Insufficienze in pagella? La cura è andare allo stadio

Rimini Sport

26 febbraio 2010, 14:27

in foto: Lo dice una ricerca realizzata dal bookmaker inglese Stanleybet su un campione di oltre 100 psicologi. Anche Rimini inserita nel tour inglese tra gli stadi italiani per il "fair play".

E’ forse finita l’epoca in cui le mamme minacciavano i figli di negar loro la tanto agognata partita settimanale di calcetto, se avessero ricevuto brutti voti a scuola. L’imperativo, anzi, d’ora in poi potrebbe
essere: ’Per punizione, domenica andiamo tutti insieme allo stadio’. A dirlo sono i risultati di una ricerca realizzata dal bookmaker inglese Stanleybet su un campione di oltre 100
psicologi, in occasione del tour negli stadi italiani (Livorno, Parma, Rimini, Udine, solo per citarne alcuni) in svolgimento tra febbraio e la fine di aprile per promuovere il ’fair play’.
Portare i figli allo stadio per assistere a una partita di calcio della propria squadra del cuore, spiega la ricerca, rappresenta un momento di crescita delle facoltà intellettive e di socializzazione dei figli. Molto meglio,
infatti, dello ’struscio’ fine a sé stesso nel solito centro commerciale o, peggio ancora, del week-end passato a oziare sdraiati sul divano a vedere la tv o a giocare con i videogame.
“Riscoprire la gioia di trascorrere un pomeriggio con la famiglia allo stadio in assoluta serenità – spiegano gli psicologi – costituisce un passo fondamentale nella
formazione del giovane, a beneficio anche del rendimento scolastico, che può migliorare anche di un punto, cancellando, così, dalla pagella quelle odiose insufficienze che rappresentano l’incubo della maggior parte dei genitori”.
Passare con tutta la famiglia la propria domenica allo stadio, come già accade in Inghilterra o in Spagna, è uno specchio del livello di cultura e del grado di educazione
civica raggiunti da quel Paese.
I motivi? Come per il fisico, anche per la mente lo sport rappresenta un ottimo allenamento. La capacità di apprendimento viene stimolata dall’imparare a memoria le parole dei cori cantati allo stadio; insegnare a rispettare
la tifoseria avversaria e a incitare i propri beniamini, a prescindere dal risultato del campo, è il modo migliore per apprendere lo spirito di squadra e cogliere sempre gli
aspetti positivi dello sport.
Non contestare sempre le decisioni dell’arbitro, inoltre, malcostume diffuso tra grandi e piccini di ogni latitudine, aiuta a sviluppare quella forma mentis che favorisce il confronto e il dialogo e, quindi, aiuta ad abbattere il muro
che spesso s’innalza tra figli e genitori.
Infine, indossare i colori della propria squadra permette al tifoso di sentirsi un tutt’uno con questa e consente al supporter di provare realmente la sensazione di essere il dodicesimo uomo in campo. Andare allo stadio, dunque,
rappresenta per un adolescente un’ottima lezione per apprendere cosa significa far parte di un gruppo ed è un allenamento per imparare a sentirsi parte della realtà in cui il bambino, futuro adulto, si trova a convivere: i banchi
di scuola ora, il posto di lavoro più avanti (ANSA).

(nella foto, lo stadio “Romeo Neri”)

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