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‘Arrivare qui è stato come rinascere’. Parlano i tunisini giunti a Rimini

Rimini

19 aprile 2011, 17:18

in foto: Sono 10 i migranti arrivati finora a Rimini. Si tratta di sei tunisini e quattro somali ospitati, i primi, in un appartamento della cooperativa Eucrante e i secondi alla Caritas di via Madonna della Scala. Siamo andati ad incontrarli.

“In Tunisia – dice Mohamed, 24 anni – questo è un periodo difficile e serviranno almeno 4 o 5 anni per migliorare le cose. Io invece sono appena laureato e cerco una sistemazione per la mia vita ed è per questo che ho deciso di venire qui anche se la mia famiglia è ancora in Tunisia. Non so se mi raggiungerà e non so neppure se resterò in Italia. Credo che mi fermerò dove riuscirò a trovare lavoro e tranquillità. Arrivare in Italia però è stato come rinascere.”
Questa è, in poche parole, la storia di Mohamed. Dal suo sorriso si comprendono tutte le speranze per un futuro migliore. Per raggiungerlo sono stati tanti i sacrifici e la sofferenza. Ma ora è meglio non parlarne, ora è importante guardare avanti.
Inseme a lui, laureato, sono arrivati alla Cooperativa Eucrante anche un imbianchino, un’autista ed un meccanico. In tutto sono sei. Il più giovane ha 19 anni. Tra loro c’è chi per arrivare in Italia ha chiesto un prestito, chi ha dovuto vendere un terreno o l’auto, chi, addirittura, l’oro della madre. Hanno speso tra i 700 e i mille euro. Sono partiti il 26 marzo e nel viaggio hanno visto, purtroppo, molti compagni morire.
Per alcuni il miraggio è la Francia (dove hanno parenti e amici), per tutti trovare un po’ di serenità.
“Ci sarà tanto tempo da aspettare – conferma Hadi, 34 anni – perché in Tunisia le cose tornino alla normalità. Per questo ho deciso di partire. Il viaggio è stato faticoso ma all’arrivo c’erano la Croce Rossa e i militari che ci hanno aiutato; eravamo in tanti ma le cose sono andate abbastanza bene. Io voglio trovare lavoro qui in Italia. La mia famiglia è in Tunisia ma tutti i miei amici sono partiti e l’ho fatto anch’io.”

Tutto sommato si sentono fortunati. Molti profughi in queste settimane hanno venduto i loro averi e rischiato la vita in mare per arrivare in Italia. Poi nel giro di qualche giorno o settimana sono stati rimpatriati. Per i sei ora a Rimini c’è invece la speranza di trovare quello per cui erano partiti: un lavoro, un po’ di serenità, un futuro migliore.
In mano hanno l’ormai famoso permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi. C’è però, confermano dalla Caritas, grande confusione su cosa consenta di fare il documento: a chi ha chiesto di frequentare l’università o cercare lavoro le autorità non hanno saputo dare risposte. “Brancoliamo nella nebbia” dicono in Caritas.
Intanto tra qualche giorno, per iniziare l’integrazione, i sei tunisini “riminesi” frequenteranno un corso di italiano. Nel frattempo ad occuparsi di loro e ad aiutarli a comunicare è una mediatrice culturale.
Più schivi e spaventati invece i quattro somali ospitati sempre dalla Caritas di Rimini: lavoravano in Libia e sono fuggiti su un barcone con altre 500 persone quando è scoppiato il caos. Tre non hanno documenti e per loro non sono ammessi permessi temporanei, rilasciabili solo a tunisini, libici ed egiziani. Possono chiedere asilo politico ma l’iter è lungo. Per loro e chi li ospita, al momento, non ci sono certezze.

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