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Alcol e minori. Il 30% degli undicenni ha già bevuto alcolici

Provincia

21 marzo 2011, 15:28

in foto: Provincia e Cna promuovono un'iniziativa per prevenire l'abuso di alcol tra i minori. Un fenomeno in costante crescita anche se cambiano i metodi di assunzione.

1.447 alcoldipendenti in cura nella aziende sanitarie dell’area vasta Romagna. Dati, in crescita del 15% in tre anni, che stanno a testimoniare come la battaglia contro l’abuso di alcol sia ben lontana dall’essere vinta. I numeri non tengono conto poi dell’elevato numero di adolescenti che si avvicinano sempre più giovani alle bevande alcoliche. “Attorno agli 11 ani il 30% dei ragazzini ha già fatto uso di alcol almeno una volta (il 75% tra i 15enni) – spiega Daniela Casalboni, direttore dell’U.O. Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Rimini – e poi c’è un uso dell’alcol principalmente nel fine settimana. Dal nord Europa abbiamo importato il cosiddetto “binge drinking”, vale a dire bere grandi quantitativi di alcol (almeno 6 bicchieri) in uno o due ore con l’obiettivo non di stare insieme al gruppo ma di uscire, di sballare.”
“I genitori sono convinti che i propri figli siano bravi ragazzi – racconta Leonina Grossi, consigliera delegata per le Politiche Giovanili della Provincia Rimini – molti giovani a casa non bevono mai, neppure ai pasti. Il bere è diventato un modo per dimostrare di essere grandi e di fare parte del gruppo.”

Per promuovere uno stile di vita sano la provincia ha ha promosso con Cna, Sert, Polizia Stradale e Ufficio Scolastico un progetto rivolto a giovani, famiglie e locali. Perché la prevenzione passa anche dalla formazione e dalla consapevolezza.
“Il primo passo è educare genitori, ragazzi e gestori dei locali rispetto all’uso di alcol – spiega ancora Daniela Casalboni – poi bisogna anche far rispettare i divieti, come quello di vendita di alcol ai minori. I più giovani hanno infatti un sistema enzimatico non in grado di metabolizzare l’alcol. Inoltre le pubblicità sull’alcol non dovrebbero essere trasmesse nelle fasce nelle quali si presume ci siano minori. Un altro divieto che in Italia non viene fatto rispettare.”

Newsrimini.it

La nota stampa del progetto

“Reti sociali e responsabilità d’impresa nella prevenzione dell’abuso di alcol tra i minori”, è un progetto nato su impulso del Settore Politiche Giovanili della Provincia di Rimini e sostenuto da CNA Rimini, SERT Rimini, Polizia Stradale di Rimini, Università di Bologna Polo di Rimini, Ufficio Scolastico Provinciale e Banca Malatestiana. Il progetto è stato adottato quest’anno dall’IPSSAR S. Savioli di Riccione, che partecipa con due classi terze.
In linea con i riferimenti teorici, che raccomandano azioni congiunte rivolte a molteplici target, il progetto vuol fornire alcuni strumenti adeguati per risoluzione di un problema – quello dell’abuso di alcol tra minori – sempre più diffuso (come denuncia il rapporto ISTAT del 2009 “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”, in appendice) anche nella nostra provincia e costituire una risposta forte e strutturata a un allarme sociale.

“Reti sociali e responsabilità d’impresa nella prevenzione dell’abuso di alcol tra i minori” è quindi indirizzato a sperimentare pratiche innovative di educazione alla salute e a corretti stili di vita e di prevenzione dell’abuso di alcol tra i minori attraverso il coinvolgimento attivo della pluralità degli attori che hanno responsabilità formali oppure competenze informali nel campo dell’educazione: la famiglia, la scuola, la rete dei pubblici esercizi, le pubbliche Istituzioni. Riprendendo il percorso delle numerose campagne di prevenzione rivolte agli adolescenti e ai giovani da tempo promosse dalle politiche giovanili della Provincia di Rimini (come “Glu glu. Crash”, la più recente), dal SERT Rimini (come “Circolando”, attivo dal 2005, prevenzione e contrasto dei rischi alcol/droga correlati nei luoghi del divertimento) e dalla Polizia Stradale (come la campagna “Guido con prudenza: non ti bere la vita”, dal 2004) ed estendendo alla prevenzione dell’abuso di sostanze alcoliche una metodologia di lavoro già sperimentata in altri contesti, come “Non ConGelateci il sorriso”, la campagna di prevenzione del bullismo tra gli adolescenti realizzata già da quattro anni nella nostra provincia, che ha creato un’alleanza tra le gelateria artigianali, la scuola e la famiglia e ha vinto nel 2010 il primo premio del concorso nazionale Sodalitas Social Award per la responsabilità sociale d’impresa.

Con l’idea di fondo che la responsabilità di crescere nuove generazioni capaci di vivere insieme sempre meglio sia di un intero tessuto sociale e non solo della famiglia e della scuola.

