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Confronto e fattori di cambiamento. Il discorso d’insediamento del Sindaco

PoliticaRiccione

2 luglio 2009, 18:55

in foto: Primo consiglio comunale della nuova legislatura questa sera per il comune di Riccione. Per l'insediamento ufficiale il neo sindaco, Massimo Pironi, nel suo discorso d'apertura ha ricordato l'importanza del confronto e elencato i 5 punti che ritiene i principali fattori di cambiamento per la città:

la questione identitaria, la sostenibilità ambientale, le politiche per le giovani generazioni, la formazione come nodo strategico e l’apertura di Riccione, città Europea, al mondo.

Il discorso di insediamento del sindaco Massimo Pironi

Signora Presidente, signor Segretario, colleghi consiglieri, permettetemi, prima di tutto, di ringraziare tutta la città per la fiducia concessa a me e alla coalizione di centrosinistra che mi ha sostenuto.
Il risultato ottenuto, oltre a premiare lo sforzo di rinnovamento e la credibilità della nostra proposta di governo, è una importante iniezione di fiducia ma anche una grande responsabilità. La responsabilità di chi ha invitato i cittadini a percorrere con noi una scelta coraggiosa e impegnativa:
il cambiamento attraverso la partecipazione.
Vorrei porgere inoltre i miei migliori auguri a tutti i consiglieri comunali, nuovi per buona parte, a cui garantisco piena collaborazione e coinvolgimento nel rispetto degli specifici ruoli.
La Giunta Comunale:
Francolini Lanfranco (Vice Sindaco) – Polizia Municipale – Sicurezza Urbana – Attività Economiche
Piccioni Bruno – Urbanistica – Edilizia Privata e Pianificazione Strategica
Tordi Fabia – Ambiente – Sviluppo Sostenibile – Politiche Lavoro F.P. – Affari Generali
Pelliccioni Maria Iole – Bilancio – Tributi – Risorse Umane – Cultura e Politiche per Nuove Generazioni – Coop. Internazionale
Villa Loretta – Lavori Pubblici – Demanio
Varo Ilia – Scuola – Promozione Politiche Sociali, Educative per l’Infanzia e Adolescenza – Famiglia e Casa
Savoretti Giuseppe – Patrimonio – Società Partecipate – Buon Vicinato – e Partecipazione – Dedcoro Urbano e Piccole Cose – Protezione Civile
Visintin Sara – Sistemi Informativi – Innovazione Tecnologica – Politiche Comunitarie
Non entrerò direttamente nel merito del programma elettorale; su questo concentrerò il mio impegno e quello della giunta affinché si concretizzi, nel più breve tempo possibile, in programma di legislatura, dando quindi un tempo congruo per il confronto e la sua approvazione comunque non oltre il mesi di ottobre.
Posso dunque affermare che il documento elettorale della coalizione che ho avuto l’onore di coordinare è già un programma di governo, ben declinato e circostanziato e, quindi, non sarà difficile tradurlo in un programma di legislatura vero e proprio. Si tratterà essenzialmente di incrociarlo con le disponibilità economico finanziare e le risorse umane a disposizione e determinarne le priorità. Lavoro che sarà realizzato collegialmente dalla giunta e dalla struttura dirigenziale dell’amministrazione. Questo dipenderà anche dalla capacità che avremo nel proporre un rilancio della nostra azione in un’ottica di riorganizzazione dell’ente anche sul piano tecnologico, coerenti anche con gli accorpamenti di delega avvenuti la scorsa settimana in occasione della nomina degli assessori.
Vorrei partire da una nota autobiografica. Come molti di voi sanno, il mio impegno sociale, ancora prima che politico, è cominciato da ragazzo: nel mio percorso ho avuto modo di conoscere, vivendoli, ambiti molto diversi. Di entrare in contatto con “pezzi” di società che spesso non riescono a dialogare tra loro disperdendo così energie e opportunità. Esiste, secondo me, una mentalità “vecchia”, ma purtroppo ancora diffusa che vede l’Ente Pubblico quale unico soggetto capace di progettare, gestire o solo ed esclusivamente come “erogatore di risorse” e di autorizzazioni.
