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Crisi SCM. Marchioni e Damiano presentano interrogazione in Parlamento

Provincia

6 luglio 2009, 17:34

in foto: Crisi Scm, il Governo “vari un tavolo di confronto per salvaguardare occupazione, stipendi e professionalità”: presentata l'interrogazione di Elisa Marchioni e Cesare Damiano al ministro Sacconi

Pubblichiamo la nota:

‘Un tavolo di lavoro del Governo per il gruppo Scm, che promuova “un serio confronto di merito sul progetto industriale per salvaguardare i livelli occupazionali, gli stipendi e le professionalità dei lavoratori di tutti gli stabilimenti interessati”. E’ quanto propongono i parlamentari Pd Elisa Marchioni e Cesare Damiano in una interrogazione a risposta in commissione, depositata ieri per il ministro del Lavoro e, della Salute e delle Politiche sociali. Gli effetti della crisi, infatti, hanno colpito anche l’azienda riminese leader del settore legno, non solo negli stabilimenti di Rimini. Al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, i deputati Pd, supportati dalla firma dei colleghi Vannucci e Sbrollini, hanno prospettato un quadro di dimensioni nazionali: l’azienda infatti conta diversi stabilimenti, a Pesaro, Thiene e Bustellato, frutto dell’espansione degli ultimi 10 anni, durante i quali è passata dai circa 2500 dipendenti ai 3800 di oggi, “dislocati quasi totalmente in aziende sul territorio nazionale; i bilanci di questo periodo sono eccellenti: oltre 300 ml di cui 39.862.000 al netto delle tasse nel 2007”.
“Per le sedi SCM di Rimini e Verucchio, comprese le sedi delle due fonderie, è stata avviata una procedura di riorganizzazione aziendale di ingenti dimensioni, con la quale 120 lavoratori della sede di Rimini e 100 della sede di Verucchio sono in cassa integrazione a zero ore, e a rotazione lo sono 370 che lavorano a Rimini e 250 a Verucchio su un totale di 570 dipendenti a Rimini e 395 a Verucchio; – scrivono i parlamentari Marchioni e Damiano – Contemporaneamente, sono stati posti in cassa integrazione a zero ore 100 lavoratori su 400 delle ditte gabbiani e DMC di Verucchio e 290 in cassa integrazione a rotazione a 8/16 ore; nelle aziende di Thiene, Iovene Rocchette e Pesaro, che contano 4 stabilimenti e circa 850 dipendenti, è stata avviata una procedura di riorganizzazione aziendale di ingenti dimensioni, con la quale sono stati posti in cassa integrazione ordinaria a zero ore 69 lavoratori su 308 della ditta Stefani, 23 lavoratori su 103 della ditta Busellato e 90 su 305 della Morbidelli, mentre tutti gli altri sono in cassa integrazione per 2 giorni su 5 alla settimana. Inoltre alla Morbidelli la direzione aziendale ha proceduto anche con lo smantellamento di interi reparti con il relativo trasferimento a Rimini; negli scorsi mesi vi sono stati più incontri tra la dirigenza delle aziende suddette e le organizzazioni sindacali al fine di trovare un punto d’intesa sul piano industriale e sugli ammortizzatori sociali da utilizzare; tali incontri hanno evidenziato una profonda divergenza tra le due parti, soprattutto in tema di rotazione effettiva dei lavoratori, di maturazione dei ratei contrattuali indiretti (Ferie tredicesima ecc..) e di stabilizzazione dei lavoratori a termine”.
I parlamentari Pd hanno espresso una forte aspettativa positiva verso il piano di ristrutturazione, illustrato dall’azienda in sintesi, come possibilità di un rilancio di tutto il gruppo. Nello stesso tempo hanno ricordato al ministro che “le organizzazioni sindacali hanno inoltre posto l’accento sulla necessità di venire a conoscenza del piano industriale delle aziende, al fine di comprendere le conseguenze che questo potrebbe avere per il polo produttivo di Rimini – Verucchio, Thiene, Piovene Rocchette e Pesaro”. La preoccupazione per queste realtà territoriali è che la riduzione dei volumi di produzione si possa ripercuotere sull’indotto e sui fornitori delle aziende. Un’espansione della crisi che potrebbe coinvolgere altri 500 lavoratori del territorio. Una preoccupazione che spinge Elisa Marchioni ed i suoi colleghi Pd in commissione a sollecitare ulteriormente l’intervento del ministro Sacconi e del Governo’.

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