martedì 22 gennaio 2019
In foto: Un 49 enne catanese, sorvegliato speciale, gestiva società sammarinesi per lo smaltimento di rifiuti pericolosi in Calabria, è stato arrestato con altre tre persone dalla Guardia di Finanza di Rimini.
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gio 25 mar 2010 11:01 ~ ultimo agg. 00:00
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Non aveva nessun titolo di studio, ma era conosciuto come ‘il dottore’ per la perizia con la quale gestiva i suoi traffici illeciti. Anche da sorvegliato speciale infatti, a San Clemente, il catanese di 49 anni, arrestato dalla guardia di finanza di Rimini, era il burattinaio che muoveva i fili di altre 17 persone implicate nello smaltimento illecito di oli esausti e in attività creditizie non autorizzate. Di queste, 14 ora sono indagate a piede libero e 3 arrestate: due campani di Afragola, affiliati al clan Moccia, che per suo conto facevano gli usurai e un riminese, mediatore creditizio. La Guardia di Finanza ha posto fine all’attività illecita di smaltimento ieri quando, stavano per trasferire macchinari e attrezzature. all’isola di capo Rizzuto.
L’olio non smaltito, che probabilmente sarebbe finito in mare attraverso il porto di Crotone ora è in un deposito della città calabrese.

‘L’uomo si affidava a dei prestanome per svolgere la sua attività illecita – ha detto Marco Mandrelli, Maresciallo della Guardia di Finanza Rimini – benchè fosse sorvegliato speciale. Le indagini, oltre a farci scoprire l’esistenza di usurai a Rimini, ci hanno anche permesso di rilevare reati commessi nei confronti della Regione Calabria. I capi d’imputazione per gli arrestati sono truffa, trasferimento fraudolento, usura, ricettazione, e reati contro la pubblica amministrazione’.

Spacciandosi per gestori dello smaltimento di filtri di olio, per conto del gruppo Q8, del quale avevano falsificato logo e timbri, aveva presentato alla regione Calabria una polizza fidejussoria falsa da circa 155 milioni di euro, per smaltire i rifiuti tossici nella provincia di Crotone.
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato quote azionarie di quattro società, due di diritto sammarinese e due italiane (con sede a San Clemente ed Afragola) con a capo dei prestanome, (tra cui una riminese di 29 anni, ora indagata), e beni mobili: un albergo a quattro stelle di Cattolica, in viale Carducci, e un’Audi A6 per un valore complessivo di 5 milioni di euro.
Tra gli indagati ci sono anche un ex funzionario di banca del gruppo Unicredit e un sammarinese.

(newsrimini.it)

Foto Bove.

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