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Esposizione crocifisso: la Corte europea accoglie il ricorso dell’Italia

Nazionale

3 marzo 2010, 09:46

in foto: L'Italia ha vinto a Strasburgo la prima battaglia in difesa del crocifisso. La Corte dei diritti dell'uomo ha giudicato ammissibile il ricorso presentato dal governo contro la sentenza del 3 novembre scorso:

quella con cui gli stessi giudici di Strasburgo avevano di fatto bocciato l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.
La decisione é stata accolta con soddisfazione dal ministro degli Esteri Franco Frattini e valutata positivamente da numerosi esponenti politici di maggioranza e opposizione, nonché, come prevedibile, dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), per la quale é stato compiuto “un passo avanti nella giusta direzione”. L’iter del nuovo procedimento che oggi ha preso il via durerà probabilmente alcuni mesi. E si concluderà con la sentenza, stavolta definitiva, che sarà emessa dai 17 giudici che compongono la Grande Camera di Strasburgo dopo che saranno state sentite, in udienza pubblica, tutte le parti interessate. A esporre davanti ai giudici le loro ragioni non saranno però stavolta solo la signora Soile Lautsi, promotrice dell’azione legale che ha portato alla prima sentenza della Corte, e il governo italiano, ma anche terzi che ne faranno richiesta. Come ad esempio é pronto a fare San Marino. L’accoglimento del ricorso presentato dall’Italia il 29 gennaio scorso non era scontato, anche se le tante prese di posizione in difesa dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche faceva prevedere almeno una prova d’appello.
La Convenzione per i diritti dell’uomo che regolamenta l’attività della Corte dice che i cinque giudici chiamati a esaminare il ricorso possono accogliere la domanda quando l’argomento al centro del procedimento solleva “gravi problemi” di interpretazione della Convenzione stessa oppure riveste un “importante carattere generale”. Condizioni a cui, nel suo ricorso, il governo italiano si é richiamato con forza. Sostenendo tra l’altro che, accettando la tesi secondo la quale la presenza muta di un oggetto simbolico in uno spazio pubblico può dare origine a problemi psicologici tali da costituire una violazione del diritto alla libertà religiosa, si dovrebbero anche eliminare tutti i simboli religiosi, cattedrali e chiese comprese. La neutralità dello Stato rispetto alle questioni religiose, secondo l’Italia, non può essere ricondotta a una formula astratta e universale poiché questo conduce a numerose contraddizioni. “E’ con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte”, ha commentato Frattini. Al quale hanno fatto eco i tanti commenti bipartisan che hanno giudicato l’accoglimento del ricorso come un atto di buon senso, il frutto della mobilitazione in difesa del crocifisso e una riaffermazione dell’identità italiana.
(Ansa)

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