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Gestione del Valloni. I sindacati chiedono chiarezza alle istituzioni

Rimini

8 aprile 2010, 16:42

in foto: I sindacati chiedono chiarezza al comune sulla futura gestione dell'Asp Valloni. Le alternative sono quella diretta o demandata alla cooperazione sociale.

I sindacati auspicano la prima soluzione e ricordano come la legge regionale non imponga di liberarsi della gestione diretta della struttura. Cgil, Cisl e Uil chiedono il coinvolgimento di città e parti sociali nella decisione che, dicono, non può essere presa all’ultimo momento e solo su basi economiche.

La nota stampa

Come Organizzazioni Sindacali, pensiamo sia giunto il momento di intervenire pubblicamente per capire come la Politica Riminese ha intenzione di muoversi in merito alla gestione dell’Asp Valloni.

E’ giunto il momento che l’Amministrazione Comunale e il Consiglio di Amministrazione del Valloni, esprimano chiaramente le proprie intenzioni sulla gestione futura dell’Asp, in attuazione della normativa regionale sull’accreditamento.

La normativa prevede la concertazione ed il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali. Chiediamo che questo confronto fra le parti sia attuato per poter svolgere il ruolo previsto per il sindacato dalla normativa regionale.

La cittadinanza e i lavoratori dell’azienda hanno il diritto di sapere cosa si vuol fare dell’Istituto.

Si pensa alla gestione diretta come auspichiamo, o la gestione in tutto o in parte sarà demandata alla cooperazione sociale?

La nostra azienda pubblica alla persona, e prima ancora l’Ipab, gestita nei ruoli chiave di controllo con operatori interni, ha sempre conseguito risultati positivi nell’interesse primario degli utenti.

Non è una considerazione di rito, ma è un risultato che può essere tranquillamente misurato dalla qualità prodotta e dai giudizi dei degenti e delle famiglie degli stessi.

I dipendenti sono i primi a mettersi in gioco, per dimostrare la capacità gestionale e assistenziale che sanno erogare, e i risultati prodotti non vanno certamente in contrasto con le nostre considerazioni.

Se ora si vuole cambiare il metodo gestionale, lo si dica in modo chiaro.

La legge regionale sull’accreditamento non impone di liberarsi della gestione diretta della struttura, tanto più quando si può essere in grado di dimostrare che l’istituto ha risorse finanziarie più che sufficienti per poter garantire tale gestione, senza intaccare il proprio patrimonio.

Ci chiediamo: come sarebbe garantito il controllo certo e assoluto, previsto dalla normativa regionale, nel caso in cui la gestione della struttura fosse delegata ai privati?

Stiamo parlando di servizi alla persona tanto delicati e importanti che la Politica non deve permettersi assolutamente di delegare.

Il controllo indiretto non è sufficiente e, non ci basta che su questi temi si ragioni chiusi fra quattro mura solo in termini economici e in una logica di risparmi.

Inoltre, questo assordante silenzio delle Istituzioni produce amarezza e disagio ai lavoratori del Valloni che hanno contribuito negli anni a rendere questa struttura un punto di eccellenza nell’assistenza socio-sanitaria.

Oggi il problema non è cooperative si o cooperative no, ne tanto meno un discorso ideologico. Le nostre considerazioni si basano sul fatto che, se una struttura funziona, garantendo servizi di qualità e non ragionando esclusivamente in un ottica di mero profitto, non comprendiamo la miopia di una politica che ritiene di optare per scelte che vadano a scardinare l’ottimo lavoro fatto finora e i risultati prodotti.

Vorremmo sapere quale sia il fine di tutto ciò?

Come Organizzazioni Sindacali territoriali, informiamo fin da ora che la gestione pubblica della struttura è, per la situazione riminese, l’unica forma possibile che trova la nostra piena condivisione.

Se la politica pensa a forme differenti lo spieghi, ma si ricordi che questa partita è talmente delicata che non permetteremo che la decisione venga presa senza il coinvolgimento della città, per un’ente, come il Valloni, che per storia e cultura dell’assistenza è parte integrante del nostro territorio e sul quale le decisioni non possono essere prese all’ultimo momento solo su basi meramente economiche.

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