Nella mia esperienza ho cercato di far percepire l’Ente Pubblico come un interlocutore con il quale dialogare e costruire, in uno sforzo comune di analisi, pensiero, strategie e soluzioni. Solo così possiamo parlare di sussidiarietà e realizzarla: partendo da una necessaria condivisione degli scenari, delle strade percorribili e partecipando poi il percorso. Gli obiettivi raggiunti con questa metodologia sono più certi e stabili. Non si cancellano quando cambiano le persone o i ruoli perché la forza costruttiva innescata li rende più solidi. Negli anni, questa modalità di agire, è diventata per me faro della buona politica e della buona amministrazione. Sono state proprio le richieste le sperimentazioni e i bisogni delle persone e delle comunità locali che mi hanno convinto che le politiche pubbliche devono essere in grado di sviluppare azioni di prossimità ai bisogni, devono poter sostenere i progetti di vita dei singoli passando dalla valorizzazione delle competenze degli individui perché si possa tornare ad aver fiducia e non paura.
Riccione ha alle spalle anni di stabilità politica, anni di governo efficiente e coerente, durante i quali sono nate e si sono sviluppate nuove infrastrutture che già mostrano alla città nuovi percorsi di sviluppo. Il Palacongressi, lo Stadio del nuoto, il Lungomare, giusto per dare esempi di rinnovamento tangibile, ma anche la realizzazione del nuovo Dea del Ceccarini, il nuovo nido intercomunale, l’apertura del centro diurno alla casa di riposo Felice Pullè. Opere che spalancano nuove opportunità, ma che dobbiamo avere la forza e la capacità di governare, per definire meglio la nostra identità.
Possiamo e dobbiamo proporre un cambiamento importante. L’Amministrazione deve essere un catalizzatore di energie e proposte, un luogo dove elaborare strategie, “incubatore” di una nuova comunità che sa poi diffondersi nelle strade, tra le associazioni e tra la gente per far scattare una vera e nuova partecipazione.
Vorrei che l’ente pubblico fosse luogo di scambio e di confronto, luogo di sintesi delle molteplici letture, luogo di aggregazione dei tanti punti di vista necessari ad una società complessa. Vorrei che non ci accontentassimo più di convocare riunioni e assemblee ma che facessimo uno sforzo maggiore per andare incontro, prima di tutto, alla vita dei singoli, sempre meno disposti a riconoscersi in qualcosa o qualcuno.
Oggi, davanti all’esigenza di un nuovo patto di cittadinanza, non si possono più sottovalutare le capacità dei cittadini, sotto-utilizzare la loro creatività. Siamo quindi alla ricerca di nuova architettura sociale. Nessuno partecipa ad una comunità dalla quale si sente escluso. Dovremo invece proporre percorsi di partecipazione intesi come “catalizzatori” necessari alla produzione di fiducia nelle comunità, indispensabili per nutrire il senso di appartenenza. Non si tratta solo di “prendere parte”, ma di “sentirsi parte”.
La nostra amministrazione ha, secondo me, bisogno di un pensiero nuovo, di un nuovo welfare, con nuovi protagonisti. Occorre integrare, far dialogare, costruire ponti tra soggettività, anche profondamente diverse, per costruire un mosaico colorato e sfaccettato che sappia attuare il principio della sussidiarietà per la quale la nostra Regione ha sempre espresso una forte vocazione come forma comunitaria, aggregativa, sociale, economica e solidale.
Occorre andare verso quei luoghi in cui ci si può nutrire e trovare passione e tenacia: i luoghi del volontariato e dell’associazionismo, della cooperazione e della solidarietà. Ma dobbiamo anche essere presenti negli ambiti dell’economia, dalla quale dipendono quei livelli di benessere a cui ogni cittadino ha diritto ad aspirare.
Il percorso fatto ci ha portato a proporre una nuova classe dirigente, volti nuovi, energie fresche, cercando professionalità ed esperienze in grado di esprimersi in favore della comunità. Senza rinchiuderci, anzi superando barriere ancora difficili da abbattere, come, ad esempio, la partecipazione delle donne alla vita pubblica, perché la politica ha bisogno di dare voce, non toglierla, e la città si guarda con gli occhi e le esigenze di tutti.
