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Estate senza gonfiabili? ‘L’allarme’ lanciato da Enada a Riminifiera

Rimini

19 marzo 2010, 14:24

in foto: Stop ai gonfiabili e anche a calciobalilla, tappeti a molle in stabilimenti balneari, centri commerciali, villaggi turistici, bar e parrocchie. Da Enada Primavera, la fiera del gioco in corso a Rimini Fiera, cna play areas lancia allarme dopo l'entrata in vigore del decreto del 2007 che introduce l'obbligo di licenza.

A Enada Primavera CNA PLAY AREAS lancia l’allarme.
E’ infatti entrata in vigore una norma che considera anche un calciobalilla come ‘spettacolo viaggiante’Un “sos” è arrivato questa mattina dal convegno organizzato da Cna Play Areas, nuova associazione patrocinata da CNA Forlì‐Cesena e da CNA Produzione Nazionale, formata dalle imprese produttrici e importatrici di giochi gonfiabili, nonché dai gestori di aree gioco attrezzate.
Tutto deriva dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo 18.5.2007 che elenca questi giochi nell’ambito di quelli utilizzati dalle imprese del settore ‘spettacolo viaggiante’, quindi i luna park. Ne consegue una normativa rigida, fino alla necessità di una licenza specifica, per poterli utilizzare.
Il Decreto, che tratta di Norme di sicurezza per le attività di spettacolo viaggiante, ha visto seguire una Circolare il 1 dicembre 2009, che ha emendato il Decreto stesso. Provvedimenti che hanno messo in ginocchio le imprese.
“La situazione è drammatica – ha detto Andrea Di Betta, imprenditore del settore – di stallo completo. Siamo arrivati al paradosso di dover applicare la targhetta ‘spettacolo viaggiante’ al calciobalilla. Il legislatore ha deciso di considerare uno stabilimento balneare come un luna park, applicando norme degli anni ’30 sulle pericolose adunate di persone, ad un compleanno per piccoli bambini in spiaggia o in parrocchia. Il problema è che si è voluta adottare una norma sul singolo gioco e non sul suo utilizzo. Ogni singolo gonfiabile deve essere autorizzato da una commissione di vigilanza composta da ingegneri, medici, esperti di sicurezza, quando basterebbe richiedere che il gioco sia conforme alle norme di sicurezza e certificato dagli istituti preposti”.

Cna Play Areas rivendica quindi un ruolo diverso per i piccoli giochi, rispetto all’utilizzo che ne viene fatto. Non è possibile, secondo l’associazione, equiparare un calciobalilla nel piazzale di una parrocchia allo stesso calciobalilla dentro ad un luna park.

“Capisco – ha spiegato Di Betta – che nel secondo caso ci si debba rifare ad una licenza ed ai controlli conseguenti, ma non si può chiedere ad uno stabilimento balneare o ad un parroco che offre un servizio, spesso gratuito, di divertimento, di impazzire con la burocrazia. In queste condizioni il mercato è fermo, le aziende chiudono e tante persone perdono il lavoro”.

L’Associazione ha poi fatto notare come in un primo momento tanti Comuni usassero il buonsenso, interpretando con elasticità la norma. Ma ultimamente una circolare dell’ANCI-Associazione Nazionale Comuni d’Italia ha riportato tutto alla massima rigidità.

“Non chiediamo la deregulation – s’è detto al convegno – ma solo di evitare di applicare leggi fatte per lo spettacolo viaggiante anche alle piccole aree ricreative. In tutta Europa viene rilevata questa differenza, tranne che in Italia, col paradosso che i Comuni, loro stessi proprietari di aree gioco ricreative, sono invece esentati dalla nostra burocrazia: per loro basta che il gioco abbia tutte le certificazioni di sicurezza e qualità”.

Il Decreto, oggetto di numerose contestazioni anche giudiziali, ha imposto una serie di procedure che riguardano la registrazione e l’ottenimento del codice identificativo delle medesime, con gravi conseguenze sul settore. In particolare, allo stato, le attrazioni che non hanno richiesto il codice entro il 12 dicembre 2009 sarebbero da considerarsi illegittime e fuori mercato, stante l’impossibilità, sancita dal Decreto e dalla Circolare, di procedere alla registrazione oltre la data appena detta. Il problema è molto grav.e solo se si pensi al numero di giochi presenti negli stabilimenti balneari della costa romagnola, o, anche, nelle aree gioco attrezzate nei parchi, nei centri commerciali ecc. Tutti prodotti che, al momento, dovrebbero essere ritirati.
Cna Play Areas, con l’intervento dell’Avv. Cristina Pozzi, intervenuta al convegno, ha avviato azioni giudiziali ricorrendo al Tar del Lazio e segnalando il problema all’Unione Europea.

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