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Marea scura al largo di Rimini. Legambiente: eutrofizzazione causata dal Po

AmbienteProvincia

27 aprile 2011, 11:57

in foto: Acque bruno-rossicce dovuta a un'eccezionale fioritura di microalghe e spiaggiamenti di pesce. Legambiente lancia l'allarme sull'eutrofizzazione acuta al largo della costa riminese: "Indispensabili politiche di bacino sul Po".

Numerose le segnalazioni giunte nei giorni scorsi a Legambiente insieme a immagini che mostrano una anomala marea scura all’altezza del Riminese.

“Secondo quanto riferito dai bollettini della struttura oceanografica Daphne dell’Arpa – si legge in una nota di Legambiente – le acque di colore bruno-rossicce notate dagli abitanti della zona, sono frutto di un’intensa proliferazione microalgale – Diatomee con Chaetoceros e Skeletonema costatum come microalghe dominanti – dovuta a cospicui apporti fluviali, del Po in particolare, con conseguente “fertilizzazione” da nitrati, fosfati e silicati dell’area nord-occidentale del bacino adriatico”.

Una situazione che ha portato a un fenomeno di eutrofizzazione acuta con conseguente innesco di condizioni di ipossia e anossia dei fondali.

Nell’area meridionale dell’Emilia Romagna e nel Pesarese – riferisce Legambiente – si sono verificati anche fenomeni di spiaggiamento di pesce collegati a tali condizioni, e favoriti da un movimento verso la costa di acque profonde prive di ossigeno, spinte da venti spiranti da terra.

Secondo l’associazione ambientalista, l’evento è straordinario: questi fenomeni infatti si verificano prevalentemente nel periodo estivo autunnale e solo nei territori centro-settentrionali dell’Emilia-Romagna, in genere da Goro a Ravenna.

“E’ indispensabile tenere alta l’attenzione sulle problematiche collegate al Grande Fiume, nel quale si riversano tutti i carichi antropici provenienti dai territori – sostiene Legambiente. – Eccessivi carichi di nutrienti provenienti da agricoltura, zootecnia ed urbanizzazione diffusa, sono destinati a giungere fino alle coste adriatiche, rischiando di provocare fenomeni che possono portare a gravi problematiche sia di natura ambientale che economica. Ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se tale fenomeno si fosse manifestato nel periodo di maggio-giugno, e quali effetti avrebbe avuto sul turismo rivierasco, economia trainante della zona”.

(Nella foto, un’immagine scattata nel tratto di mare tra Cattolica e Casteldimezzo)

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