domenica 20 gennaio 2019
In foto: Chiudeva contratti, acquistava la titolarità di aziende e faceva poi sparire quanto più denaro possibile. 40 i milioni di fatture illecite emesse. Protagonista della truffa era però un uomo morto da ben quattro anni.
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gio 24 mar 2011 09:09 ~ ultimo agg. 00:00
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A scoprire il raggiro la procura di Catanzaro che ha indagato ben 99 persone e tra queste figurano anche due bellariesi, oltre ad un cesenate, un faentino e una cervese. L’organizzazione aveva fatto assumere ad uno dei suoi componenti l’identità di un morto attraverso il recupero della sua carta di identità e del codice fiscale. L’uomo così poteva chiudere contratti, acquistare aziende e far sparire denaro di provenienza illecita, frutto spesso del racket delle estorsioni. Il gruppo avrebbe agito dal 2003 al 2009 e tra i coinvolti figurano anche un sottufficiale della Guardia di finanza di Paola, un ufficiale giudiziario di Scalea, un consigliere comunale, un ex assessore provinciale, oltre a imprenditori e professionisti. Coinvolto nell’inchiesta l’ex direttore della filiale Ubi Banca di Bellaria e due delle impiegate della stessa, residenti ora a Cervia e Jesi. Sono sospettati di aver consentito l’apertura di conti correnti sui quali transitavano operazioni sospette. Indagato anche un altro residente a Bellaria, originario del cosentino.

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