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Su Tutto Rimini Economia il 'dietro le casse' delle banche riminesi

In foto: In edicola da oggi con il settimanale Il Ponte anche il mensile TRE, Tutto Rimini Economia, che nel nuovo numero presenta un dossier sulla vicenda Carim e sulle banche finite nel mirino degli ispettori della banca d'Italia.
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ven 5 nov 2010 18:27 ~ ultimo agg. 00:00
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La sintesi del dossier:

Più banche commissariate tra Rimini e San Marino in poco più di un anno: cosa non va nel sistema bancario locale? E esiste un minimo comune denominatore economico-finanziario che lega i soggetti “sotto osservazione”?
Il nuovo numero del mensile TRE, attraverso la collaborazione dei docenti dell’Università di Bologna, Polo di Rimini, Paola Brighi e Antonello Eugenio Scorcu, evidenzia ancora una volta l’alto tasso di bancarizzazione in termini di sportelli, nella provincia di Rimini rispetto al resto del Paese. Il dato medio provinciale è di 9,6 sportelli ogni 10mila abitanti: è il rapporto più alto a livello regionale (seconda Forlì-Cesena a quota 9,08, ultima Ferrara, 6,3, mentre la media in Emilia Romagna è di 8,16 sportelli ogni 10mila abitanti) e quasi il doppio di quello nazionale (5,62).
In provincia, il rapporto sportelli/abitanti è più alto oggi a Cattolica (14,3), Morciano (13), Rimini (10,6) e Riccione (10,4).
Quali le cause? TRE evidenzia come i depositi dopo il crac Lehman Brothers abbiano iniziato ad aumentare per effetto di un allontanamento dei risparmiatori dal mercato finanziario e dal risparmio gestito verso la liquidità. Il rapporto ha raggiunto un picco alla fine del 2009 ma oggi è tornato a ridursi. Ma non si esclude l’effetto “scudo fiscale” con molta liquidità tornata nel Riminese.
Quanto al credito erogato dalle banche della provincia riminese, il rapporto impieghi bancari/popolazione a Rimini registra un calo nel 2009 del 2,91% e nel 2010 addirittura del 4,35% quando la media regionale 2009-2010 è rispettivamente -0,98 e -0,30% e quella nazionale -0,77 nel 2009 e +0,28% nel 2010.
TRE si chiede anche quanto la crisi abbia colpito le banche locali: se si analizzano i dati di bilancio delle singole banche a livello sia provinciale che regionale, emerge un peggioramento delle sofferenze, anche se la patrimonializzazione tiene.
TRE riporta l’esempio di Banca Carim: l’istituto aveva un patrimonio di vigilanza sul totale degli asset del 10,43% nel 2006 e dell’8,88% nel 2009. Il problema della Carim tuttavia non emerge – rileva TRE – dai dati di bilancio 2009, anche se in prospettiva l’acuirsi delle sofferenze sugli impieghi (0,55% nel 2006 e 1,70% nel 2009) e degli incagli (2,21% nel 2006 e 5,12% nel 2009) potrebbe destare qualche preoccupazione in più.

Nel suo dossier sulle banche e la vicenda Carim TRE si sofferma anche sul passato della Cassa di Risparmio di Rimini ripercorrendo i principali passaggi che l’hanno portata da piccola a grande banca, come sono nati e si sono sviluppati i rapporti con San Marino e il CIS (con molti nomi ricorrenti nei Cda e nei collegi sindacali di Carim e Cis) e ripercorre i bilanci degli ultimi anni.
Interessante l’analisi sul fondo svalutazione crediti (voce che indica che la banca sta accantonando denaro per fronteggiare le perdite previste sui crediti in bilancio) passa da 41,9 milioni di euro nel 2001 ai 56,37 del 2003 a 60,50 milioni nel 2006 fino a toccare quota 62,16 nel 2007, 75,84 nel 2008, 83,22 milioni nel 2009 e 130,8 nel giugno 2010.
Banca Carim – prosegue TRE nell’analisi di Domenico Chiericozzi – esegue “rettifiche e riprese di valori per deterioramento di crediti e attività finanziaria” in due occasione e in entrambi i casi, a seguito di ispezioni di Bankitalia: nel 2006, per un importo pari a 30,49 milioni di euro e con la semestrale 2010, per un ammontare di 46,4 milioni. Se nel 2006 Carim – conclude TRE – se la cavò con uno “schiaffo” del 17% sugli utili, questa volta la banca si è portata a casa una sonora perdita, pari a 30,8 milioni di euro, più il commissariamento.

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