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Boarini nella lettera di dimmissioni: ‘mi allontano da situazione schizofrenica’

Rimini

17 agosto 2010, 12:59

in foto: Nella Lettera di dimissioni presentata all'assemblea dei Soci della Fondazione Fellini, al CdA e al Comitato Scientifico, il direttore Vittorio Boarini motiva la decisione con la rinuncia di Giuliano Montaldo ad assumere la presidenza della Fondazione e il crearsi di una situazione 'schizofrenica' divenuta insostenibile

Lettera aperta ai membri dell’Assemblea dei Soci della Fondazione Fellini e, per opportuna conoscenza, ai membri del CdA, ai componenti del Comitato Scientifico e a quelli del Collegio dei Revisori.

Rimini, 16 agosto 2010

Gentili signore ed egregi signori,
la rinuncia di Giuliano Montaldo ad assumere la presidenza della Fondazione Fellini mi autorizza a dare per accettata la richiesta di risolvere anticipatamente il mio contratto di direttore consegnatavi il 15 luglio scorso, in occasione della riunione assembleare tenutasi quel giorno stesso. In quella occasione avevo accolto la vostra preghiera di soprassedere credendo di cogliere la sincera volontà di risolvere rapidamente la crisi della Fellini nel modo più ragionevole. Che non fosse il classico (stando alla letteratura psicologica) scambio di desideri per la realtà è testimoniato dalle successive reazioni della stampa e di alcuni organismi politici locali, reazioni che forse hanno contribuito a far tornare i soci sulle loro decisioni.
In ogni modo, alla luce di tale convinzione ed eseguendo il mandato ricevuto, ho chiesto a Montaldo e a Olmi (il quale ora ringrazia ma non ritiene di accettare l’incarico) di divenire rispettivamente Presidente e Presidente onorario della nostra Fondazione. Naturalmente li ho informati di tutti i nostri problemi, dovuti ai tagli feroci dei contributi, senza nulla nascondere, ma ho assicurato che la soluzione di essi era vicina e sarebbe chiaramente emersa nella riunione dell’11 agosto presieduta dallo stesso Montaldo. Non è stato così: in questa ultima riunione, infatti, abbiamo assistito, Montaldo e io, al rovesciamento dei buoni propositi precedenti, per altro anticipato dalla stampa; ad un sostanziale allineamento alle posizioni più radicalmente punitive nei confronti della Fondazione; al prospettarsi di un lungo iter per giungere a una qualche conclusione (comunque assai problematica) della vicenda giunta al suo settimo mese. E’ parso quasi che fosse stata tesa una trappola al nuovo Presidente per indurlo a rinunciare. Intanto, dopo aver a lungo e ingiustamente attaccato il Vice-Presidente, Giuseppe Chicchi, nonché aggredito volgarmente il Presidente Avati, il bersaglio principale della “fazione”, ora maggioritaria, che guida il “rinnovamento” è divenuto il direttore. E’ sceso perfino in campo il Presidente della Provincia in persona che, con una protervia del tutto gratuita, chiede le mie dimissioni. A lui si è affiancata l’Assessore alla cultura del Comune che, con involontario umorismo e voluta malagrazia, pone un surrealistico aut aut (a chi?): o Boarini o io.
Non val la pena sottolineare che il Vice-presidente della Provincia si era associato a tutti gli altri partecipanti all’assemblea dei Soci del 15 luglio che mi pregavano di restare almeno fino al 31 dicembre, né che, mentre l’Assessore Beltrami lanciava il suo aut aut, il Sindaco e il Vice-sindaco mi chiedevano vivamente di non lasciare il mio posto.
Se dovessi rilevare tutte le contraddizioni di questo affair riempirei un in folio. E’ sufficiente rilevare che posso allontanarmi da questa situazione schizofrenica con la certezza di interpretare la volontà generale (se non di tutti). Conseguentemente dò alle mie dimissioni immediata esecuzione.
Distinti saluti

Vittorio Boarini

P.S. Ho lasciato al validissimo staff dei miei collaboratori il compito di gestire l’ordinaria amministrazione, suggerendo di rivolgersi per le emergenze (penso in particolare al Premio Fondazione Fellini deliberato dal Comitato Scientifico e con i vincitori già contattati) al Presidente Avati o al Vice-Presidente Chicchi, formalmente scaduti il 31 dicembre scorso, ma ancora in carica per l’Istituto della prorogatio.

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