La giunta che ho proposto risponde a queste caratteristiche, altro che manuale Cencelli. Competenze, professionalità, autonomia e sostituzione della logica del consenso, che corre il rischio di divenire clientelare, con quella della partecipazione.
Stiamo investendo nel capitale umano perché sappiamo che le scelte che dovremo prendere non si limitano al traguardo di pochi anni o di una prossima elezione. Occorre ricominciare a far sì che gli uomini e le donne si facciano carico del bene pubblico, non solo inteso come risposta ad un proprio bisogno.
Troppo spesso abbiamo alimentato la credenza che le risposte potessero arrivare dal pubblico. Sicuramente il Pubblico è un settore fondamentale, ma è ora di cominciare a sederci tutti intorno al tavolo delle responsabilità; forze politiche, categorie economiche e ogni asse della società civile.
Dobbiamo ripartire dai comportamenti dei singoli, sia semplici cittadini sia politici, pensando a come far riaccendere la voglia di partecipare, come far sì che l’individuo senta il bisogno di esserci e di portare il proprio contributo.
Penso che la vera sfida dell’amministrare non sia solo sui contenuti, ma sui metodi, sulle modalità operative, che sceglieremo per vivere e per coinvolgere. L’Amministrazione Pubblica sta rischiando di non riuscire a tenere insieme le persone, i bisogni e le aspettative. Gli strumenti di cui sono dotati gli enti locali rischiano di essere spuntati se alcune riforme invocate da anni non giungono a meta. In particolare mi riferisco al federalismo fiscale e al rispetto dell’autonomia degli enti locali che rischiano anche se virtuosi di trovarsi senza mezzi per rispondere alle rinnovate esigenze della comunità.
Basta coltivare esclusivamente i linguaggi di settore. Partendo proprio dalla nostra organizzazione interna. È ora di creare un nuovo vocabolario che sappia darci le parole per analizzare e per capire le nuove situazioni e complessità che abbiamo davanti.
Dalle primarie, alla campagna elettorale, sino alle elezioni è emerso un dato importante: a Riccione c’è voglia di partecipare alla vita della propria comunità, ci sono passioni e competenze in ogni cittadino che vanno attivate verso la direzione del bene comune e non disperse o lasciate alle storie individuali. Questo è stato anche il richiamo dell’Equipe della Pastorale Sociale delle parrocchie di Riccione che condivido; un richiamo allo stile alto del confronto politico che sappia proporre e non distruggere. Che sappia affrontare le contraddizioni forti di uno sviluppo a volte senza etica. Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, sostiene che sia convenienza generale che le capacità di ognuno siano massime, perché ciò fa coincidere il vantaggio individuale con il vantaggio della comunità. Far sì che il cittadino possa sviluppare le proprie competenze, passioni, abilità lungo tutto l’arco della vita è una delle chiavi di riuscita e tenuta di una comunità. Fa bene al cittadino che sente di potersi mettere in gioco in maniera costruttiva e fa bene alla comunità che rinsalda i propri legami di coesione, la propria creatività e competenza nell’affrontare le difficoltà.
Sempre meno le persone si aggregano in gruppi formali e la vera sfida dell’amministrare oggi è cercare di intercettarle per valorizzarne le capacità e le competenze perché possano, con le loro abilità, aprire nuove opportunità per la comunità intera. Non bastano più i tavoli tecnici, le riunioni con i gruppi da sempre nelle agende politiche.
Occorre l’elenco telefonico, come metafora del poter coinvolgere chi vive a Riccione e chi ha voglia di dedicarle tempo. Facendo davvero uno sforzo nel pensare a strumenti nuovi che sollecitino passioni, desideri di partecipazione e coinvolgimento. Penso sia importante sottolineare come alcuni modi di pensare e risolvere i problemi, oggi, non siano più efficaci. Allo stesso tempo non sono ancora emersi modelli nuovi.