– Percorsi e attività messe in campo dal progetto

Il progetto si articola in tre percorsi formativi, rivolti agli adolescenti, alle loro famiglie e ai gestori dei pubblici esercizi aderenti, che costituiscono un luogo di ritrovo e di socializzazione degli adolescenti.

Le attività in calendario inizieranno il 21 marzo all’IPSSAR Savioli, con l’illustrazione preliminare alle classi dei contenuti del progetto, e si concluderanno in aprile con un successivo momento pubblico di comunicazione dei risultati raggiunti.
All’IPSSAR Savioli le due classi coinvolte, la Terza B e la Terza S, prenderanno parte ad un Laboratorio teatrale gratuito, della durata di venti ore, dieci per classe, gestito dall’animatore Marcello Franca, inventando, scrivendo ed elaborando la messa in scena di episodi che stigmatizzano gli atteggiamenti negativi ed abusanti dei minori verso l’alcol. A conclusione del laboratorio, lo spettacolo che ne sarà scaturito verrà rappresentato davanti ai coetanei, nella logica dell’educazione tra pari e del trasferimento dei risultati all’intera comunità scolastica.

Contestualmente saranno attivati un Laboratorio di barman per la terza B, inteso alla creazione di una nuova bevanda alcol free, e un Laboratorio di comunicazione per la terza S, condotto da un giornalista esperto, per ideare una campagna di promozione del prodotto creato dai compagni e dei valori di socializzazione sana e sobria cui si richiama il progetto. I due laboratori prevedono un evento conclusivo di socializzazione dei risultati, e la tutorship della psicologa formatrice dott.ssa Cristina Giungi.

Le famiglie verranno coinvolte attraverso la modalità del “Caffè pedagogico”, con due momenti informali di confronto e d’approfondimento, all’interno di uno dei pubblici esercizi coinvolti nel progetto, insieme alla professoressa Rita Gatti, docente di Pedagogia Sperimentale dell’Università di Bologna – Polo di Rimini.

Obiettivo del terzo percorso, che ha per target i gestori di pubblici esercizi sostenitori, è la formazione e accompagnamento all’attività di “educatore leggero” e alle normative e comportamenti da seguire nell’approccio al delicato tema dell’abuso d’alcol tra i minori che frequentano il locale, attraverso una formazione ad hoc condotta dal SERT e dalla Polizia Stradale di Rimini.
Al progetto hanno sinora aderito Caravaggio Art Bar; Caffè Teatro 2; Yerba Buena; 47900; Taverna Pescheria; Osteria della Piazzetta; The Black Cock; Antica Drogheria Spazi; La Bottega della Creperia; Cafè Matisse; Caffè Adler.

– Appendice
“Negli ultimi anni (in Italia) si stanno ormai consolidando modelli di consumo di alcol tipici dei paesi del Nord Europa, in particolare tra i giovani. Infatti, oltre alla crescita tra i giovani del consumo di alcolici fuori pasto, dal 2003, la quota di coloro che sono coinvolti nel binge drinking (il consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione) è ormai un dato stabile. Particolarmente a rischio sono i minorenni, in quanto la capacità di metabolizzare adeguatamente l’alcol dipende anche dallo sviluppo fisico. Anche se i cambiamenti in atto nelle modalità di consumo sono maggiormente evidenti tra i giovani di 18-24 anni, non va sottovalutata la forte crescita del consumo di alcol fuori pasto tra gli adolescenti. In particolare, questo comportamento rappresenta un potenziale fattore di rischio da monitorare. Considerando la fascia di età tra i 14 e i 17 anni: tra il 1998 e il 2008 questa modalità di consumo di bevande alcoliche passa dal 12,6% al 18,7%. Il consumo di alcol fuori pasto cresce maggiormente per le ragazze (dal 9,7% al 14,4%), ma rimane più diffuso tra i maschi per i quali passa dal 15,2% al 22,7% e non emergono inversioni di tendenza. L’abuso di alcol, i comportamenti ad esso associati e le conseguenze in termini di costi sociali e sanitari sono oggetto di specifiche strategie di contrasto a livello europeo per la tutela della salute pubblica.” (Dal rapporto ISTAT del 2009 “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”)
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090423_00

“Le AUSL di Area Vasta Romagna hanno registrato 1.447 utenti alcoldipendenti in carico a
fine 2009, pari ad un incremento del 15,0% circa nel triennio 2007-2009. (…) L’incremento degli accessi lascia comunque in ombra il consumo e l’abuso giovanile e adolescenziale che pure le indagini epidemiologiche segnalano anche sul territorio ma che evidentemente stenta a transitare dalla rete dei servizi territoriali. E’ questo il target in cui sembra più scoperto l’attuale sistema di offerta, ma è questo anche il target di un marketing sempre più aggressivo, stigmatizzato in sede europea, che promuove una cultura in cui l’alcol si abbina al divertimento e alle relazioni sociali, cioè alla sfera dei “diritti” riconosciuti alla popolazione giovanile.” (Dal “Rapporto 2009 su consumo e dipendenze da sostanze in Emilia-Romagna”, a cura del SSN regionale). http://www.saluter.it/wcm/dipendenze/notizie/report_dip_2009.htm

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