebolirci e di dare il destro alla tentazione di scaricare sulla nostra città i costi dei tagli. Non sarebbe il primo caso!

Per il futuro, a “Rimini Più” preme dare un’avvertenza, non facile da risolvere – nel momento in cui ognuno rivendica legittimamente di dire la sua, ma è difficile decidere a che titolo si parla quando si rivestono ruoli diversi: nello specifico di docente e di amministratore pubblico.

Nel concreto: non dobbiamo pensare che il potere sia unico e accentrato, così che conquistato un livello, questo ci legittimi a intervenire ovunque. La nostra tradizione, quella liberale e/o riformista, ci ricorda che il potere è articolato e diffuso: riconoscersi e rispettarsi fonda la democrazia, cercare di sovrapporre l’uno sugli altri è statalismo.

L’Università, il Credito, le Associazioni di categoria e professionale sono luoghi dell’autonomia. Si sa, ad esempio che le Università sono nate come associazioni dei professori e degli studenti per difendersi gli uni dagli altri e, insieme, per difendersi dal potere politico. E da sempre l’Università è, per antonomasia, luogo dell’autonomia. Si pensi al ruolo particolare riconosciuto ai Rettori per lo stesso ordine pubblico.

Vogliamo dire che gli Enti locali devono adoperarsi per il sostegno all’Università, poi ognuno sceglie il ruolo e conseguentemente il luogo, i modi, il tono della sua partecipazione. Nel rispetto dell’autonomia dell’Università, della sua competenza sull’ordinamento degli studi e sull’organizzazione interna.

Talvolta i fatti sfuggono alle nostre intenzioni, e si è statalisti anche in buona fede. Meglio allora un attimo di tregua, per riprendere poi il confronto.

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