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Gli italiani e la crisi. Si risparmia su caffè, pizza e vestiti

EconomiaNazionale

20 marzo 2010, 14:23

in foto: Gli italiani hanno affrontato la crisi economica rinunciando alle spese meno urgenti come le ristrutturazioni e l'acquisto dei beni durevoli in generale ma anche comprimendo gli acquisti di vestiti, alcolici, tabacchi e facendo a meno della pizza al ristorante e del caffé al bar:

è quando emerge da un Rapporto della Confcommercio sui consumi in Italia negli ultimi 40 anni e in particolare sul periodo 2008-2009 secondo il quale nel 2009 la spesa delle famiglie residenti nel nostro paese è diminuita dell’1,8%, ma il calo è stato del 2,7% per quella per alberghi e ristoranti, del 3,8% per il vestiario e del 7,9% per mobili e ristrutturazioni.

La Confcommercio in particolare segnala come negli ultimi 40 anni ci sia stata una crescita consistente delle “spese obbligate” come affitti, utenze domestici, servizi bancari e assicurativi, passate da una quota del 18,9% sul totale dei consumi del 1970 a oltre il 30% nel 2008. Per l’abitazione in particolare l’associazione dei commercianti sottolinea come l’aumento della spesa “pro capite” dipenda dal fatto che le famiglie siano composte da meno persone e e quindi abbiano un consumo domestico per ognuno più alto a causa delle minori economie di scala. Negli ultimi 40 anni c’é anche un aumento consistente per la spesa sanitaria (dall’1,2% al 4,2% del totale) dovuto all’invecchiamento della popolazione.

Il calo della spesa 2009 (-1,8%) sommato alla flessione dello 0,8% del 2008- sottolinea la Confcommercio – fa del biennio “uno dei momenti più difficili, assieme all’anno 1993 (-3,1% i consumi sul territorio), sul versante della spesa reale delle famiglie italiane. La caduta complessiva della spesa per consumi ha avuto impatti rilevanti sull’allocazione della spesa stessa con un calo di quella reale per servizi (-0,8% a fronte del -3,1% del calo della spesa per beni) “un fatto praticamente sconosciuto negli ultimi 40 anni”. Nell’anno è diminuita per la prima volta anche la spesa per comunicazioni (-4,7%), aumentata ininterrottamente dal 1993 (+300% in volume). La diminuzione della spesa per comunicazioni – sottolinea l’associazione – è quella che dà davvero il segno della criticità alla quale nessuna spesa “sotto il reale controllo del consumatore può sottrarsi” (diverso è invece il caso delle spese incomprimibili). Se si considera la spesa dal 1970 al 2008 disaggregata per settori è il comparto degli alimentari ad avere la riduzione più consistente della quota (dal 26,8% della spesa al netto degli affitti imputati al 16,3%) insieme alle bevande alcoliche e tabacchi (dal 5,3% del 1970 al 2,5% del 2008).

Per il settore abitazione (affitti, acqua e gas ma non l’acquisto) si è passati dal 12,6% all’11,5% del totale mentre crescono i servizi finanziari e assicurativi (dal 3,3% al 5,1%) e la sanità (dall’1,2% al 4,2%). La Confcommercio sottolinea che si tratta di “spesa reale” (al netto quindi dell’inflazione e degli affitti imputati) e quindi tiene conto dell’aumento del consumo. In particolare registrano un boom i beni e servizi di tlc e di home office (telefonini, pc, internet, video ecc) passati, dallo 0,8% della spesa complessiva al 7% del totale. Per vacanze bar e ristoranti la quota sulla spesa complessiva è passata dal 10,1% del 1970 all’11,1% del 2008 mentre per istruzione, libri e giornali si è passati dal 3,4% al 2,7%. Sostanzialmente stabile la quota del vestiario (dall’8,7% all’8,9%) anche se la Confcommercio segnala come siano cambiate le modalità di acquisto con una spesa media per capo più bassa e un numero di acquisti superiore. (ANSA)

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