Non esistono più grandi contenitori di pensiero capaci di far emergere i bisogni della gente. Il bisogno si è frammentato così come i percorsi di vita e per avere un quadro che tenga conto di questa complessità occorre una pluralità di voci. Ho in mente una tavolozza con tanti colori diversi che permettano al quadro di avere tutte le sfumature necessarie. La lettura dei bisogni va quindi realizzata insieme al privato sociale, al terzo settore, all’associazionismo di ogni tipo, al volontariato, ma anche alle persone comuni che sempre più scelgono le tecnologie informatiche per esprimere la loro opinione e che sentono importante raccontare da sé i propri bisogni oltreché attraverso i più storicamente consolidati meccanismi di rappresentanza. Occorre essere in grado di costruire delle mappe di senso che orientino i cittadini e la comunità. Solo allora potremo sentirci più capaci di affrontare i cambiamenti che dal locale al globale toccano le vite di ognuno di noi.
Una comunità pone le sue premesse nella necessità di passare dalla dimensione individuale a quella collettiva, dal bene “privato” al bene pubblico. Questo vale in primis per le aziende piccole e grandi del nostro territorio cui oggi è richiesto di essere anche attori sociali oltreché economici. E’ importante che le nostre aziende si percepiscano e siano protagoniste dello sviluppo della comunità locale: una fase di rilancio economico, che tanti di noi, anche da fronti diversi, invocano, può realizzarsi solo costruendo un nuovo progetto culturale per il nostro territorio stringendo un’alleanza forte tra pubblico e privato. Noi saremo al fianco delle nostre imprese e le sosterremo operando al loro fianco per dare certezze e sicurezza al loro impegno e al loro coraggio.
In questa nuova cornice potremo porre le premesse per innovare il nostro tessuto economico, ma il patto pubblico privato riguarda anche il grande ambito dei servizi alla persona. Tradotto in una parola: sussidiarietà.
Come accennavo prima, se la regia penso debba essere pubblica, gli interventi concreti da realizzare devono nascere da tutte le energie e le progettualità che possiamo coinvolgere.
Credo, infatti, che solo facendo momenti di sintesi tra soggetti diversi (del pubblico e del privato) si possano delineare valori comuni di riferimento. Sono i valori del bene pubblico che non devono essere esclusivamente “gestiti ed erogati”, ma devono nascere dai percorsi di incontro e scambio delle comunità, da quei necessari ponti che andrebbero costruiti tra libertà individuali e potenzialità collettive.
Con questa nuova modalità del fare e del pensare, vorrei proporvi quelli che penso siano i principali fattori di cambiamento che la mia comunità ha davanti:
1.la questione identitaria: l’identità di una comunità è un ambito complesso, che decide chi è incluso e chi è escluso. Riccione è un Comune in crescita e che deve quindi porsi il problema di come sostenere i legami sociali tra gli abitanti, come includere i nuovi residenti, come valorizzare quei portatori di memoria vitale che sono gli anziani. La questione identitaria deve trovare nella memoria dei suoi abitanti un nutrimento indispensabile, ma deve ancor di più essere possibilità di un racconto che risponde al bisogno di appartenenza, di inclusione e che per questo sa intercettare la creatività, le storie, le fatiche quotidiane di chi vive sul nostro territorio. Che sa creare spazi simbolici capaci di sostenere l’individuo e farlo sentire più al sicuro. Alcuni studiosi, cito solo il filosofo Kymlicka, ci dicono che “L’integrazione o l’esclusione degli immigrati dipende, anziché da differenze culturali o livelli di istruzione, dalle politiche pubbliche in fatto di insediamento e cittadinanza”. Opereremo con il programma affinchè tutto il consiglio sia protagonista della costruzione di una nuova comunità, perché abbiamo tutti bisogno di un nuovo patto di cittadinanza, tra culture e generazioni diverse.
