giovedì 13 dicembre 2018
In foto: La campagna elettorale si concentra sul sociale. Gnassi, a seguito del rapporto Caritas, presenta una serie di proposte, mentre l'UDC si impegna a realizzare nei primi cento giorni del prossimo mandato un fondo specifico per le mamme in difficoltà.
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lun 11 apr 2011 10:13 ~ ultimo agg. 00:00
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Dopo avere partecipato alla presentazione del rapporto sulle povertà 2010 della Caritas Diocesana di Rimini, Gnassi ha commentato:
“Il rapporto Caritas è un rapporto che ci riguarda. Spesso diciamo che la società è cambiata, che ci sono fattori di crisi e povertà. Questo rapporto ci fa toccare con mano concretamente i numeri della crisi. Le povertà e l’impoverimento riguardano le famiglie venute da altri paesi, ma c’è anche il dato delle famiglie riminesi. Oggi se hai un inciampo nella vita perché perdi il lavoro o il lavoro è poco retribuito, ci si ritrova dalla soglia media, alla soglia di povertà. Sono 586 le persone o i nuclei familiari che si sono rivolti alla Caritas. C’è un dato che emerge che non è solo la marginalità, ma l’impoverimento delle famiglie. Questo significa per molti non riuscire a pagare le bollette della luce e del gas, i libri di scuola, non trovare i soldi per pagare i lavori di piccola manutenzione in casa. Ci sono i nuovi poveri: c’è un fenomeno che ci porta a perdere persino la dignità, portando all’avvilimento e all’isolamento. Il rischio è di non risollevarsi più. Ci sono padri separati con figli che non hanno posto dove accoglierli e vederli. Il rilancio di Rimini passa da un robusto investimento sul sociale. Su chi inciampa e non deve rimanere indietro. Penso che con questa situazione è ora di farci i conti fino in fondo, superando persino individualmente una certa pigrizia o un rilassamento che ti porta a pensare ‘Tanto ci sarà qualcuno che se ne occupa’. Non è così. Non ce la fanno più le associazioni, il volontariato, le istituzioni e la Caritas stessa. Bisogna pensare ad una strategia comune che può tradursi anche in un ‘pacchetto’ di azioni omogenee a favore di chi vive situazioni di estremo disagio. Chiamerò diversi soggetti a dargli sostanza: enti, società pubbliche, società pubblico/private (anche quelle che non si pensa abbiano a che fare con questi temi). Ognuno dovrà dare il suo contributo. Un pacchetto che preveda, ad esempio, ulteriori esenzioni dalla tassa rifiuti, l’esenzione o agevolazione dai contributi per asili, esenzione dei trasporti e anche per l’acquisto dei libri di scuola. Vedo il coinvolgimento della piccola e grande distribuzione alimentare commerciale, soggetti come Agenzia Tram, Hera e altri enti erogatori di servizi primari. Ma la povertà economica va anche aggredita su un fronte diverso: anche attraverso l’urbanistica si possono sviluppare quartieri e luoghi con centri di aggregazione, spazi vitali sportivi per far sì che l’impoverimento non porti alla perdita di dignità di una famiglia che non riesce a fare sport o non può permettersi di mandare i propri figli in palestra, fare un corso o a partecipare ad un gita scolastica”.

Nei primi cento giorni di Governo, l’UDC in consiglio comunale a Rimini si impegna a deliberare l’istituzione di un Fondo specifico per l’assistenza alle maternità difficili: un fondo di 50 mila euro che sarà destinato per intero al sostegno di mamme o coppie, scongiurando così – si legge in una nota – “l’aborto per motivi economici» ed ulteriori 50 mila euro di aiuti alle famiglie: per l’inserimento nel nido di quelle con più di tre figli.

Il provvedimento rientrerà nel bilancio sociale del Comune di Rimini “Sostegno a famiglie con figli minori numerosi, disabili e maternità difficili”.

La comunità di “don Oreste Benzi” – prosegue la nota – che ha esperienza di mamme convinte a non abortire per motivi economici nelle loro centinaia di case famiglia e strutture, sono convinti che se una mamma accoglie il figlio, non è per la cifra in sé, ma per l’incoraggiamento ricevuto assieme a quei soldi, a favore di una scelta di responsabilità ed amore.

Si tratta di offrire – conclude la nota – «un piccolo segno di speranza e un atto di giustizia verso chi nel terrore del futuro sta per compiere un atto irreversibile», per garantire nel concreto il diritto a non abortire, che ogni società civile deve assicurare.

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