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Nazionale Politica

Ultimatum di Fini: Berlusconi si dimetta o FLI fuori dal Governo

In foto: "Nuova agenda, nuovo programma" e, soprattutto, Berlusconi "deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni". Questo il passaggio chiave del discorso di Gianfranco Fini alla convention di Fli.
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dom 7 nov 2010 18:46 ~ ultimo agg. 00:00
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“Il presidente Berlusconi deve mostrare il coraggio politico che in altri momenti ha mostrato, lui deve avere il colpo d’ala, deve salire al Colle, dichiarare che la crisi è aperta di fatto e avviare una fase in cui rapidamente si ridiscuta l’agenda e si verifichi la natura della coalizione”, ha detto il leader di Fli.
“Sarebbe una bella svolta del predellino, e noi non ci tireremmo indietro”, ha aggiunto Fini sollecitando Berlusconi a “mostrare per davvero il suo amore per l’Italia, il disinteresse”. E ha aggiunto: “Berlusconi sa che è completamente fuori dalla logica delle cose possibili che il centrodestra si ricompatti a sostegno di un programma superato solo perché, bontà sua, ha riconosicuto la nostra esistenza”. Così come, per Fini, non si può pensare che “una forza politica come l’Udc arrivi gaudente e dica: bene Berlusconi, ha fatto l’appello, anche noi sosteniamo il governo. E’ una logica che non appartiene alla politica, una logica che appartiene all’attività mercantile”.
Insomma, “se non ci sarà un colpo d’ala, se Berlusconi sarà preda dei cattivi consiglieri, e quanti cattivi consiglieri ha avuto di recente, tutti coloro che dicono che quella di Fini è una trappola, è evidente che Ronchi, Urso, Menia, Buonfiglio, non rimarranno un minuto in più”. ”Siamo pronti alle elezioni, che non vogliamo ma che non ci spaventano”, sottolinea Fini. In ogni caso, ”non c’è nessun patto di legislatura se non viene cancellata una legge elettorale vergogna”.
”Siete qui per una certa idea dell’Italia non per fedeltà verso una persona”, ha esoridto Fini. Introdotto da Adolfo Urso, tra applausi e ovazioni e il suo nome che veniva scandito a gran voce dagli oltre 6.000 partecipanti, prima di prendere la parola, insieme alla platea, Fini è rimasto in silenzio ad ascoltare la lettura del manifesto dei valori di Fli presentato ieri.
Quanto alla rottura con il Pdl, non si è trattato di ”rancori personali”, ma di una ”corale assunzione di responsabilità, un desiderio di voltare pagina”. “In poche settimane – ha esodrito – ci siamo trovati a essere non marginali, condannati a un rapido oblio, ma politicamente determinanti per le sorti del governo e per l’avvenire della patria”. “Senza presunzione, umilmente, a bassa voce, credo si possa dire che se ci guardiamo intorno, se volgiamo lo sguardo dietro di noi – ha detto Fini – possiamo per davvero di poter dire che abbiamo tutto il diritto di essere per davvero molto, molto, molto soddisfatti”. “C’era chi – ha aggiunto -, con presunzione, un approccio un po’ superficiale, ci aveva frettolosamente liquidati, sono quattro gatti, insignificanti, non ha senso politico quella avventura. In poche settimane ci ritroviamo in una speldida cornice di passione con una manifestazione politica che ha pochi precedenti”.
Futuro e libertà può essere “per davvero la realizzazione del disegno che era alla base della nascita del Pdl”, certo “non sarà una An in piccolo ma nemmeno una sorta di zattera della medusa pronta a raccogliere naufraghi di ogni stagione”. “In altri contesti si era soliti dire: porte aperte a tutti eslcusi i perditempo. Qui si può dire porte aperte a tutti, esclusi affaristi e carrieristi – ha aggiunto Fini – Oggi che rappresentiamo una bella e positiva novità, se vogliamo essere coerenti dobbiamo vigilare”. E sottolinea: ”Fli non sarà mai subalterno alla cultura politica dei nostri avversari, non saremo mai subalterni alla sinistra” e ”se Berlusconi vuole qualche argomento per polemizzare, lo cerchi altrove”.
”Che dolore leggere quella notizia che ha fatto il giro del mondo” sul crollo della domus dei gladiatori a Pompei, è un altro passaggio dell’intervento di Gianfranco Fini a Perugia. Sono cose, sottolinea il presidente della Camera, che danno un’immagine del paese ”che certamente non è quella che gli italiani meritano”. E ringrazia i militari caduti in missione, ”i nostri eroi”.
La legalità “non è solo il pacchetto sicurezza, di cui certo il governo può menare vanto”, ma anche “rispetto delle istituzioni” e “senso dello Stato”, ha sottolineato Fini. “Senza la prova quotidiana che la legge è uguale per tutti c’è la libertà del forte sul debole, l’arbitrio del potente su chi non ha la certezza di avere nello Stato il garante dei diritti”.
”E’ triste constatare che ci sia arretratezza del dibattito politico culturale. Lo dico in particolar modo sul dibattito che si apre su ciò che occorre fare per gli immigrati che arrivano in Italia da altri paesi. Parlo della cittadinanza. Non c’è in nessuna parte d’Europa un partito politico così arretrato culturalmente come il Pdl al rimorchio della peggior cultura dei leghisti”. “Rispettare la persona – sottolinea ancora Fini – vuol dire che non si possono distinguere bianchi e neri, cristiani, musulmani e ebrei, uomini e donne, etero e omosessuali, cittadini italiani o stranieri. La persona è al centro dell’azione di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per armonia”.
”Dobbiamo tornare a sentire il polso del paese”, che ”non è il paese dei balocchi che di tanto in tanto dipinge Berlusconi”. “Il nostro progetto non è contro il Pdl. Non sono i nostri avversari, noi non siamo contro il Pdl, non siamo contro Berlusconi, siamo molto più ambizionamente oltre il Pdl”. Quella “pagina si è chiusa – ha detto ancora Fini – o si sta rapidamente chiudendo, perché non è stata capace di incarnare i progetti che aveva”. Il leader di Fli ha anche indicato in un “paradosso” il fatto che “Berlusconi non capisce che l’ignizione di vitalità alla sinistra viene dal fallimento del centrodestra nel mantenere buona parte degli impegni con gli elettori”. Il governo, insiste, ”credo non abbia una percezione reale di quella che è la condizione dell’Italia. Il governo sta galleggiando, tampona le emergenze, ma ha perso di vista la rotta” e non ha un progetto per il futuro del paese. Il governo ”vive alla giornata”.
Giulio Tremonti “ha evitato il baratro”, aggiunge, perché “tenere sotto controllo la spesa è stato indispensabile”, ma lo ha fatto con “modalità” da contestare. E “se a Terzigno per esprimere una protesta si arriva a bruciare il Tricolore, e quindi a compiere vilipendio del simbolo dell’Unità dell’Italia, vuol dire che si sono sottovalutate le conseguenze di un egoismo strisciante della Lega”.
”C’è una sorta di decadimento morale – ha detto ancora Fini facendo riferimento, senza citarlo, al caso Ruby – Sono temi scivolosi, credo che il moralismo sia una delle peggiori attitudini di tanti sepolcri imbiancati, pronti a far la predica e mai a guardare dentro di sé…”. ”Credo che questo decadimento sia la conseguenza della perdita di decoro e rigore di quelli che sono i comportamenti di chi è chiamato a essere di esempio, perché se si è personaggi pubblici – rimarca – si è obbligati a essere d’esempio”. (ADN Kronos)