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Cisl raccoglie le firme sulla benzina. Sul lavoro: ‘Abusi su quello a chiamata’

EconomiaRimini

27 aprile 2011, 14:06

in foto: La Cisl questa mattina è scesa in piazza per proporre ai cittadini di firmare per la riduzione delle accise sulla benzina. Un'iniziativa che arriva in un momento delicato per le famiglie e per l'occupazione in provincia. E sul tema occupazionale dal sindacato, in vista della prossima stagione estiva, arriva un allarme: si segnala un impiego scorretto sempre più diffuso dei contratti di lavoro a chiamata.

Il momento, con la guerra con la Libia in atto, può non sembrare il più adatto per pensare a come abbassare il prezzo della benzina, una voce, dicono i dati, che pesa molto su famiglie e imprese. Ma per la Cisl, se si vuole dare una nuova organizzazione al sistema, è anzi proprio questo il momento di riprendere in mano i vari disegni di legge che sul tema ci sono da tempo in Parlamento. Obiettivo, abbassare le accise, acquistando al prezzo migliore direttamente sul mercato internazionale. Ma urgente per la Cisl è anche rilanciare la riforma fiscale, alla luce delle previsioni per l’occupazione negative in provincia. “Mi verrebbe da dire se non ora quando” spiega Massimo Fossati, segretario generale Ust-Cisl Rimini. “Il costo della vita sta aumentando, e i derivati del petrolio sono uno degli elementi che rischiano di riaccendere nuovamente l’inflazione. C’è una situazione, sul versante dell’occupazione molto preoccupante, basti pensare che dal 2008 a oggi abbiamo perso 4mila posti di lavoro”.

Sul fronte occupazionale, le organizzazioni sindacali si preparano alla stagione estiva, dopo che quella dell’anno scorso ha riacceso i riflettori sul tema dello sfruttamento.
Spiega Fossati: “Si sta assistendo sul contratto a chiamata a un utilizzo di questo strumento nel modo sbagliato. Nel nostro territorio si continuano ad utilizzare un sacco di furbizie, invece di garantire attraverso un lavoro di qualità e a un lavoro stabile, anche la possibilità di un innalzamento del livello dell’offerta turistica che noi possiamo offrire”. A confermare quanto dice il sindacato sul lavoro a chiamata ci sarebbero i dati Inail e Inps – ancora non ufficiali – relativi alle prime ispezioni in provincia all’apertura degli alberghi. Da cui emergerebbe una riduzione del lavoro nero, per esempio nel settore del personale addetto alla pulizia delle camere, ma appunto, un maggior impiego scorretto del lavoro a chiamata (usato per abbattere i costi contributivi) specie per i lavoratori più giovani.

(NewsRimini.it)

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