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Meeting. Marchionne difende strategie Fiat. Melfi: ‘Accuse pretestuose’

EconomiaRimini

26 agosto 2010, 12:01

in foto: "La cosa più grave per un settore industriale è di non poter competere, perchè poi a pagarne le conseguenze sono gli stessi lavoratori". Lo ha detto l'amministratore della Fiat, Sergio Marchionne, ospite del Meeting.

“Quello che chiediamo è che gli stabilimenti possano lavorare in modo affidabile e continuo. Non c’è nulla di male ad adeguare il nostro sistema al livello gestionale degli altri paesi. La novità e la volontà è di volerlo fare in Italia”.
“Ho l’impressione che i nostri sforzi per mantenere la produzione in Italia non siano apprezzati. Erigere barricate all’interno del nostro sistema contribuisce solo a creare una guerra in famiglia. E’ il momento di accettare il cambiamento per creare un’opportunità di ripresa sana. La Fiat è uscita con le proprie forze dalla crisi che nel 2004 sembrava senza uscita. Ora vogliamo diventare uno dei più grandi costruttori di auto del mondo. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, saremo costretti a fare i conti coi cocci del nostro passato. La maggior parte delle persone che lavorano in Fiat ha capito i nostri sforzi. Sento invece polemiche che non comprendo”.
Poi un riferimento a CISL e UIL, con applauso del pubblico, che accompagnano la Fiat nel processo di rifondazione del sistema, a partire dall’accordo di Pomigliano. “Non credo sia onesto usare i diritti di pochi per piegare i diritti di molti – prosegue Marchionne con chiaro riferimento a Melfi – E’ inammissibile difendere comportamenti come la mancanza di rispetto delle regole e illeciti che arrivano al sabotaggio. Non è giusto nei confronti dell’azienda, ma non è giusto nei confronti degli altri lavoratori”
“Mi rendo conto che decisioni come quelle di Melfi sono impopolari, ma non possiamo fare finta di niente nei confronti di palesi violazioni nei diritti. Pur mantenendo riserve in merito, abbiamo reintegrato i lavoratori. Siamo in attesa del secondo giudizio sulla vicenda, che ci speriamo sia meno condizionato dall’impatto mediatico. Dignità e diritti, valori di cui ho sentito molto parlare, non possono essere patrimonio solo di tre persone. Le accuse pretestuose di un sindacato non contribuiscono a creare un clima sereno”.
“Non pretendiamo di essere salutati ogni giorno con le fanfare, ma non vogliamo neanche i fischi gratuiti. Per noi – spiega l’amministratore Fiat – era più conveniente lasciare la produzione della Panda in Polonia. Abbiamo scelto Pomigliano perchè riteniamo sia un nostro dovere privilegiare il paese in cui la Fiat ha le proprie radici, salvaguardando l’integrità dell’azienda. Non vogliamo che tutto quello che abbiamo costruito finora sia rovinato da argomentazioni pretestuose o giochi politici. In questo vorrei che fosse riconosciuta anche la dignità del mestiere di imprenditore”.

(Newsrimini.it)

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