2.La sostenibilità ambientale: la trasversalità del tema ambientale tocca la nostra comunità locale sotto due aspetti fondamentali: quello dello sviluppo economico e quello dell’urbanizzazione. Occorre stabilire, anche insieme agli operatori economici, come crescere garantendo però una tutela del paesaggio, della natura e dell’ambiente. Dagli alberghi alle imprese artigiane, dai negozi ai ristoranti. Occorrerà capire come il risparmio energetico, quello idrico, la raccolta differenziata e tutto il ciclo dei rifiuti, la tutela dell’aria e dell’acqua (solo per citarne alcune) possano diventare volano di sviluppo e competitività e non “dazi” da pagare. È in questa direzione che vanno ridisegnati i rapporti con le società partecipate. L’altro aspetto riguarda la crescita urbanistica del nostro territorio che va sempre più condivisa con i cittadini perché vengano garantite anche le risposte ai piccoli e grandi bisogni di una frazione, di un quartiere, di una singola strada. Serve una nuova cultura che può trovare nel PSC e nel RUE due strumenti eccellenti purché siano intesi come strumenti flessibili capaci di rispondere in tempi ragionevoli alle mutevoli esigenze della città, poiché la città è un organismo che vive, muta e si trasforma, come dice Calvino.
3.Le politiche per le giovani generazioni: la generazione di ragazzi e ragazze, tra i 14 e i 30 anni, ha bisogno di politiche locali più incisive, che vadano al di là del seppur doveroso ambito informativo/conoscitivo. Occorre ripensare con i giovani alcune sfide della comunità locale: il profilo culturale della comunità, l’emergere di nuove idee, innovazioni e punti di vista in ambito politico, economico, sociale. I talenti dei nostri giovani spesso finiscono per essere frustrati e messi nel cassetto a causa di un mercato del lavoro troppo precario e instabile, di un mercato immobiliare che rende difficile realizzare una legittima autonomia, di un sistema di servizi pubblici che finisce con il non far sentire abbastanza tutelati i nuovi nuclei familiari che vorrebbero nascere. Dare risposte a questo livello significa far ingranare una marcia in più e nuova alla comunità intera, non solo ad una parte dei nostri cittadini.
4.La formazione come nodo strategico: dobbiamo trovare il modo di diffondere la formazione per tutto l’arco della vita dei cittadini e delle cittadine riccionesi anche lavorando sul bisogno stesso di formazione che spesso, negli adulti, è percepito come qualcosa che riguarda i bambini e i più giovani. Soprattutto laddove il percorso scolastico, per tanti motivi, si è interrotto precocemente occorre ora trovare una strategia per includere le persone nell’ambito del sapere e attraverso il sapere. Una comunità costituita da persone con alti strumenti culturali riesce meglio e re-inventarsi nei momenti di difficoltà economica, ha più possibilità di mettersi in gioco nei periodi di crisi del mercato del lavoro. Dobbiamo investire di più anche nei luoghi del sapere per eccellenza: le scuole del nostro territorio. Riccione ha un sistema scolastico che sa lavorare in rete per sostenere il più possibile i percorsi di crescita dei bambini, ma penso che si possa fare ancora di più soprattutto valorizzando la figura dell’insegnante, le sue competenze e il suo bagaglio di esperienze. Sono consapevole che il ruolo dell’ente locale è limitato alla scuola dell’obbligo ma, come sottolineava solo qualche giorno fa Maurizio Focchi, presidente Confindustria Rimini, “da un nuovo modo di formare le nuove generazioni, dalle scuole dell’obbligo alle università, dipenderà una buona parte dello sviluppo della nostra terra”.
5.Riccione città Europea aperta al mondo: Riccione è una città che vive un respiro internazionale. Si muove da decenni in un mercato turistico globale, è agganciata alle tematiche della cultura, dello sport, dell’economia internazionale e deve attrezzarsi per coglierne le evoluzioni. Se c’è qualcosa che questi anni hanno dimostrato è che le sfide globali si giocano sulla qualità. Qualità del territorio, qualità dei servizi, qualità della vita. Qualità nelle relazioni che saremo in grado, e vi posso assicurare che lo saremo, di costruire.
Un nuovo Patto per Riccione è la chiave del rinnovamento della città. Un patto che coinvolga l’Amministrazione pubblica, le forze economiche e sociali in un impegno comune per rilanciare l’economia riccionese. Senza lasciare indietro nessuno.
Un patto così non si inventa, si costruisce con pazienza, tenacia e tanta capacità di ascolto.
