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Un bassorilievo per ricordarre il dottor Ghinelli

Riccione

8 marzo 2010, 17:14

in foto: Sabato scorso all'Ospedale Ceccarini di Riccione si è svolta la cerimonia di consegna di un bassorilievo in pietra del compianto medico Lino Ghinelli morto 20 anni fa.

Nella nota del comune di Riccione si legge che “il medico, uno di quei rari uomini di scienza che sanno lasciare il proprio segno indelebile nella vita di una comunità, è stato ricordato da una nutrita cerchia di persone e amici che l’hanno stimato e apprezzato in vita, tanto da dedicargli una effigie commemorativa, a vent’anni dalla sua scomparsa.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il dott. Romeo Giannei, direttore medico del presidio ospedaliero di Riccione; Ilia Varo, assessore ai servizi sociali del Comune di Riccione, in rappresentanza del sindaco Massimo Pironi; il prof. Pietro Pasini; il dott. Saverio Lovecchio, direttore sanitario provinciale AUSL Rimini; dott. Mandolesi, dell’Ordine dei Medici della Provincia di Rimini; dott. Andrea Grossi, primario di medicina; i dottori Giorgio Gobbi e Augusto Penserini, Riccardo Angelini, uno dei promotori dell’iniziativa, la signora Alba Ghinelli, vedova del compianto luminare.

Di seguito, un ritratto del dott.Ghinelli, tracciato da Rosita Copioli:
“Il dottor Lino Ghinelli (Rimini 1924-1990) è stato uno di quei rarissimi medici che segnano per sempre in modo benefico, e con un rimpianto costante, la vita dei propri pazienti e di una intera comunità.
Era eccellente come medico, un diagnosta assoluto, ed era eccellente come uomo. Entrava nelle famiglie portando sempre, se non la guarigione, la speranza e la forza di continuare: portava la terapia.
Scriveva Galeno, trasmettendo il pensiero di Ippocrate, padre della medicina greca, che se uno è ottimo medico, deve essere anche “filosofo”. Ossia deve conoscere l’anima delle persone, avere principi di etica, “essere un sapiente”.
Quando giunse all’Ospedale di Riccione, nei primi anni sessanta, divenendovi Aiuto-primario, veniva da una buonissima scuola. Quella bolognese dove si era laureato a pieni voti, quella del prof. Luigi Silvestrini all’Ospedale di Rimini. La carriera non gli interessava. Non volle mai diventare “professore”. Era un umanista. Gli interessava la cura reale, a disposizione di tutti. Ti accoglieva sempre nel suo studio, veniva sempre, se ne avevi bisogno, con la sua valigetta, perché sapeva che il medico deve entrare nelle case, visitare le persone nel loro ambiente, non solo in ambulatorio.
La sua finissima intelligenza del cuore lo rendeva quasi infallibile nel percorso clinico e terapeutico. La sua cultura ben radicata, mai esibita, era amica della semplicità più virtuosa.
In ricordo di un medico che dispensava con estrema grazia le doti di una santità naturale, un gruppo di amici ha voluto ricordarlo con una lapide nell’Ospedale Ceccarini.”

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