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Barriere soffolte contro l’erosione. Servono 50mila metri cubi di sabbia

AmbienteProvincia

12 marzo 2010, 14:38

in foto: Barriere soffolte: è ancora lunga la strada. Ma siamo sicuri che sia la soluzione? I sacchi di sabbia da inserire in mare per rompere l'onda togliendole forza da anni sono guardate come il rimedio all'erosione della costa da parte dei bagnini.

Ce ne erano tanti, stamattina, nella sala del consiglio di Riccione, a sentire i risultati degli ultimi rilievi tecnici sui fondali. Ma anche questa volta quello che hanno ascoltato non deve alverli soddisfatti.

Al momento i sacchi disponibili per l’operazione sono solo 1600, da distribuire tra Misano e Riccione. Abbastanza, in pratica, per tappare i buchi qua e là, ripristinando un fondale da due metri e mezzo nelle zone dove le mareggiate hanno fatto i danni maggiori. “E’ evidente che non si tratta di una soluzione definitiva” – spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Riccione Fabia Tordi. “Ma si tratta di interventi che vanno a concretizzare e migliorare un processo in corso”.

Di sacchi ne servono 6mila per un intervento più strutturale: 50mila metri cubi di sabbia, promessi, senza data certa, dall’assessorato regionale alla Difesa del suolo. Le barriere, d’altronde, non per tutti sono la soluzione a tutti i mali. Soprattutto se accompagnate da interventi sulla costa da alcuni giudicati discutibili, come la costruzione del nuovo porto di Cattolica. Tra chi la pensa così, per esempio, c’è il sindaco di Misano, Stefano Giannini, che di interventi, comprese le barriere emerse, ne ha già sperimentati parecchi. “Fino adesso abbiamo tenuto duro – dice – con gli apporti di sabbia della Regione e i maxi ripascimenti ogni cinque anni. Ma prima o poi bisognerà arrivare a una soluzione più complessiva e sicura. Non possiamo stare tutti gli anni col patema delle mareggiate di levante, che magari arrivano proprio a inizio della stagione portando via decine di metri di spiaggia. Sono convinto che in alcuni tratti della costa qualche sasso bisognerà toglierlo e in altri metterlo. Bisogna comunque pensare a forme originali e nuove di difesa”.

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