Le fondamenta sono la città come è stata realizzata in questi 50 anni. Fondamenta solide, sulle quali favoriremo gli insediamenti purché orientati allo sviluppo e non alla rendita.
Siamo tutti orgogliosi che il nome Riccione sia sulla bocca di tutti quando si parla di innovazione e tendenza.
Le colonne sono un’Amministrazione pubblica dinamica ed efficace, ben integrata in un forte sistema regionale, nel quale trovare risposte per le grandi infrastrutture della mobilità, dell’energia e dell’ambiente. Un’amministrazione che abbia come timone delle scelte la sostenibilità ambientale e la qualità urbana.
Sappiamo che la sostenibilità e la qualità urbana sono i fattori determinanti nella competizione fra città e territori, elementi di attrazione per gli abitanti, turisti e per un numero crescente di imprese e investitori. L’Amministrazione quindi deve essere capace di creare opportunità e dare spazio alla creatività delle imprese e dell’associazionismo sociale, spazio alla fantasia, ingegno e operosità.
Il collante per questo patto è il dialogo, il confronto.
Insieme siamo diventati la Riccione che tutti conoscono, insieme modelleremo e creeremo la Riccione delle future generazioni. Insieme gestiremo i problemi più sensibili, come il ciclo dei rifiuti, l’erosione marina, del mercato e della riqualificazione dei quartieri e della città.
Ora è arrivato il tempo di superare un altro luogo comune che rischia di indebolire e non rafforzare la nostra comunità. Di offuscare il ruolo e le peculiarità che l’hanno fatta diventare un luogo di eccellenza sul piano provinciale e regionale. Secondo me non c’è problema, non c’è progetto di sviluppo, non esiste un’idea innovativa che comincia e finisce dentro il territorio riccionese. Oggi servono relazioni, serve capacità di interagire, di connettersi, di fare sistema ad ogni livello amministrativo. Per fare questo ci vuole esperienza, ci vuole una storia di rapporti e di interazione e di relazioni ai diversi livelli istituzionali. Ci vuole credibilità.
Noi l’abbiamo.
Non posso in conclusione non condividere con tutto il consiglio una riflessione sulla crisi che non è solo economica ma è anche di modello di sviluppo e che fa sentire le sue conseguenze sulla vita delle persone a partire dal lavoro, dai consumi. Sta mettendo a dura prova le famiglie le imprese. Questa congiuntura ci chiede ancora di più di dimostrare capacità di governo dei problemi e di proporre soluzioni capaci di travalicare l’emergenza. E’ nei momenti più complessi incerti che la politica è chiamata a dare il meglio di sé, ad assumersi la responsabilità delle scelte che accompagnino i cittadini fuori dalle paure per trasformare le ansie in occasioni, opportunità.
Non da soli.
In questa regione, intesa come territorio, si è avuta la capacità di una lettura comune della realtà, dei nuovi bisogni. Ognuno nel proprio ruolo.
Insieme dunque, cittadini, imprese e istituzioni cercando di affermare un approccio anticiclico piuttosto che negare la crisi. Si è preferita l’innovazione alla difesa del fortino. E i dati forniti all’assemblea CONFINDUSTRIA confermano le mie riflessioni (i valori di export, la tenuta del settore turistico, il consolidamento della rete imprenditoriale e il suo dimensionamento).
E sull’innovazione e la ricerca anche Riccione può dare un suo contributo attraverso un rapporto con l’università nel sistema provinciale fino all’applicazione imprenditoriale.
Molto altro si potrebbe dire ma il nostro compito ora sarà quello di trasformare la nostra volontà di intenti in fatti concreti in azioni che troveranno in questa aula il luogo ideale per la loro legittimazione.
La politica deve tendere a migliorare ciò che non può essere perfetto, diceva Bersani, in occasione della presentazione del libro su Don Giussani di J. Weiler, al Meeting lo scorso anno.
Sono convinto che la coalizione di centrosinistra che rappresento saprà proseguire nel cammino del cambiamento dando risposte concrete.
Sono altresì convinto che vi siano tutte le condizioni per continuare a farlo e a farlo bene, partendo da una chiara condivisione di scelte di indirizzo programmatico che saremo chiamati a discutere dopo l’estate.

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