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Petrolio. Rinaldi (Centro Ricerche Marine) crimine di grandi proporzioni

AmbienteCesenatico

25 febbraio 2010, 19:03

in foto: Si sta avvicinando all'Adriatico la chiazza di petrolio che martedì è stata sversata nel fiume Lambro da una raffineria di Monza. Ieri è confluita nel Po a nord di Piacenza e oggi ha raggiunto le province di Parma e Reggio Emilia.

Il Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, ha chiesto lo stato di emergenza. Oggi pomeriggio sono arrivati sul Po anche il ministro all’ambiente Stefania Prestigiacomo e Guido Bertolaso. Mentre la protezione civile sta cercando di bloccare l’avanzata del petrolio, già infuria la polemica sui ritardi negli interventi.
“Un atto doloso estremamente grave”. Così il sottosegretario all’ambiente Roberto Menia ha riferito alla Camera del disastro sul Lambro.
Secondo il sottosegretario, tra le tre le quattro del mattino di martedì ignoti si sarebbero introdotti nel deposito dell’ex raffineria Lombarda Petroli e avrebbero aperto le pompe idrauliche facendo fuoriuscire 3 milioni e mezzo di litri di idrocarburi.
Al momento nel Po ne sono arrivati circa 600mila. L’ondata nera dovrebbe arrivare a Ferrara intorno a mezzogiorno di sabato, e sfociare nell’Adriatico tra domenica e lunedì. Resta da vedere quanto petrolio arriverà al mare (una parte infatti viene prelevata dai soccorritori e molto sarà trattenuto dagli argini del fiume), e che percorso seguirà la corrente. Al momento, per fortuna, scende verso sud mantenendosi lontano da riva.
“Da lunedì mattina noi saremo nella zona del Delta del Po per misurare gli effetti dello sversamento – spiega Attilio Rinaldi,
Presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico – non penso che ucciderà gli organismi marini, perchè avremo concentrazioni non particolarmente elevate. Potremmo però avere dei danni di un cetro rilievo alla maricoltura e alla molluscocoltura, perchè come noto questi prodotti conferiscono odori e sapori cattivi ai mitili e alle vongole, che filtrano l’acqua e quindi tendono a trattenere una parte di queste sostanze”.
Gli albergatori già temono ripercussioni sul turismo per la prossima stagione. Certi, invece, i danni per l’ecosistema del Po. Intorno al fiume vivono 16 milioni di abitanti, si forma 40 per cento del Prodotto Interno Lordo e il 35 per cento della produzione agricola italiana.
“E’ indubbiamente un crimine dalle proporzioni davvero grandi – prosegue Rinaldi – penso che dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi sia stato le’vento più catastrofico di questo tipo che si sia verificato. Le conseguenze ovviamente si potranno sentire, anche in termini di qualità di vita”.
(Newsrimini.it)

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