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Scambi di favori e regali di lusso. L’Espresso e i rapporti tra Carboni e Lolli

CronacaRimini

19 agosto 2010, 17:56

in foto: I rapporti tra il finanziere Flavio Carboni, recentemente coinvolto nell'inchiesta P3, e il bolognese Giulio Lolli, titolare della Rimini Yacht, latitante, sono al centro di un articolo che sarà pubblicato domani sul settimanale "L'Espressò".

“Flavio Carboni al telefono – si legge nell’articolo – si vanta della sua nuova barca: un Bertram, lo scafo che i magnati americani usano per la pesca d’altura in Florida. Un giocattolo da due milioni di euro, che il faccendiere sardo magnifica parlando con Denis Verdini. Ma quella barca adesso ha preso il largo, come l’uomo che potrebbe averla donata al protagonista della P3 quale ricompensa per i suoi favori: tutti spariti, lasciandosi alle spalle un intrigo da cento milioni di euro”.
La barca infatti sarebbe stata regalata a Carboni proprio da Lolli, a sua volta al centro di inchieste della Procura di Rimini e di quella di Bologna su una maxitruffa. Con lui sono indagati per corruzione anche alcuni ufficiali delle Guardia di Finanza.
“La storia parte da Rimini con Giulio Lolli, 45 anni – ricostruisce l’Espresso – considerato fino a pochi mesi fa il maggiore commerciante italiano di barche di lusso a motore, presidente della Rimini Yacht che nel 2007 ha fatturato 32 milioni di euro. Lolli è indagato per truffa e falso, a piede libero e scomparso da quando la magistratura ha iniziato ad occuparsi di lui.
Nel frattempo sono venute a galla storie di finanziamenti milionari per la compravendita di barche, alcune cedute a più armatori contemporaneamente. Lolli riusciva a far aprire leasing milionari a nome degli acquirenti sulla base di documenti contraffatti e poi incassava le somme. Agli armatori restava in mano solo un foglio di carta senza alcun valore”.
Lolli, secondo l’articolo, ad un certo punto avrebbe chiesto l’intervento di Carboni, per
smuovere le banche: “occorreva far sbloccare un finanziamento della Banca Popolare di Spoleto, la stessa in cui sedeva nella poltrona di presidente del consiglio di amministrazione Giovanni Antonini, amico di Carboni. E tutta questa vicenda è finita nei registratori dei carabinieri che stavano indagando sulla P3. Carboni riceve una telefonata da un certo Paolo che si presenta come ‘un amico degli amici’, anche se dice di essere un ‘maggiore appartenente al X Tuscolano’, facendo intendere di essere uno delle forze dell’ordine. Paolo chiama per sollecitare l’intervento in favore di Lolli e il faccendiere sardo lo rassicura: tutto sarà fatto così come richiesto. La telefonata si conclude con Carboni che ripete “non chiedo nulla… cioé non voglio nulla…”. Ma in breve riceve da Lolli il Bertram, dal valore di quasi due milioni di euro, e una fuoriserie Aston Martin. Dell’imbarcazione e dell’auto, che non risultano essere state intestate a Carboni, si fa riferimento nelle intercettazioni che saranno acquisite dal pm di Rimini Davide Ercolani, che coordina l’inchiesta sulla truffa alla romagnola. Ma nei nastri della procura di Roma ci sarebbero altre registrazioni in cui si fa riferimento a Lolli: conversazioni finora non utilizzate perché estranee
all’inchiesta sull’eolico e la P3. L’ipotesi degli inquirenti è che la Aston Martin e il Bertram possano essere il corrispettivo dell’interessamento di Carboni presso la banca di Spoleto”.
Secondo quanto risulta a L’Espresso, il Bertram sarebbe stato ormeggiato per un po’ nel porto di Ostia, dove l’avrebbero usato Flavio Carboni e il figlio. Secondo l’articolo, nella vicenda Rimini Yacht sarebbero coinvolti diversi personaggi che hanno avuto a che fare con la vicenda Parmalat. Il pm di Bologna Antonella Scandellari ha già ottenuto dal tribunale il fallimento della Rimini Yacht, gravata di un buco che sfiorerebbe i 100 milioni. “Troppi quattrini per una semplice truffa. E si è scoperto che per circa due anni Lolli ha fatto girare fiumi di soldi su molti conti correnti: uno è stato scoperto in Svizzera con una riserva di 700 mila euro. Un flusso di denaro che fa pensare a un giro di riciclaggio – ipotizza il settimanale – nascosto dietro l’attività nautica”.
(Ansa)

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