giovedì 17 gennaio 2019
In foto: Una delle "piaghe più profonde e durature" del Sud, un vero e proprio "cancro": così i vescovi definiscono la mafia nel nuovo documento Cei su Chiesa e Mezzogiorno.
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gio 25 feb 2010 09:34 ~ ultimo agg. 00:00
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“Non é possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie”, scrivono i vescovi stigmatizzando le “mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”.
(Asca)
Al Sud, proseguono, ”le mafie sono strutture di peccato”, denunciano i vescovi: ”Solo la decisione di convertirsi e di rifiutare una mentalita’ mafiosa permette di uscirne veramente e, se necessario, subire violenza e immolarsi”, come hanno fatto ”i numerosi testimoni immolatisi a causa della giustizia: magistrati, forze dell’ordine, politici, sindacalisti, imprenditori e giornalisti, uomini e donne di ogni categoria”. Tra le ”luminose testimonianze” del Sud, i vescovi citano quella di don Pino Puglisi (nella foto), di don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino.

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