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Lavoratori stagionali sfruttati. L’intervento di Rumori Sinistri

Provincia

31 luglio 2010, 19:04

in foto: Non si tratta di casi isolati ma di una situazione ben più diffusa. E' il commento dell'Associazione Rumori Sinistri sulla problematica dello sfruttamento dei lavoratori stagionali.

La nota stampa dell’Associazione Rumori Sinistri

L’associazione Rumori sinistri da un osservatorio molto sensibile, come lo sportello per lavoratori e lavoratrici stagionali, proprio in queste ultime ore, restituisce un quadro da bollettino di guerra: lavoratori in nero che si ammalano per l’estrema drammaticità delle condizioni lavorative (monte ore, mansioni svolte, mancanza di giorno di riposo ecc…) e si trovano costretti a lavorare ugualmente; infortuni sul lavoro molto gravi non riconosciuti – nonostante i certificati medici – dagli stessi albergatori che cercano con minacce continue di obbligare il rientro immediato al lavoro.
Continuano i casi, innumerevoli, di lavoratrici romene che pagano i cosiddetti mediatori fino a 1500 euro per avere un posto/contratto di lavoro presso le strutture alberghiere; albergatori che ricoprono anche il ruolo di mediatori (Cesenatico – Villa Marina in particolare) e che trattengono quota dello stipendio delle lavoratrici come compenso per averle assunte (a riguardo è stato depositato un esposto presso la Tenenza della Guardia di Finanza di Cesentatico); lavoratori sbattuti fuori dagli hotel senza preavviso e senza valido motivo, privati quindi dell’alloggio sono costretti a dormire all’aperto.
In tutto il territorio della Costa romagnola sembra diffusa l’applicazione del contratto a chiamata, quando in realtà il lavoro è di tredici ore giornaliere senza giorno di riposo.
La sportello, itinerante a Cesenatico e quello organizzato a Rimini che riceve su appuntamento tramite la diffusione di volantini informativi, ha già raccolto ed accolto, nell’estate 2010, la testimonianza di 180 lavoratori e lavoratrici. Dai dati non emerge un solo caso di lavoro secondo il Ccnl del turismo e in molti casi si tratta di accordi verbali ovvero contratti che non vengono fatti firmare agli interessati e buste paga che non vengono consegnate.
Sostanzialmente questi lavoratori e lavoratrici non sono a conoscenza della tipologia di contratto che è stato loro applicato, ne sono in grado di sapere se avranno diritto o meno all’indennità di disoccupazione, uno dei pochi baluardi e garanzie a difesa del lavoro stagionale rimasto. L’estensione delle precarietà come condizione di vita e lavoro alimentata dalla crisi economica e dalla necessità di denaro/liquidità immediata stanno creando enormi sacche di soggettività escluse dalla ricchezza che essi stessi producono, ricchezza che non solo non viene ridistribuita agli stessi lavoratori/trici ma all’intero territorio costiero, per rimanere nelle mani dei pochi imprenditori dello sfruttamento.
Apprezziamo lo sforzo della Cgil di Rimini e di Cesena nel cercare di affrontare questa emergenza, ci aspettiamo qualcosa di più nel coinvolgimento ai tavoli territoriali con le associazioni di categoria e le Istituzione anche di realtà come la nostra e di “Schiavi in riviera”, realtà che hanno saputo declinare attraverso campagne informative, servizi informativi ai lavoratori/trici stagionali e mobilitazioni nel territorio, la necessità di intervenire in maniera seria ed urgente all’interno di questa situazione allarmante e disarmante. Trovarsi quotidianamente in contatto con lavoratori e lavoratrici che accusano malesseri fisici, patologie determinate dallo stress, dagli abusi e accompagnate da una costante negazione dei diritti basilari di ogni essere umano, ci crea sgomento e indignazione. Il pensiero va ad Eva, la donna e lavoratrice stagionale romena, morta suicida la scorsa estate in circostanze, a nostro avviso, poco chiare.
Le dichiarazione dell’assessore al turismo Gamberini di Rimini, purché condivisibili non sono sufficienti a rispondere a questa emergenza. Gravi invece sono le affermazioni dei Sindaci di Cesenatico, Gatteo Mare, San Mauro e Savignano, atte a sminuire la gravità della situazione e a limitarla a casi sporadici ed isolati, perfettamente in linea con il pensiero del Presidente di A.D.A.C. Barocci. Questo è assolutamente in contrasto con la realtà emersa dall’inizio della stagione estiva, testimoniata dalle varie e diffuse forme di sciopero o protesta presso diverse strutture alberghiere, dagli articoli degli stessi organi di stampa e dai racconti di tanti lavoratori e lavoratrici che si sono recati presso i nostri sportelli o alla Cgil.
Ci rivolgiamo a tutti quegli operatori/imprenditori del turismo che lavorano dentro questo sistema oramai incancrenito cercando di rispettare il diritto di ciascuno ad una vita degna, a coloro che rifiutano lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici stagionali come modello strutturale dell’organizzazione del lavoro, a costruire insieme un marchio di qualità “No allo sfruttamento”, seguendo un’iniziativa analoga a Palermo di realtà commerciali che hanno dichiarato pubblicamente di non pagare il PIZZO ai mafiosi.
Per noi questa può essere un’ipotesi di lavoro futura, che guarda al futuro di questo territorio, che da Comacchio a Gabicce Mare, chiede urgentemente un cambiamento.

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